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Attenzione: questo è l’articolo più surreale che leggerete oggi sul Sole 24 Ore. Giudicate voi, ce n’è davvero per tutti i gusti: il «mansplaining» e Mike Bongiorno, i Depeche Mode e la pinsa romana che in realtà non è mai esistita, gli Oasis che fanno i concerti aziendali, i meme di Trump e il demenziale che vince su tutto. Valerio Lundini, il comico più surreale d’Italia, sta per intraprendere il primo tour europeo della sua carriera: prime due date agli Arcimboldi di Milano (14 e 15 maggio), poi l’Auditorium di Roma (30, 31 maggio e 1 giugno), Madrid, Barcellona, Bruxelles, Amsterdam, Parigi e Londra, «anche se Londra non è in Europa», recita beffardo il claim. Mentre faceva la valigia per Milano, ci siamo fatti spiegare dove vuole andare a parare. La nostra chiacchierata è durata un’ora (poi, per Lundini, si è fatta ora di andare a prendere il treno e non volevamo prenderci la responsabilità di fargli saltare la prima data milanese). Quello che ci siamo detti, tra il serio il faceto, lo trovate riportato qui sotto.
Il titolo dello spettacolo è Il mansplaining spiegato a mia figlia. Il titolo della prima domanda di questa intervista, invece, è: come spiegheresti Il mansplaining spiegato a mia figlia ai lettori del Sole 24 Ore?
La verità è che ho fatto un po’ come si fa con i dischi, dove dai all’album un titolo che ti piace e non necessariamente ha a che fare le canzoni che ci sono dentro. Nello specifico, nello spettacolo non parlo mai di mansplaining. E, a dirla tutta, io neanche ce l’ho una figlia, ma… questo titolo mi faceva ridere. Il mansplaining spiegato a mia figlia è un’antologia di situazioni e sketch che hanno al centro il tentativo di fare un monologo mentre tutto intorno accadono cose che potrebbero sembrare casuali. Non c’è fil rouge, come direbbero a Lione. Lo spettacolo inizia come un noir, poi diventa servizio giornalistico, la parte centrale è incentrata su una storia d’amore, si percepiscono diversi personaggi senza che io faccia voci o imitazioni di personaggi. Adesso che ci penso è la prima volta che provo a spiegare Il mansplaining spiegato a mia figlia: di solito faccio giri di parole per non spiegarlo anche perché, facendolo, questo spettacolo non l’ho mai visto e, per spiegarlo bene, chiamerei piuttosto uno che l’ha visto. Dal mio punto di vista, direi che è un insieme di situazioni surreali con dentro musical, monologo al leggio… diverse cose. Secondo me è divertente. Detto così, da commerciante. Io lo andrei a vedere.
Vai in tour in Europa. Di solito l’Italia, quando produce arte e/o intrattenimento, è accusata di essere provinciale. Come è nata l’idea di sconfinare?
Premetto che anche nel resto d’Europa lo spettacolo sarà tutto in italiano: i biglietti sono stati comprati da italiani che vivono lì, con l’eccezione della data di Parigi dove, mi dicono, ci saranno alcuni francesi che però capiscono l’italiano. E meno male, perché è uno spettacolo intraducibile. L’unica lingua straniera che conosco è l’inglese, nonostante l’Erasmus in Spagna di cinque giorni (per una puntata di Faccende complicate ndr), ma per un fatto di tempi comici sono convinto che Il mansplaining spiegato a mia figlia in altre lingue non funzionerebbe. Sarebbe come se chiedessi a un pianista di suonare alla chitarra un pezzo che ha scritto per il piano. Poi magari tradotto funziona lo stesso, chi lo sa… Quanto all’intrattenimento italiano, il problema non è tanto il provincialismo in sé, ma il compiacersi di questo provincialismo: ci si vanta di non capire nulla.
