di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

I dati definitivi del Superbonus, il conto finale è di 174 miliardi che sarebbero stati 183 senza le contestazioni di Guardia di Finanza e Agenzie delle Entrate

Più di 170 miliardi di euro. È questa la dimensione raggiunta dal Superbonus secondo le ricostruzioni più aggiornate basate sui dati di Ministero dell’Economia, Istat, Enea e Agenzia delle Entrate. Una cifra enorme, vicina all’intero valore del Pnrr italiano, che tra fondi europei e nazionali vale circa 194 miliardi.

Negli ultimi mesi il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sul costo della misura e sul suo impatto sui conti pubblici. Non a torto: il Superbonus ha inciso pesantemente sul deficit e ha costretto negli anni a continue revisioni delle stime ufficiali. Ma fermarsi soltanto al conto finale rischia di raccontare solo una parte della storia. Perché il 110% non è stato soltanto una gigantesca misura di spesa pubblica. È stato anche uno dei principali motori della ripresa economica italiana dopo la pandemia.



















































Il costo complessivo della misura è cresciuto progressivamente nel tempo. Quando il Superbonus venne introdotto nel 2020, le previsioni iniziali parlavano di poche decine di miliardi. Nessuno immaginava che il meccanismo della cessione del credito e dello sconto in fattura avrebbe prodotto una corsa così forte agli interventi edilizi.

Un costo cresciuto ben oltre le previsioni

Con il passare dei mesi, proroga dopo proroga, la misura si è allargata molto oltre le attese iniziali. Secondo le ricostruzioni più aggiornate, il conto finale del Superbonus ha raggiunto i 174 miliardi di euro. Una cifra che sarebbe salita a circa 183 miliardi senza le contestazioni e i sequestri effettuati da Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate.

Una parte consistente della spesa è maturata anche dopo il 2023, cioè dopo il tentativo del governo Meloni di rallentare il sistema attraverso la stretta sulla cessione dei crediti. È uno degli aspetti che ha sorpreso di più gli stessi tecnici del Tesoro: nonostante le limitazioni introdotte negli ultimi anni, il flusso dei crediti fiscali ha continuato a crescere ben oltre le attese.

Le frodi e l’impatto sul deficit

Il tema delle frodi ha contribuito ulteriormente ad alimentare le polemiche. Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate hanno individuato negli anni miliardi di euro di crediti inesistenti o irregolari legati ai bonus edilizi. Una parte importante di quei crediti è stata però sequestrata o bloccata prima di produrre effetti definitivi sui conti pubblici. E soprattutto va ricordato che le frodi non riguardano esclusivamente il Superbonus, ma l’intero sistema dei bonus edilizi.

La questione centrale resta comunque l’impatto sul deficit. Con le nuove regole statistiche europee, gran parte dei crediti fiscali viene contabilizzata immediatamente come spesa pubblica nel momento in cui il credito matura. È questo il motivo per cui il peso del Superbonus è apparso così rapidamente nei conti dello Stato.

Le continue revisioni operate da Istat ed Eurostat hanno inoltre reso evidente quanto fosse difficile prevedere con precisione il costo finale della misura. Ancora nel 2025 sono emersi ulteriori crediti fiscali che hanno contribuito a mantenere il deficit italiano sopra il 3% del Pil.

L’effetto sulla crescita italiana e l’occupazione

Come si dice all’inizio, il Superbonus ha avuto un effetto molto forte sull’economia reale e sulla ripresa dopo il Covid, anche se questo dato raramente entra nel dibattito pubblico. Secondo le analisi del Mef e dei principali centri studi, la super agevolazione ha attivato investimenti per oltre 100 miliardi di euro (c’è chi parla addirittura di 180 miliardi) e contribuito in modo significativo alla crescita del settore delle costruzioni nel triennio post-pandemia, tra il 2021 e il 2023. In quegli anni l’Italia ha registrato tassi di crescita superiori a molte altre economie europee, sostenuta anche dall’espansione degli investimenti edilizi.

L’effetto del Superbonus si è visto sull’occupazione, sulla produzione industriale collegata all’edilizia e sul gettito fiscale generato dall’aumento dell’attività economica. Iva, Irpef, Ires e contributi sociali sono cresciuti anche grazie alla forte accelerazione del comparto delle costruzioni.

Questo non significa che il Superbonus si sia «ripagato da solo», come sostenuto da alcuni difensori della misura. La maggior parte degli economisti ritiene che il ritorno fiscale sia stato importante ma comunque inferiore al costo sostenuto dallo Stato. 

L’obiettivo, alla sua nascita, era rilanciare rapidamente gli investimenti privati e sostenere il settore edilizio. Da questo punto di vista la misura ha funzionato. Il problema è che lo ha fatto a un costo molto più alto di quanto inizialmente previsto. Insomma, il Superbonus ha prodotto una spinta economica reale, visibile nei dati sulla crescita e sugli investimenti. Ma quella spinta è arrivata al prezzo di una spesa pubblica eccezionale, destinata a pesare ancora a lungo sui conti dello Stato.

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12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 15:35)