Giulio ha inseguito il simbolo del primato al Giro per 150 tappe. Lo ha raggiunto quando meno se lo aspettava. Adesso punta ad arrivare in Abruzzo da leader, e chissà che non diventi un rivale per Vingegaard
Quel bacio alla maglia rosa con gli occhi umidi è un manifesto alla bellezza del ciclismo e dei suoi personaggi. Il Giro riparte dalla Calabria con l’affetto commovente che solo i tifosi del Sud sanno regalare e Giulio Ciccone tocca il cielo con la bici. Terzo nella volata vinta dall’ecuadoriano Narvaez, a Cosenza, diventa il primo della generale in maglia color Gazzetta. L’abruzzese, 31 anni e undici stagioni sulle spalle, inseguiva questo traguardo come se fosse lo scopo della sua carriera. Ci è riuscito dopo 150 tappe… tante sono quelle che ha corso al Giro d’Italia dal 2016, l’anno del suo debutto. È uno dei migliori atleti del nostro ciclismo. Nel suo piccolo, che poi non è piccolo per niente, aveva già vinto tre tappe al Giro d’Italia, aveva conquistato la maglia azzurra di miglior scalatore al Giro del 2019, e in quella stessa stagione aveva portato per due giorni la maglia gialla al Tour. Ma la rosa dei suoi sogni gli era sempre sfuggita. E quella di ieri può essere considerata come un Oscar alla carriera.