Roma, 13 maggio 2026 – Che l’Europa si stia finalmente dirigendo verso un’era totalmente green? Ad accendere questa speranza è l’analisi di Aurora Energy Research, secondo la quale siamo davanti a una rivoluzione dei numeri: se oggi la capacità di accumulo co-localizzata – ovvero le batterie giganti installate proprio accanto ai parchi solari ed eolici – si attesta sui 6,3 gigawatt (GW), entro il 2030 questa cifra è destinata a esplodere fino a 35 GW. Parliamo di un balzo del 450% in appena quattro anni, con la Germania che è in prima fila in questa maratona energetica, pronta a diventare il mercato più attraente del continente per chi vuole investire nel futuro dell’energia, seguita a ruota da Regno Unito e Bulgaria.
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Cosa fare dell’energia quando non serve?
Per comprendere l’importanza delle batterie è necessario comprendere l’‘abbondanza sprecata’ offerta dal sole e dal vento. Si tratta infatti di due fonti intermittenti, che spesso generano grandi quantità di energia quando non ve n’è grande bisogno. Nel 2025, questa sovrapproduzione ha portato a un paradosso economico: in molti paesi europei i prezzi dell’elettricità sono diventati ‘negativi’. In pratica, i produttori di energia pulita si sono trovati a dover pagare il mercato per sbarazzarsi dell’elettricità prodotta pur di non mandare in tilt la rete.
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Batterie per il solare e l’eolico
È qui che entrano in gioco le batterie: invece di ‘regalare’ l’energia generata in momenti di bassa necessità, o peggio, ridurre la produzione di energia elettrica perché la rete è troppo carica (il cosiddetto curtailment), essa viene ‘messa da parte’ e trasmessa quando ce n’è bisogno.
Fino a poco tempo fa, il grande limite dei pannelli solari era che l’elettricità andava usata nel momento esatto in cui veniva prodotta, ma le famiglie consumano energia perlopiù la sera, quando il sole è già tramontato. Grazie alle moderne batterie, solitamente al litio, questo limite scompare: l’energia catturata a mezzogiorno viene conservata e trasformata da corrente continua a corrente alternata per accendere le luci e gli elettrodomestici di notte.
Il discorso non cambia per il vento, ma qui le dimensioni diventano industriali. Per gestire la potenza di una turbina eolica si usano spesso sistemi enormi: dalle batterie elettrochimiche ai sistemi di pompaggio idroelettrico, dove l’elettricità in eccesso sposta l’acqua verso l’alto per farla ricadere attraverso turbine idroelettriche quando serve potenza. Sono in corso di sperimentazione persino caverne sotterranee da usare come grandi centri di accumulo e turbine aviotrasportate che intercettino i venti negli strati più alti dell’atmosfera, più costanti che a terra. Eppure, la ‘classica’ batteria sta vincendo la sfida perché è incredibilmente efficiente: restituisce oltre il 90% dell’energia che accumula.
Integrare le batterie negli impianti significa rendere l’energia pulita di solare ed eolico programmabile, sicura e finalmente autonoma. In un mondo ancora estremamente legato al gas e al petrolio, come dimostrato dalla crisi di Hormuz, si tratta di una delle poche strade percorribili per intraprendere la strada verso la decarbonizzazione.