di
Vincenzo Brunelli e Mauro Giordano

La galleria Bottegantica, che detiene l’opera del celebre pittore ferrarese, ha chiesto nel 2016 alla Soprintendenza l’attestato di libera circolazione, ma il MiBACT ha imposto il vincolo di interesse culturale (senza acquistare il quadro che vale 750mila euro). Il Tar, dopo dieci anni, dà ragione al Ministero

Un dipinto del celebre artista ferrarese Giovanni Boldini raffigurante La contessa Berthier de Leusse con ventaglio (uno dei tre dedicati dal pittore alla nobildonna e datato 1890), è al centro di una disputa legale tra chi detiene l’opera e il Ministero della Cultura per permetterne l’esportazione. Una battaglia che nei giorni scorsi ha visto il Tar dell’Emilia-Romagna assegnare un punto a favore degli uffici romani.
La galleria d’arte Bottegantica, fondata a Bologna da Enzo Savoia e ora con sede a Milano, il 13 giugno 2016 ha infatti presentato all’ufficio esportazione della Soprintendenza archeologica il dipinto, al fine di ottenere l’attestato di libera circolazione, dichiarando altresì, il valore dell’opera pari a 750mila euro.
L’ufficio esportazione di Bologna, nel luglio dello stesso anno ritenne congruo il valore dichiarato e presentò una proposta di acquisto coattivo dell’opera d’arte: ma l’anno successivo, nell’estate del 2017, arrivò il provvedimento di dichiarazione dell’interesse culturale del quadro. Un atto che impone un vincolo di tutela, soggetto a notifica e trascrizione, che limita la proprietà privata a favore della conservazione e fruizione pubblica.

L’impugnazione

Bottegantica impugnò davanti al Tar del Lazio i provvedimenti di Soprintendenza e ministero ma nel 2018 per competenza tutta la pratica finì sul tavolo del tribunale amministrativo bolognese, che di recente ha dichiarato legittimo il vincolo imposto sull’opera dal Ministero e rigettato il ricorso della galleria d’arte così come le richieste di risarcimento danni. Con l’aggiunta di una beffa: nel corso del lungo e tortuoso iter una lettera arrivata da Roma aveva chiarito che per mancanza di fondi lo Stato non avrebbe potuto acquistare l’opera tutelata.
Il caso —secondo i diretti interessati — rappresenta un ottimo esempio di quello che non funziona nell’attuale normativa. «Innanzitutto sono molto rammaricato per l’esito della causa — commenta Savoia —. Inoltre è impossibile non fare notare che sono serviti dieci anni di carte bollate per arrivare a una prima decisione».



















































«Importante far conoscere la cultura italiana all’estero»

Secondo il gallerista e il legale Giulio Volpe, avvocato esperto nel settore dell’arte e in passato consulente anche di ministri della Cultura, le ragioni per permettere l’esportazione del dipinto di Boldini sono molte: «In Italia sono già presenti due versioni di quest’opera e una in particolare appartiene a una collezione pubblica ed è ben nota — osserva Volpe —. Tra l’altro è stata realizzata in Francia e da parte di un pittore parigino d’adozione».
Il modello da seguire secondo l’avvocato sarebbe quello francese: «Lì solo il patrimonio del Tesoro nazionale viene tutelato con certi paletti e in più quando un’opera è dichiarata d’interesse pubblico viene acquistata senza problemi di stanziamenti dallo Stato. Un altro aspetto che lascia molto perplessi sono le modalità di queste pronunce, che in molti casi simili vedono invece ottenere il via libera per l’esportazione, non c’è quindi uniformità. L’Italia rispetto al resto d’Europa ha un orientamento molto restrittivo per casi nei quali non sarebbe necessario avere questo livello di protezione».

Aggiunge Savoia: «Fare conoscere la cultura italiana dovrebbe essere importante e dovrebbe avvenire permettendo al nostro patrimonio di valicare i confini nazionali». La vicenda giudiziaria però non è chiusa, sono in corso valutazioni per ricorsi al Consiglio di Stato


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16 maggio 2026