di
Gian Guido Vecchi

Papa Leone XIV in visita pastorale alla Sapienza Università di Roma. Il saluto alla comunità dell’ateneo romano

«A chi è più adulto, il malessere giovanile domanda: “Che mondo stiamo lasciando?”. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra… ». Leone XIV interviene nell’aula magna della Sapienza e parla anzitutto alle ragazze e ai ragazzi, «c’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia», centinaia di studenti lo seguono pure dai maxischermi nel piazzale dell’ateneo: «Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune», scandisce.

Il discorso, AI e guerre

Un discorso duro, scandito dagli applausi dentro e fuori la sala: «Occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non deresponsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!».



















































Diciotto anni fa c’era uno striscione che rimase appeso per giorni al palazzo del rettorato, «o con il Papa o con i saperi, difendiamo la Minerva dall’oscurantismo». La Minerva è il simbolo della Sapienza, la più grande università d’Europa, che nel 2008 aveva invitato Benedetto XVI a inaugurare l’anno accademico finché lo stesso Papa rinunciò mentre montavano le proteste originate da una lettera di 67 docenti seguiti da collettivi e varie sigle studentesche, «fuori Ratzinger dalle università». Una polemica ottocentesca – e tanto più paradossale se si considera che il professor Joseph Ratzinger, nelle università, ci aveva insegnato per decenni, e gli studenti facevano la coda per seguirne le lezioni – che ora appare ancora più remota mentre l’ateneo accoglie Leone XIV.

All’ingresso il clima è rilassato, chi aspetta il pontefice e chi una lezione, ragazze e ragazzi chiacchierano a gruppetti o fanno colazione al bar e poi corrono verso le transenne quando entra l’auto con la targa «SCV 1» e Prevost abbassa il finestrino per salutare. Applausi, qualcuno grida «viva il Papa» mentre Leone XIV raggiunge la cappella universitaria, già colma di studenti, accolto dalla rettrice Antonella Polimeni, prima di andare verso l’aula magna.

Certo il clima è cambiato. Un grande filosofo come Emanuele Severino, che alla fine degli Anni Sessanta era stato cacciato dalla Cattolica, scrisse sul Corriere che «episodi di intolleranza» come quello della Sapienza «danneggiano il dialogo sui grandi temi della ragione e della fede». Ma ai tempi di Benedetto XVI, più ancora delle dissertazioni sul caso Galileo e una citazione fraintesa del filosofo della scienza Paul Feyerabend, pesavano ancora gli strascichi del discorso di Ratisbona e le polemiche che ne erano seguite, non solo nel mondo islamico. Ora l’immagine del vescovo di Roma è più popolare, anche tra professori e studenti, all’ingresso un gruppo di ragazzi regge uno striscione con scritto: «La guerra dei potenti, da Trump a Bibi. La pace del Papa per i popoli liberi», la sigla è del Movimento cristiano lavoratori ma riassume un sentimento diffuso.

Leone e gli studenti

Del resto Leone ne parla fin dall’inizio del suo intervento: «La vostra università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra. Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza».

Il Papa si rivolge ai ragazzi: «Vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare». Prevost si è definito un «figlio di Agostino» e anche l’autore delle Confessioni, dice ora, « fu un giovane inquieto: fece anche gravi errori, ma nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza». Il Papa parla anche di educazione: «Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!».

È a loro che il mondo adulto sta consegnando un mondo devastato dai conflitti: «Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria. In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido “mai più la guerra!” dei miei predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali».

Leone XIV parla anche di ecologia, altro tema caro ai ragazzi: «Incoraggio soprattutto voi, cari giovani, a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia. Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma è sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che dà senza prendere, che condivide senza consumare». Nel nostro tempo, «proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia», incoraggia gli studenti: «Studiate, coltivate, custodite la giustizia ! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra».

C’è bisogno dei ragazzi: «Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso, per non fermarci all’ennesima, rapida fotografia della situazione nella quale ci troviamo. Occorre passare dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza». I docenti, in questo, hanno un ruolo essenziale: «Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana».

Nel suo saluto, la rettrice ha ricordato «il legame indissolubile, antico e allo stesso tempo vivo e attuale, tra la Sapienza e la Chiesa di Roma», con il pontefice ha visitato la mostra dedicata ai papi e all’ateneo, fondato il 20 aprile 1303 da Bonifacio VIII. All’inizio della sua «visita pastorale», salutando gli studenti nella cappella, Prevost aveva detto: «Chi studia, cerca la verità e alla fine cerca Dio, troverà Dio nella bellezza della creazione». Ora conclude: « La mia visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa università».


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14 maggio 2026 ( modifica il 14 maggio 2026 | 12:17)