La posizione del J.K. Place Capri: Marina Grande

La posizione del J.K. Place Capri già dice molto: Marina Grande, vicino al porto. Non il centro ovvio dell’isola, non l’isolamento vip di Anacapri. Un punto di passaggio che diventa osservatorio. Capri nel suo momento più realistico: arrivi e partenze.

L’edificio in cui sorge l’albergo è l’antico Palatium, un hotel del 1885. Dentro, tutto è trasformato in una casa sul mare: giardini di limoni, palme, terrazze in continuità con il paesaggio. Le camere sono poche, solo ventidue, e lavorano su una palette molto controllata, quasi un abbraccio: bianco laccato, grigi morbidi, blu navy, oro. Alcune suite hanno quella qualità cinematografica per cui il paesaggio entra da solo: il mare da una finestra, il tramonto dal terrazzino, la piscina con i suoi riverberi ti sorprende dal basso.

Dentro il J.K. Place Capri dove il lusso sembra ancora una casa privata

Tony Gigov

L’interior design firmato Bonan: neoclassico mediterraneo

Il progetto di Michele Bönan costruisce un linguaggio fatto di memoria e sottrazione: Capri anni ’50 e ’60, suggestioni internazionali e un neoclassico mediterraneo che non viene citato ma assorbito. Il risultato non è nostalgia, ma una Capri ricomposta con precisione. Le 22 camere affacciano tutte sul Golfo di Napoli. I pavimenti in legno laccato bianco prendono la luce e la spargono ovunque, i bagni in marmo grigio riportano tutto dentro una certa disciplina estetica, mentre i tessuti — giallo oro, bianco, blu navy — evitano accuratamente l’effetto “Mediterraneo tematico”, che a Capri è sempre dietro l’angolo. Nessun eccesso di maioliche, nessuna ossessione per il limone come categoria dell’arredamento. Poi ci sono gli anni Sessanta e Settanta, ma usati bene. Non come nostalgia da cartolina, piuttosto come memoria laterale. Tutto sembra appartenere a una Capri molto precisa: quella di quando l’eleganza sull’isola non era ancora diventata performance.