A Torino la fotografia torna a diffondersi nello spazio urbano con EXPOSED Torino Photo Festival che per la sua terza edizione attiva oltre diciotto progetti espositivi tra istituzioni, archivi e spazi indipendenti, disegnando una mappa urbana diffusa. Curato da Walter Guadagnini, il festival sviluppa il tema Mettersi a nudo come un’apertura verso l’esterno, tra mostre e interventi outdoor dove l’immagine entra nello spazio pubblico e si intreccia con la città. Già nel titolo, EXPOSED suggerisce la chiave di lettura dell’intera rassegna: esposizione come tempo fotografico, ma anche come condizione del mostrarsi e dell’essere esposti. Da questa doppia accezione prende forma un programma che, tra immagini iconiche e pratiche contemporanee, compone anche un ritratto di Torino attraverso le sue istituzioni storiche e i suoi spazi indipendenti.

the white stripes by dean chalkley shot in 2003pinterestDean Chalkley

Dean Chalkley

Tra le immagini più memorabili di questa edizione emergono quelle di Dopo l’Estate, la mostra dedicata a Bernard Plossu al Museo Regionale di Scienze Naturali, che raccoglie fotografie realizzate nelle isole italiane tra gli anni Ottanta e Duemila. Figura centrale della fotografia francese del secondo Novecento, Plossu restituisce un Mediterraneo distante da ogni dimensione retorica o spettacolare. È soprattutto nel suo bianco e nero, da lui definito come una sottile gamma di grigi, che si rivela la dimensione più intima della sua ricerca. Le variazioni della luce, dal bianco abbacinante del mezzogiorno alle ombre più dense del pomeriggio, trasformano l’immagine in una superficie morbida e vibrante, quasi tattile. Ne deriva una fotografia lenta e meditativa, costruita più sulla percezione che sulla descrizione, dove il paesaggio diventa esperienza mentale e forma di rêverie.

indoor, diana markosian, dalle serie replaced, 2026pinterest© Diana Markosian

Diana Markosian, Dalle serie Replaced, 2026

Altro grande protagonista della fotografia, Ralph Gibson è al centro della mostra all’Archivio di Stato che attraversa oltre cinquant’anni di carriera, dagli esordi legati alla celebre “trilogia nera” fino alle opere più recenti. Le immagini di The Somnambulist, Déjà-Vu e Days at Sea definiscono un linguaggio visivo fatto di forti contrasti, dettagli isolati e inquadrature radicali, dove il frammento fotografico assume una dimensione di matrice onirica e surrealista. Nei suoi celebri primi piani di corpi della serie Chiaroscuro, la scala tonale diventa uno spazio sensuale e ambiguo, attraversato da erotismo, astrazione e giochi di luce.

fabio bucciarelli, insuperabili, 2025pinterestFabio Bucciarelli

Fabio Bucciarelli, Insuperabili, 2025

Il tema del corpo e dello sguardo ritorna, con accenti più storici e perturbanti, nella collettiva dedicata ad Auguste Belloc, Wilhelm von Gloeden e Carlo Mollino, che ripercorre la storia del nudo fotografico tra tensione estetica, desiderio e voyeurismo. Se Belloc e von Gloeden mostrano come il nudo oscilli tra studio accademico e costruzione di un immaginario idealizzato, è soprattutto nelle Polaroid di Mollino che la dimensione erotica assume un carattere più ambiguo. I suoi ritratti femminili, costruiti attraverso pose teatrali, trasparenze e sofisticati allestimenti domestici, trasformano il corpo in una superficie di proiezione del desiderio. Per Mollino, l’immagine è uno spazio di messa in scena e ossessione visiva, sospeso tra eleganza formale e artificio.

karla hiraldo voleau, crash, dalla serie you can have it all (2019, 2024)pinterest© Karla Hiraldo Voleau

Karla Hiraldo Voleau, Crash, dalla serie You Can Have it All (2019, 2024)

Rispetto alle figure storicizzate presenti nel festival, Diana Markosian introduce uno sguardo generazionale e visivo profondamente contemporaneo. Alle Gallerie d’Italia presenta Replaced, progetto di fotografia a colori e video. Al centro della mostra una grande installazione immersiva occupa lo spazio ipogeo di Piazza San Carlo, trascinando lo spettatore all’interno di un racconto intimo e cinematografico. Da una relazione sentimentale conclusa, Markosian costruisce una narrazione che intreccia memoria emotiva e finzione, fino a coinvolgere un attore nella ricostruzione dei suoi frammenti. Un universo patinato di atmosfere sospese, in sintonia con i codici ipervisivi del presente.

paolo ventura, acrobati 2020 2025pinterestPaolo Ventura

Paolo Ventura, Acrobati 2020-2025

Accanto alle sedi istituzionali, il festival si estende in una rete di spazi indipendenti, da Almanac Inn a Cripta747, e in interventi diffusi che includono anche contesti inusuali, come il parcheggio sotterraneo di Piazza Valdo Fusi. Qui Mark Leckey presenta Catabasis, installazione concepita appositamente per il festival, che utilizza l’architettura del parcheggio come ambiente narrativo. Il sottosuolo urbano diventa così uno spazio sospeso tra cultura underground e immaginario fantastico, mentre il titolo richiama l’idea della discesa, reale e simbolica, nella parte invisibile della città. Presso la Cripta di Santa Maria del Podio, il regista greco Yorgos Lanthimos presenta una serie di scatti concettuali legati ai film Poor Things e Kinds of Kindness, dove il linguaggio cinematografico si traduce in immagini sospese, stranianti e teatrali. Collocata in uno spazio raccolto, la mostra accentua la dimensione visionaria e perturbante della sua estetica.

walter pfeiffer / new art corps, untitled, 2012pinterestWalter Pfeiffer

Walter Pfeiffer / New Art Corps,Untitled, 2012

EXPOSED si apre infine allo spazio urbano, dai cartelloni fotografici di Paolo Ventura agli interventi disseminati in città. Su una scala diversa rispetto ad alcune rassegne europee più strutturate, il festival rivela, già alla sua terza edizione, un impianto diffuso solido e ben calibrato. Più che semplice cornice, estende oltre i luoghi tradizionali della mostra una presenza visiva continua, intrecciata al ritmo della città.

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