In un’intervista a Vanity Fair il campione spagnolo racconta la pressione di essere sempre sotto i riflettori: “Cerco di non pensare al fatto che mi restino ancora 12 o 15 anni di carriera, perché mi sento sopraffatto”
Martina Sessa
13 maggio – 11:57 – MILANO
Vestito di bianco e sporco di terra rossa. Così Carlos Alcaraz appare sulla copertina dell’ultimo numero di Vanity Fair. Uno shooting realizzato sulla superficie che avrebbe dovuto consacrarlo ancora una volta, ma che il destino ha trasformato in una beffa. Proprio durante la stagione sul rosso, infatti, lo spagnolo è stato costretto a fermarsi per un infortunio al polso destro, saltando i grandi appuntamenti: Madrid, Roma e Parigi. Un momento complicato che fa da sfondo anche all’intervista concessa al magazine, nella quale il più giovane giocatore di sempre a completare il Career Grand Slam si racconta tra equilibri, pressioni e la rivalità con Jannik Sinner.
“So che sto vivendo una vita da sogno, la vita che ho sempre sognato”, ammette Carlitos. “Ma a volte vorrei avere più momenti per me stesso, per fare le cose che farebbe un ragazzo di 22 anni”. Parole che raccontano il peso di una carriera iniziata prestissimo, vissuta fin da adolescente sui più importanti campi del mondo e sotto i riflettori, ma che allo stesso tempo può ancora regalargli molti anni ai vertici del tennis. “So di avere ancora tantissimo davanti a me e cerco di non pensare al fatto che mi restino ancora 12 o 15 anni di carriera, perché mi sento sopraffatto”, racconta il numero due al mondo.
Rivali, sì. Nemici, no—
La sfida tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz è già il presente del tennis mondiale: Slam, numero uno del ranking, grandi finali e persino premi individuali come il Laureus Award. Eppure, secondo lo spagnolo, la loro rivalità non ha bisogno di tensioni aggiunte per accendere il pubblico. “Stiamo dimostrando al mondo che possiamo dare il massimo in campo, cercare di infliggere il maggior danno possibile all’avversario e provare a batterci a vicenda, per poi essere semplicemente due ragazzi che vanno molto d’accordo fuori dal campo”, spiega Alcaraz. “Ci aiutiamo a vicenda a dare il meglio. Lottiamo per lo stesso obiettivo, ma non c’è bisogno di odiarsi solo perché si vuole la stessa cosa”. I tifosi li hanno già ribattezzati “Sincaraz”, anche se il rapporto tra i due non è ancora quello di amici inseparabili. “Quando si compete a questo livello, avere una amicizia stretta è complicato. Ma si può fare, e io sarei completamente favorevole all’idea”, dice lo spagnolo. Sulla portata della rivalità, però, Alcaraz invita alla prudenza: “Le grandi rivalità si costruiscono nel tempo. Quella tra me e Sinner non è ancora paragonabile a quelle che hanno fatto la storia del tennis, perché abbiamo entrambi tanti anni di carriera davanti. Se tutto andrà bene, continueremo ad affrontarci tante volte, in molte finali, dividendoci le vittorie nei tornei più importanti”.
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