Le Alpha 7R sono nate per fare quello che le altre mirrorless full frame Sony non dovevano fare allo stesso modo: mettere la risoluzione davanti a tutto. Con Alpha 7R VI, però, la linea R smette definitivamente di essere la famiglia delle macchine “ferme”, buone soprattutto per paesaggio, studio, treppiede e crop ragionati. Il nuovo modello resta una fotocamera da dettaglio, ma con un sensore full frame Exmor RS stacked da 66,8 megapixel, BIONZ XR2 con elaborazione AI integrata e raffica elettronica fino a 30 fps, Sony porta quindi la serie R a ridosso del territorio che finora apparteneva a corpi come Alpha 1 II e Alpha 9 III.
Quel territorio non viene attraversato fino in fondo, e non per caso. Alpha 1 II deve restare la macchina che tiene insieme velocità, video, readout e strumenti professionali; Alpha 9 III resta la specialista della velocità pura, grazie al global shutter e alla raffica fino a 120 fps. Alpha 7R VI si avvicina, prende in prestito molte logiche operative dei corpi più rapidi, ma conserva una distanza che le permette di esistere.
Tra le tantissime novità, una delle più importanti è che il sensore della nuova R è fully stacked, ma non integra la memoria come quelli di Alpha 1 II e Alpha 9 III.
In pratica il readout aumenta di 5.6x rispetto ad Alpha 7R V, la distorsione da rolling shutter cala, ma le ammiraglie restano avanti per lettura sensore, live view, calcolo AF/AE e uso dell’otturatore elettronico.
Basta questo per capire il senso della A7R VI. Non è una A7R V con qualche megapixel in più e non è una A1 mascherata. È la macchina con cui Sony prova a rendere credibile l’alta risoluzione anche quando il soggetto si muove, quando il fotografo croppa molto, quando serve una raffica lunga, quando il video 4K 120p diventa parte del lavoro e quando il file da 66,8 megapixel deve uscire rapidamente dalla fotocamera.
La R diventa più veloce, ma resta R
La serie A7R aveva già cambiato natura con la A7R V. Il modello del 2022 non aveva aumentato i 61 megapixel della A7R IV, ma aveva portato IA dedicata, miglior riconoscimento soggetti, stabilizzazione fino a 8 stop, mirino evoluto, schermo a 4 assi e video 8K. Era ancora una macchina da risoluzione, però meno legata all’idea di fotografia statica.
Alpha 7R VI sposta più avanti lo stesso ragionamento. Il salto da 61 a 66,8 megapixel non è enorme in sé. Il cambio vero è proprio quel passaggio da Exmor R a Exmor RS stacked, e con un processore BIONZ XR2 che incorpora l’elaborazione IA invece di affiancarla a un chip separato. Sensore e processore servono allo stesso obiettivo: non lasciare che i file grandi rallentino troppo autofocus, raffica, video e workflow.
La raffica è il dato più immediato per capire la genetica modificata della VI. A7R V arrivava a 10 fps. La nuova A7R VI dichiara fino a 30 fps con otturatore elettronico blackout-free ma mantiene 10 fps con otturatore meccanico. Sony parla di 14 bit nelle modalità compatibili, ma in RAW Compressed a 30 fps la profondità può scendere a 12 bit.
Con una CFexpress Type A CEA-G160T, Sony indica circa 215 JPEG, 200 HEIF, 150 RAW compressi, 65 RAW Compressed HQ e 60 RAW Lossless Compressed a 30 fps elettronici. Non sono numeri da fotocamera sportiva senza compromessi, ma per una macchina della serie R cambiano molto il tipo di utilizzo possibile. Wildlife, sport non specialistico, eventi, reportage con forte esigenza di crop e ritratto dinamico diventano territori più naturali.
Il sensore da 66,8 MP lavora anche per il crop d’azione
Come detto, il sensore full frame stacked retroilluminato è un Exmor RS, con circa 66,8 megapixel effettivi. Per chi non mastica Sony, passare da Exmor R a Exmor RS significa restare comunque nel territorio dei sensori d’immagine retroilluminati (BSI), cioè costruiti in modo da portare più luce ai fotodiodi rispetto ai vecchi sensori front-illuminated, ma aggiungere una struttura più complessa: sotto lo strato sensibile alla luce viene integrata una parte di memoria e circuiteria che accelera la lettura del segnale.
Avere un BSI fully stacked (e non “partially” come avevano vociferato alcuni leak) significa quindi un sensore completamente progettato e realizzato “a strati”, uniti ma separati gli uni dagli altri e senza elementi sovrapposti, in modo che i fotodiodi si possano dare completamente alla luce e la circuiteria possa elaborarla senza districarsi tra di essi. In questo modo si ha una maggiore rapidità di gestione del segnale e una gamma dinamica che cresce.
La gamma dinamica della dichiarata della A7R VI sale infatti a 16 stop contro i 15 stop della A7R V. La sensibilità ISO estesa resta invece invariata ma arriva comunque fino a 102400.
Nonostante il piacere di avere una macchina più rapida, la risoluzione resta il motivo per cui si compra una R. Sony insiste su crop al 100% e al 200%, stampa grande e recupero di dettaglio in post-produzione. La differenza è che ora il crop non viene raccontato solo come margine da paesaggio o studio. Diventa una specie di “reach virtuale” per animali lontani, sport e soggetti piccoli nel frame.
La stabilizzazione segue lo stesso filo. Per A7R V era dichiarata a 8 stop; A7R VI sale a 8,5 stop al centro e 7 stop in periferia. Non è un miglioramento uniforme su tutto il frame, ma serve a rendere più gestibile a mano libera un sensore ancora più esigente, soprattutto con teleobiettivi e tempi meno comodi.
Sony ha lavorato anche sulla resa pronta all’uso. Il bilanciamento automatico del bianco aggiunge una stima IA della sorgente luminosa, oltre al sensore visible light + IR e alla stima IA delle scene in ombra. Sony ci ha infatti mostrato l’immagine di una giungla con luci miste in cui la nuova macchina ha evitato dominanti troppo fredde o magenta restituendo un’immagine più naturale.
Il D-Range Optimizer (lo storico DRO di Sony) passa invece da Lv5 a Lv8, con l’idea di gestire meglio controluce e alte luci direttamente in JPEG o HEIF. Serve per quei lavori da consegnare in modo veloce con formati compressi o per dare al cliente un assaggio di quello che sarà il lavoro finito post-elaborazione.
I nuovi Creative Look FL2 e FL3, Film 2 e Film 3, vanno nella stessa direzione del file subito pronto. Servono a chi vuole una resa già caratterizzata in camera, senza necessariamente passare da una post-produzione lunga.
Arriva la “precattura” dell’immagine
Il riconoscimento soggetti della A7R V era già uno dei motivi per cui la serie R aveva smesso di essere una macchina da solo studio. A7R VI aggiunge Real-time Recognition AF+, migliora la stima della posa umana, separa meglio il soggetto nelle scene affollate e mantiene il tracking durante brevi occlusioni. La macchina riconosce ovviamente persone, animali, uccelli, insetti, auto, treni e aerei, con una modalità Auto.
La copertura AF a rilevamento di fase è del 94% del frame, con 759 punti. La sensibilità arriva a EV -6 e, con Bright Monitoring dell’EVF (che rende più chiare le ombre nel mirino al buio e per l’astrofotografia), ora la live view può essere resa utilizzabile fino a EV -11 in condizioni molto scure. Il phase-detection AF resta operativo fino a f/22 in AF-C e raffica continua, un dato particolarmente interessante con teleobiettivi e moltiplicatori.
Ci sono anche controlli più fini sul comportamento del sistema. La risposta del tracking al cambio di velocità del soggetto può essere impostata su Stable, Standard o Responsive. Le aree di messa a fuoco aggiungono il piccolissimo punto Spot XS e tre Custom Area regolabili con le ghiere.
Sulla A7R VI arriva la precattura, in un intervallo compreso fra 30 millisecondi e 1 secondo. Serve a recuperare il momento che spesso si perde per quel maledetto ritardo umano nelle occasioni meno adatte. La fotocamera tiene in memoria gli istanti immediatamente precedenti allo scatto e li salva quando si preme a fondo il pulsante. Quindi se un uccello spicca il volo una frazione di secondo prima che il fotografo prema davvero, la macchina può comunque salvare quei fotogrammi.
C’è anche il Continuous Shooting Speed Boost che permette di passare temporaneamente a una raffica più alta, per esempio da 15 a 30 fps, e poi tornare al ritmo precedente.
Anche in queste caratteristiche la distanza da Alpha 1 II rimane visibile. A7R VI calcola AF/AE fino a 60 volte al secondo (in RAW Compressed HQ o Lossless Compressed si scende a 30); Alpha 1 II arriva a 120. La nuova R può inseguire meglio della precedente, ma non prende il posto del corpo nato per l’azione più estrema.
File più grandi, menu RAW più semplice
Una macchina da 66,8 megapixel a 30 fps rischia di diventare rapidamente una macchina che produce più dati di quanti il fotografo riesca a gestire. Sony risponde semplificando il menu RAW. Da cinque opzioni si passa a tre, Lossless Compressed, Compressed HQ e Compressed.
Compressed HQ è la nuova opzione intermedia. Sony la presenta come un compromesso tra alta risoluzione, file più contenuti e scrittura più rapida. È una funzione meno vistosa del sensore stacked, ma serve alla stessa narrazione, quindi far muovere una R senza trasformare ogni raffica in un collo di bottiglia.
Il lavoro sui file continua fuori dalla macchina con il software di Sony Imaging Edge Desktop. Con questa app restano disponibili Composite RAW shooting e Pixel Shift Multi Shooting, cioè gli strumenti più coerenti con paesaggio, still life, riproduzione e fotografia su treppiede. Sulla A7R VI arriva però anche l’Extended RAW Processing da singolo file, con due opzioni: Extended NR ed Extended Hi-Res.
Extended Hi-Res genera da un singolo RAW un’immagine a risoluzione doppia, quindi con dimensione quattro volte superiore. Non sostituisce un vero teleobiettivo e non elimina i limiti del crop, è uno strumento utilissimo per recuperare più dettaglio quando soggetto e distanza non collaborano.
Il video segue le capacità del sensore
La parte video fa un bel salto in avanti. In full frame, A7R VI registra 8K 30p, 24p e 25p da oversampling 8,2K con crop circa 1,2x.
Il 4K 60p è senza crop e deriva da oversampling 5K. Anche il 4K 30p, 24p e 25p usa oversampling 5K.
Per il 4K 120p, con 4K Angle of View Priority attivo (che permette di privilegiare l’angolo di campo pieno disattivando parte della riduzione rumore), Sony indica assenza di crop; con la funzione disattivata entra un crop circa 1,1x e può essere applicata più riduzione rumore, utile soprattutto a ISO molto alti. In Super 35, il 4K 60p e 30p arrivano da oversampling 6,3K senza crop aggiuntivo sull’area S35, mentre il 4K 120p in S35 usa oversampling 4,6K con crop circa 1,4x.
Per il surriscaldamento, Sony ha parlato di tempi di registrazione più lunghi grazie anche alla dissipazione ottimizzata con materiali in grafite a forma di “Sigma” (la lettera greca), ma non ha indicato alcun valore, nemmeno per la registrazione continua in 8K 30p.
Le funzioni di supporto sono quelle che ormai Sony porta sui corpi ibridi più recenti. Dual Gain per ridurre il rumore e conservare dettaglio nelle ombre, Dynamic Active Mode oltre ad Active, Standard e Off, LUT import con Monitor LUT e Auto Framing. La compensazione del breathing resta presente. In video lavora anche Real-time Recognition AF+, con riconoscimento Auto, Persone, Animali, Uccelli, Insetti, Veicoli, Treni e Aeroplani.
L’audio passa a 32-bit float 4 canali, contro i 24-bit 4 canali indicati per A7R V. Sony ha migliorato anche il microfono interno per ridurre rumori costanti come condizionatori, ventole e zoom motorizzato degli obiettivi. Il RAW video può uscire via HDMI come nella A7R V.
Il corpo sostiene il nuovo ritmo, e l’EVF fa un salto prestazionale
Il nuovo sensore sarebbe meno utile se il corpo restasse quello di una macchina lenta. Per quanto riguarda le dimensioni siamo di fronte a una macchina che cresce pur dimagrendo. Le specifiche indicano 132,7 x 96,9 x 82,9 mm e 713 grammi, contro 131,3 x 96,9 x 82,4 mm e 723 grammi della A7R V.
Il mirino elettronico mantiene la risoluzione nominale di 9,44 milioni di punti, quindi non supera A7R V su quel numero. Cambiano però luminosità e resa. Come per la A7R V, Sony indica ingrandimento 0,9x, pannello 0,64 type, ma la luminosità della A7R VI è 3 volte superiore, ha gamut DCI-P3 al posto di sRGB e la visualizzazione HDR. Il monitor posteriore resta invece il 4-axis multi-angle della A7R V.
Il corpo riceve un grip migliorato, una tally lamp e l’illuminazione dei principali comandi posteriori, attivabile da un tasto dedicato e personalizzabile sulla calotta (utile a chi lavora di notte, tra paesaggio, astrofotografia e wildlife).
La ghiera dei modi perde MR3 e guadagna una posizione (molto intelligente) con asterisco. Da lì si accede ai memory recall MR1-MR10 dal menu. Ogni modalità still, movie e S&Q ha 10 memorie, per un totale di 30 preset nominabili.
Il Wi-Fi ora supporta 2.4, 5 e 6 GHz (Wi-Fi 6E). Lo streaming live passa dal 4K 15p UVC/UAC della A7R V al 4K 30p UVC/UAC. Gli slot restano due, ancora entrambi ibridi CFexpress Type A 2.0 / SD UHS-II.
Le USB-C diventano due. La porta principale è USB 3.2 Gen 2 da 10 Gbps per trasferimento dati, tethering e live streaming; la seconda è USB 2.0 da 480 Mbps per alimentazione o segnali lenti. Entrambe supportano USB Power Delivery. Si può quindi fare streaming o controllo da gimbal da una porta e alimentare la macchina dall’altra. La porta principale ha anche il foro per un cavo screw-lock, mentre il raccogli-cavo è più piccolo e separato.
Nuova batteria, con una “rottura” da accettare
La batteria cambia, e qui c’è una conseguenza pratica immediata. A7R VI usa la nuova NP-SA100, non retrocompatibile con la NP-FZ100 della A7R V.
La capacità sale però da 2280 mAh a 2670 mAh, circa il 17% in più. Sony indica anche 600 scatti via EVF contro 440 della A7R V, cioè circa +36%, un dato però ancora da confermare ufficialmente. Il “battery health check” è visibile in camera e sul caricatore.
Durante la presentazione Sony ha parlato di ricarica all’80% in 55 minuti e completa in 85 minuti, contro 155 minuti della batteria precedente, con alimentatore USB-C raccomandato da 45 W.
Dà di più ma costa anche di più
Sony ha svelato anche i prezzi della A7R VI, citati come approssimativi. Si parla per il solo corpo di circa 5.100 euro. La A7R V del 2022 si era affacciata con un listino di 4.500 euro.
FE 100-400mm F4.5 GM OSS, lo zoom che rende chiaro il nuovo target
Insieme alla nuova fotocamera Sony ha presentato anche FE 100-400mm F4.5 GM OSS, un telezoom G Master pensato per wildlife, uccelli, sport e fotogiornalismo. Non sostituisce il 100-400mm F4.5-5.6 GM esistente, che resta in gamma. Resta comunque sopra quel modello e convive con 200-600mm G e 400-800mm G.
La scelta del nuovo zoom non è casuale rispetto alla A7R VI. Un 100-400mm F4.5 costante parla allo stesso pubblico della nuova R: fotografi che vogliono dettaglio, ma non lavorano sempre con soggetti fermi. L’apertura costante evita variazioni di esposizione durante lo zoom, mantiene più stabile il bokeh e consente tempi meno penalizzanti a 400 mm rispetto agli zoom a luminosità variabile.
Lo schema ottico usa 28 elementi in 20 gruppi, incluso un filtro, con due elementi Super ED, tre ED, un ED XA e un XA. Sony attribuisce al nuovo elemento ED XA la correzione combinata di aberrazione cromatica, aberrazione sferica e onion-ring bokeh. Ci sono Nano AR Coating II, trattamento al fluoro e floating focus. Il diaframma è a 11 lamelle circolari.
Il telezoom è compatibile con i moltiplicatori SEL14TC e SEL20TC. Con il primo diventa un 140-560mm, con il secondo arriva a 200-800mm. Sui corpi ad alta risoluzione, la ghiera funzione può anche passare rapidamente da full frame ad APS-C/S35: a 400 mm il crop APS-C porta l’inquadratura equivalente a 600 mm, utile quando il soggetto è lontano e il file ha margine.
L’autofocus usa quattro motori XD Linear e Sony dichiara fino a 3 volte la velocità AF e circa il 50% di miglioramento nel tracking rispetto al 100-400mm esistente. Con Alpha 9 III il nuovo zoom supporta anche il tracking AF fino a 120 fps. La distanza minima di messa a fuoco pari a 64 cm a 100 mm e 1,5 metri a 400 mm.
Il barilotto usa zoom interno, quindi la lunghezza non cambia durante l’uso e il bilanciamento resta più stabile. Il peso è circa 1.840 grammi, 275 grammi meno del 200-600mm G. La lunghezza è di circa 328 mm.
Sul corpo ha quattro pulsanti focus hold, ghiera funzione, ghiera zoom, ghiera fuoco, zoom torque Smooth/Tight, focus mode, full-time DMF, focus range limiter, SteadyShot, modalità SteadyShot, collare treppiede con selettore click, foro 1/4 e 3/8 (niente Arca), strap hole, security slot e filtro drop-in posteriore. Il filtro frontale è da 95 mm.