La sua statua è Verona. La Verona delle riviste patinate, dei cataloghi ammiccanti dei tour operator, di milioni di selfie da inviare da un capo all’altro del pianeta. Quella che anche se vuoi non puoi fare a meno di ammirare se metti piede anche solo un giorno nella terra che fu di Cangrande.
È la statua della Verona popolare, quella più attraente, quella con un piede nella provincia e lo sguardo in Europa. Quella pubblicizzata, quella che della statua ne ha fatto un marchio.
Un metro e rotti di fascino che uniscono otto secoli di storia. Un personaggio uscito dalla fantasia di Shakeaspeare celebrato come un mito, venerato come una leggenda, trasformato in un simbolo. E come i miti, vittima della sua stessa fama, al punto da consumare la sua esistenza sotto i polpastrelli dei milioni di turisti che l’hanno toccata in nome di una promessa. Al punto da essere costretta a usare una «controfigura». Un destino che tocca solo alle leggende. Come la statua di Giulietta.
Il padre di quest’opera d’arte, lo scultore Nereo Costantini, sarà celebrato, oggi alle 18, con l’intitolazione di una saletta al Mulino Novo di Madonna di Erbè. L’omaggio arriva nel centoventesimo anniversario della sua nascita avvenuta a Nogara il 13 novembre 1905.
Costantini morì a Verona il 3 agosto 1969, poco dopo aver ultimato la statua di Giulietta. Lasciando un’impronta indelebile nel mondo dell’arte che ancora oggi si può apprezzare nelle sue opere, caratterizzate da sensibilità e maestria tecnica.
Il nuovo spazio a lui dedicato, nasce da una idea di Chiara Reggiani, e si inserisce in un complesso molitorio del ’500 recentemente riqualificato, di proprietà della cooperativa agricola Ca’ Magre di Isola della Scala. La piccola sala accoglierà l’esposizione permanente di alcune sculture provenienti da collezionisti privati e una ventina di bozzetti inediti di Nereo Costantini. Costantini ha legato indissolubilmente il suo nome a Giulietta.
Come Paola Tosi, la sua musa ispiratrice, scomparsa tre anni fa a 78 anni. Ne aveva 19 appena quando posava per Costantini in tenuta da tennista e con una fascia a raccoglierle i capelli. Alta, longilinea, atteggiata secondo i canoni classici, ispirati però al romanticismo. Addosso, una veste misurata, quasi contenuta, con un unico gioco di pieghe, che la mano di Giulietta va a cercare, afferrandone un lembo.
E pensare che quella statua, collocata nel cortile nel 1972, all’inizio non piaceva. Per mesi giacque relegata in un angolo. Finì al centro della scena e della fama solo dopo la morte dello scultore. Da lì in poi è stato un crescendo. Ed è piaciuta al punto da essere consumata. Un foro sotto quel seno portafortuna e sull’avambraccio ha convinto l’allora sindaco, Flavio Tosi, a dare incarico di realizzarne una copia.
Che si è aggiunta alla scultura gemella. Costantini, infatti, non si era limitato a creare una sola Giulietta: ne aveva modellato due. La seconda è stata donata alla città di Monaco di Baviera per celebrare il gemellaggio con Verona. La statua è finita nella piazza principale di Monaco e in piazza Bra è arrivato il dono tedesco: la fontana delle Alpi. Due città unite da Giulietta. Imprese che riescono solo alle leggende.
(ha collaborato Lidia Morellato)