di
Patrizia Varone
Diretto da Francesco Cordio e scritto con Filippo Tantillo, il film attraversa il tratturo molisano per raccontare comunità, lavoro e difficoltà quotidiane dei territori lontani dai grandi centri. La pellicola, prodotta da Own Air, sarà anche presentata il 24 giugno al Parlamento Europeo di Bruxelles
“Dove l’Abruzzo incontra il Molise, il cammino del tratturo ormai abbandonato si distende e percorre lungo un tratto di terra privo di alberi, una striscia di demanio pubblico di 110 metri di larghezza tra la statale e la linea di costa. Un luogo dismesso, dove sono visibili le tracce di un intenso sfruttamento e di un successivo abbandono, oggi dalla destinazione incerta, dimenticato dall’intento ordinativo della civiltà contemporanea, e ricolonizzato dal selvatico”. Sono parole de L’Italia vuota di Filippo Tantillo, esperto di politiche del lavoro e dello sviluppo, si occupa della messa a punto di nuovi strumenti di ascolto del territorio e dei fenomeni sociali per Istituti di ricerca e università italiane ed europee. Filippo Tantillo è il co-autore, insieme ad Elio Germano, Gemma Barbieri, montatrice, e Francesco Cordio, regista indipendente, del documentario Ritorno al Tratturo. «Da una conversazione con Tantillo – racconta Cordio – è nata l’idea di realizzare un docufilm che raccontasse le aree interne del Bel Paese, quei territori che la politica chiama marginali, che invece sono luoghi dove si vive, si lavora e si sogna».
Le difficoltà delle aree interne
Le aree interne ospitano circa il 20% della popolazione italiana e rappresentano oltre la metà dei comuni italiani di cui l’85% ha meno di 5.000 abitanti. Sono territori segnati da spopolamento, emigrazione giovanile, bassi tassi di natalità, invecchiamento della popolazione mentre i servizi essenziali, come mobilità, istruzione, sanità, sono carenti. Permangono luoghi ricchi di cultura e risorse naturali che ne tratteggiano il potenziale sviluppo. «L’ipotesi iniziale – rivela il regista – era di scegliere tre zone rappresentative del paese, una al nord, una al centro, una al sud o nelle isole, e costruire un racconto corale capace di restituire la complessità di quei tredici milioni di italiani che abita il 60% del territorio nazionale ma che resta quasi invisibile ai grandi media e alle grandi decisioni. Poi, osservando i dati, ascoltando le storie, percorrendo quei paesaggi, ci siamo resi conto che una sola area interna, scelta bene, le racconta tutte. Non per genericità, ma per profondità. Le stesse dinamiche che svuotano i paesi molisani agiscono nelle Hautes-Alpes francesi, nella Castilla vaciada spagnola, nelle campagne rumene». Tanto più sulle montagne arrotondate del Molise, attraversate per millenni da un flusso costante di animali ed esseri umani lungo il tratturo, un grande fiume verde largo un centinaio di metri e lungo centinaia di chilometri che per secoli ha messo in comunicazione le popolazioni d’Europa con quelle del Mediterraneo. Un’esperienza nomade che ne ha modellato profondamente l’identità.
Il Molise set del docufilm ed esempio di complessità
Così il Molise, spesso citato come metafora dell’oblio, è diventato il set e il soggetto di Ritorno al Tratturo, dal 29 aprile al cinema. Questa regione, la seconda più piccola d’Italia per numero di abitanti, quella che ha perso tra il 2014 e il 2024 circa il 6,3% della sua popolazione nelle aree interne, è anche il luogo dove coesistono storie capaci di parlare a tutta Europa. Elio Germano, di origini molisane, nel documentario ha sostenuto il ruolo di guida narrativa, che accompagna nei luoghi, conosce le persone, sa come stare in ascolto, e in questa funzione, restituisce anche quella tensione tra appartenenza e distanza che è il filo sottile di tutto il film. L’attore si è fatto carico anche della parte più politica del documentario. È lui, infatti, a leggere i dati, a contestualizzare le storie nei numeri, a tradurre in linguaggio accessibile la complessità delle politiche per le aree interne. «Le grafiche che accompagnano questa lettura – spiega Cordio – sono costruite con un’estetica che evoca i caratteri tipografici e le animazioni di Ritorno al futuro, il film di Robert Zemeckis del 1985, con un gioco di parole che è anche il manifesto di Ritorno al tratturo. Il documentario, infatti, è un’opera sul presente, inverte la direzione del viaggio, non si torna indietro nel tempo, si torna a un passo, a un ritmo, a una misura delle cose. Il tratturo come via lenta, come alternativa alla velocità che ha svuotato questi luoghi. Il tratturo come metafora di un’economia e di una cultura che possono ancora stare in piedi, a patto di non trattarle come fanno le grandi aziende agricole, con le stesse normative, gli stessi obblighi, gli stessi controlli pensati per scale completamente diverse. La scelta di affidare la dimensione politica a un attore, dunque, non è casuale. In questi territori la politica si percepisce lontana, astratta, spesso ostile. Una voce umana, riconoscibile, capace di emozione, ha più possibilità di essere ascoltata».
Le tematiche
Le persone che compaiono nel documentario, incontrate durante il viaggio attraverso il tratturo, hanno parlato di mobilità e leggerezza, manualità e ricerca dell’essenziale e, nel loro fare quotidiano, hanno cura di questi luoghi bellissimi e custodiscono quella biodiversità da cui dipende il futuro della nostra specie. «Uno dei nodi più dolorosi che il film affronta – continua il regista – riguarda il peso normativo che grava su chi sceglie di fare impresa nelle aree interne. Chi coltiva pochi ettari, chi alleva qualche decina di animali, chi trasforma in casa il latte del giorno o custodisce semi antichi si trova ad affrontare lo stesso apparato burocratico di una grande azienda agricola o di un allevamento intensivo. Stesse leggi, stessi obblighi, stessi controlli. Nessuna proporzione. Fare impresa nelle aree interne vuol dire affrontare montagne di carte, prima ancora di seminare la prima pianta o mungere la prima capra. E intorno, servizi essenziali che scarseggiano con la farmacia aperta due giorni a settimana, la posta uguale, la benzina che finisce e il distributore più vicino a chilometri di distanza. Eppure il Molise ha a disposizione centinaia di milioni di euro per lo sviluppo delle aree interne, fondi nazionali, europei, Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), strategie regionali. Soldi per scuole, sanità, mobilità, imprese, cultura. Sono opportunità reali, potenziali trasformazioni da attivare. La domanda che il film pone, senza rispondere, è semplice: riusciremo a farli diventare vita, lavoro, comunità?»
La presentazione al Parlamento europeo
Contadini, allevatori, artigiani, piccoli imprenditori, librai, ristoratori, camminatori. Da soli resistono. Insieme, crescono. Le reti locali che emergono nel film non sono soltanto scambi economici, ma alleanze che danno voce, forza e futuro ai territori. È in mandria che si fanno le cose, come dice qualcuno nel film con la semplicità delle verità più profonde.
Il documentario, ha la responsabilità di essere esso stesso una rete, connette storie che altrimenti resterebbero isolate, mette in dialogo voci che non si sentirebbero mai, restituisce a chi vive in questi luoghi la dignità di una narrazione che li riguarda davvero. È un atto politico, nel senso più nobile del termine, prima ancora che artistico: raccontare questi luoghi, questi percorsi, come un seme di un futuro ancora tutto da costruire. “In anni in cui sembra più facile immaginare la fine del mondo che il superamento di un sistema economico che produce ricchezze immense per pochissimi e miseria per tutti gli altri, abbiamo bisogno di utopie positive, senza negarci le difficoltà, di sguardi lunghi, di persone reali cariche di umanità”, scrive Francesco Cordio.
Prodotto e distribuito da Alfredo Borrelli e Lorenzo Borrelli di Own Air, Ritorno al Tratturo è dedicato a Melina, una donna che, come tanti negli anni del secondo dopoguerra, abbandonò con la famiglia l’aspra terra molisana per andare a realizzarsi in città ma che, negli anni, ha sempre mantenuto un legame profondo con le origini, sia da insegnante che da mamma e infine da nonna.
Melina come il Molise, la parte per il tutto, il più piccolo per il più grande. La comunità per la società, sempre. Il 24 giugno il regista Francesco Cordio e il co-autore Filippo Tantillo presenteranno Ritorno al Tratturo al Parlamento Europeo a Bruxelles.
12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 17:09)
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