A Milano lavora per le Triennali, per gli studi di Bbpr, Gio Ponti, Albini e Scarpa, per l’editoria e per i musei. Ma soprattutto costruisce un nuovo linguaggio fotografico. Silvia Paoli, storica della fotografia e conservatrice del Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco di Milano, istituzione con cui il volume è stato realizzato, nel saggio che accompagna il libro insiste molto su questo aspetto: Monti non è un semplice documentarista. Per lui la fotografia è composizione, costruzione mentale, ricerca formale.
Scatta muovendosi continuamente nello spazio, cercando punti di vista multipli e rifiutando la classica fotografia frontale d’architettura. Le sue immagini dialogano con il Bauhaus, la Nuova Oggettività tedesca, il cinema di Antonioni e tutta la cultura visiva del Dopoguerra.