Tra le figure maggiormente indiziate per un ricambio, c’è quella del ds: un anno dopo, il dirigente atalantino torna in auge


Marco Pasotto

Giornalista

15 maggio – 17:37 – MILANO

Il nome di Igli Tare non compare mai nella lunga intervista di Cardinale alla Gazzetta. Ed è un’assenza – non l’unica, comunque – che spicca perché il ds albanese è soltanto al primo anno nel management rossonero. Era stato preso dopo un casting lungo e non immune da polemiche (interne, ovviamente) e gli era stato affidato un progetto che avrebbe dovuto riportare il Milan al proprio picco – quanto meno in Italia – in tempi brevi. In realtà, per quanto lo riguarda, la cosa grave dell’intervista non è l’assenza di menzione, ma una frase in particolare di Cardinale. Perché dire che “in tre anni ho investito tanto, ma non abbiamo speso bene” equivale evidentemente a puntare il dito sulle figure che non hanno saputo “spendere bene”. Nell’ambito di questo discorso, Tare fa suo malgrado la parte dell’elefante nella stanza: il suo nome non viene fatto ma per la proprietà rappresenta una questione da affrontare, dal momento che il direttore sportivo è il responsabile delle operazioni di mercato.

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Questo in termini strettamente gerarchico-aziendali: tra le voci che si sono rincorse nelle ultime settimane è uscita anche quella secondo la quale il club in alcune occasioni si sarebbe mosso in ambito mercato senza una piena consultazione con lui. Ma intanto ci sono quelle parole di Cardinale a pesare come macigni e – da quanto si capisce – fra i vari nomi potenzialmente traballanti in via Aldo Rossi, il suo parrebbe ai titoli di coda sebbene qualsiasi decisione da parte della proprietà verrà presa soltanto a campionato concluso. Lui giustamente non si scompone (“Non ho avuto nessun segnale da parte della società, tutto il resto fa parte del nostro mestiere, tutte le speculazioni… Se sei a questo livello devi saper reggere la pressione attorno a te”, ha detto nel prepartita con l’Atalanta), ma intanto quel “rivaluterò tutto e tutti, ci sto già riflettendo” detto da Cardinale somiglia molto a una ghigliottina sul collo del dirigente albanese.

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Ci sarebbe, anzi, già il nome del sostituto. Ovvero quel Tony D’Amico che il Diavolo aveva corteggiato con insistenza già la scorsa estate, prima di virare su Tare. All’epoca il tentativo non era andato in porto perché l’Atalanta aveva blindato il suo ds, ma dodici mesi dopo è tutto diverso, come ha chiarito nei giorni scorsi l’ad nerazzurro Luca Percassi: “Ho un rapporto straordinario con lui, conosco molto bene quello che ha fatto in questi anni a Bergamo. Lo ringrazio e mi rendo conto che, come capita per i giocatori, anche lui possa essere corteggiato. Forse il nostro rapporto potrebbe anche concludersi, ma a livello di stima continuerà per sempre”. La certificazione di un addio. Il Milan peraltro non è l’unico club interessato a un dirigente soprannominato il re delle plusvalenze, in quanto specialista del mercato ad alta sostenibilità (ovvero la base di qualsiasi decisione in casa rossonera). Sulle sue tracce ci sono anche Roma e Napoli. D’Amico al momento è la pista più percorribile che porta a Milanello, ma non l’unica. Un’altra opzione, molto meno calda però, sarebbe uno spostamento di Moncada dall’area scouting, scenario che potrebbe prendere forma soprattutto se Ibrahimovic ampliasse il suo raggio d’azione e potere decisionale. Ma al momento si tratta di un’ipotesi decisamente sullo sfondo.