Eden Golan, la cantante israeliana in gara due anni fa a Malmö, in Svezia, è arrivata quinta nella classifica generale e seconda nel voto del pubblico. Prima, soprattutto, in Paesi come Spagna e Paesi Bassi, dove l’ostilità verso le politiche israeliane era in quel momento particolarmente accesa. L’emittente pubblica israeliana Kan ha detto al New York Times di non aver saputo niente delle campagne governative e di ritenere che le regole della competizione non fossero state violate. L’emittente slovena, invece, aveva chiesto all’EBU di pubblicare dati più dettagliati sul voto. Non ha mai ricevuto risposta.

A Basilea, l’anno dopo, la strategia si è fatta più esplicita. Il governo ha prodotto e distribuito video in cui Yuval Raphael – la cantante israeliana in gara – chiedeva al pubblico europeo, in più lingue, di votarla per venti volte: il massimo consentito dal regolamento. Netanyahu ha condiviso la grafica sui suoi profili social. Le ambasciate israeliane in tutta Europa hanno fatto altrettanto. Il vice ambasciatore a Vienna ha contattato direttamente gruppi della diaspora per organizzare la mobilitazione. E Raphael, accolta sul palco da fischi e da un mare di bandiere palestinesi, ha conquistato il voto del pubblico.

Il New York Times ha ricostruito la matematica di quello che è successo in Spagna, uno dei Paesi più critici nei confronti di Israele. Su 142.688 voti totali espressi, Raphael ne ha ottenuti 47.570 – il 33% del totale. Il gruppo ucraino degli Ziferblat, secondo classificato, si è fermato a 9.620. Una differenza che, fanno notare i giornalisti, sarebbe bastato produrre con circa 2.400 persone disposte a usare tutti e venti i voti a disposizione. Per superare semplicemente il secondo posto ne sarebbero bastate 482. Non ci sono prove di bot o manipolazioni tecniche. Ma la domanda rimane: se bastano poche centinaia di persone altamente motivate per determinare l’esito del voto in un Paese, in che senso è ancora un voto del pubblico?

L’EBU ha gestito la crisi in modo che il New York Times definisce «secretive» – riservato al limite dell’opaco. Ha commissionato un’indagine interna affidata al veterano dell’emittenza ceca Petr Dvorak, poi ha distribuito ai broadcaster solo un riassunto delle conclusioni, non il rapporto completo. Ha annunciato un voto d’emergenza sull’esclusione di Israele, poi lo ha cancellato dopo il cessate il fuoco con Hamas di ottobre. Ha fatto circolare internamente una email per scoraggiare le emittenti dal parlare con i giornalisti. I suoi legali, nel frattempo, avevano consegnato un parere che suonava come una bomba: l’EBU avrebbe potuto legalmente escludere Israele, se avesse voluto.