Il club bianconero arricchisce il proprio patrimonio immobiliare: operazione finanziata per il 75% da Deutsche Bank. Entro fine anno dividendo di 9 milioni dal Fondo J Village
Giornalista
15 maggio 2026 (modifica alle 18:51) – MILANO
Adesso il J Hotel è ufficialmente della Juventus. L’operazione, annunciata a marzo, è stata finalizzata con il pagamento di 23 milioni a favore di Ream Sgr, società di gestione del Fondo J Village. L’acquisizione è stata finanziata, per circa il 75%, mediante una nuova linea di credito bancaria a medio-lungo termine, specificatamente dedicata, concessa da Deutsche Bank a condizioni ritenute dalla Juve convenienti nell’attuale contesto di mercato, “a conferma – si legge in una nota – dello standing creditizio del gruppo e della capacità di accesso a fonti di finanziamento a condizioni competitive”. Essendo il Fondo J Village partecipato al 41% dal club bianconero, l’esborso netto sarà di 14 milioni: entro fine anno, infatti, il Fondo delibererà un dividendo e la Juve riceverà una quota pari a 9 milioni. La società controllata da Exor completa così il portafoglio di immobili strategici in cui svolge il proprio business: lo stadio (con il museo, il megastore e il J Medical), la sede sociale, il centro d’allenamento, il creator lab e l’hotel nell’area della Continassa, più il centro sportivo di Vinovo. Al 31 dicembre 2025 gli asset immobiliari avevano un costo residuo di 220 milioni, cui aggiungere i 23 del J Hotel: il valore di mercato è più del doppio. Pochi club europei possono vantare un tale patrimonio.
EFFETTI—
L’acquisto dell’edificio del J Hotel presenta una serie di vantaggi per la Juventus, che già gestiva l’attività alberghiera tramite la società controllata B&W Nest. L’esborso impatterà sui conti, in termini di ammortamento e oneri finanziari, in misura inferiore rispetto al canone d’affitto sostenuto finora. Inoltre, l’accorpamento consentirà di creare sinergie in grado di generare, nel medio-lungo periodo, un incremento dei ricavi. Peraltro il J Hotel, che riserva un’ala alla prima squadra, già fattura quasi 8 milioni (7,7 nel 2024-25), avendo registrato negli ultimi anni oltre 200mila presenze, con ospiti provenienti da 130 paesi, per un totale di 600mila persone servite nel ristorante, tra manager, tifosi e turisti. Va detto pure che i 23 milioni del prezzo della compravendita risultano inferiori alla valutazione di un perito nominato dalla Juventus, ragion per cui tendenzialmente il valore di mercato dell’immobile è destinato a crescere.
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CORE BUSINESS—
Per la Juventus, come per qualsiasi top club, il core business resta il campo. L’ultima operazione immobiliare non avrà alcun effetto negativo sul rispetto dei parametri Uefa e Figc: anzi, per le ragioni spiegate sopra, è previsto un leggero miglioramento del conto economico. Né andrà a penalizzare le altre attività di investimento della Juventus, fortemente concentrata sul piano di rilancio sportivo e di rafforzamento della rosa. Semmai, come si legge nel comunicato, l’iniziativa permetterà “di creare valore da reinvestire a beneficio del core business di Juventus”.
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