di
Armando Di Landro
Liberato nel 2020 da Biden in uno scambio di prigionieri, ora l’ex ministro subisce la nuova linea del governo Rodriguez. Potrebbe diventare un testimone chiave contro il suo ex leader
Alex Saab resterà fedele a Nicolás Maduro, l’ex dittatore venezuelano che l’ha reso ricco, oppure gli volterà le spalle, accusandolo, per tentare di incassare un accordo con la giustizia americana? È ciò che sperano gli Stati Uniti e l’amministrazione Trump: l’ex ministro di Caracas, cittadino colombiano, sarebbe un prezioso testimone nel processo per narcotraffico a carico di Maduro. Coinvolto in diverse indagini penali negli Stati Uniti, arrestato a Capo Verde nel 2020, meno di tre anni dopo Saab era stato graziato dall’allora presidente americano Joe Biden, nell’ambito di uno scambio di prigionieri. Ma sabato 16 maggio il governo venezuelano ha dichiarato di averlo «espulso e deportato», in una nota ufficiale che non fornisce moltissimi altri dettagli.
Tutto fa pensare che sia stato estradato negli Stati Uniti. La decisione rappresenta un netto cambio di rotta contro Saab; per farlo tornare Maduro aveva combattuto con ogni mezzo dopo il suo arresto internazionale. Ora, l’uomo d’affari di origine colombiana, a lungo descritto dai funzionari statunitensi come il «cassiere» dell’ex dittatore, potrebbe essere chiamato a testimoniare contro di lui, che attende a Manhattan un processo per accuse legate al traffico di droga dopo essere stato catturato in un clamoroso blitz dell’esercito americano a gennaio.
L’autorità venezuelana per l’immigrazione, nel suo comunicato, non ha specificato dove Saab sia stato «spedito», ma ha affermato che la decisione è stata presa sulla base di diverse indagini penali in corso negli Stati Uniti. Il fatto che nel comunicato Saab venga indicato soltanto come «cittadino colombiano» sembra richiamare la legge venezuelana, che vieta l’estradizione dei propri cittadini. I dettagli e tutte le indiscrezioni portano a pensare che sia in un carcere degli Stati Uniti.
Eppure, dopo l’arresto del 2020, il governo venezuelano aveva consegnato a un tribunale degli Usa una copia di un passaporto venezuelano di Saab, per tutelarlo. All’epoca, l’allora vicepresidente Delcy Rodríguez — oggi presidente ad interim — lo definì un «innocente diplomatico venezuelano» rapito illegalmente mentre si trovava in missione umanitaria in Iran per aggirare il «blocco immorale e imperialista» imposto dagli Stati Uniti. Oggi la situazione è profondamente cambiata.
Saab, 54 anni, aveva accumulato una fortuna, fino a 3 miliardi di dollari, grazie a contratti con il governo venezuelano. Tuttavia, è caduto in rovina con la nuova leadership del Paese, dopo la destituzione di Maduro con il clamoroso blitz americano a gennaio. Da quando ha preso il posto di Maduro, Rodríguez ha ridimensionato il ruolo di Saab, estromettendolo dal governo e privandolo della funzione di principale intermediario per le aziende straniere interessate a investire in Venezuela. Per mesi si sono susseguite notizie contrastanti secondo cui sarebbe stato detenuto in carcere o agli arresti domiciliari.
Il suo trasferimento negli Stati Uniti rischia di approfondire le divisioni all’interno della coalizione di governo guidata dai chavisti. Rodríguez ha ottenuto un buon credito a Washington ed è riuscita a bloccare ogni discussione su nuove elezioni mentre accetta le richieste dell’amministrazione Trump di aprire i settori petrolifero e minerario del Paese agli investimenti americani. Ma sul fronte interno le concessioni non devono apparire troppe.
L’Associated Press aveva riferito a febbraio che i procuratori federali statunitensi indagavano da mesi sul ruolo di Saab in una presunta rete di tangenti legata a contratti del governo venezuelano per l’importazione di alimenti. L’indagine deriva da un caso aperto nel 2021 dal Dipartimento di Giustizia contro Álvaro Pulido, storico socio di Saab, secondo quanto riferito da un ex funzionario delle forze dell’ordine. Il procedimento, avviato a Miami, riguarda il cosiddetto programma Clap creato da Maduro per fornire beni essenziali — riso, farina di mais, olio da cucina — ai venezuelani poveri in un periodo di iperinflazione fuori controllo e collasso della valuta nazionale.
Saab potrebbe diventare un testimone prezioso contro Maduro. L’imprenditore ed ex ministro aveva infatti incontrato segretamente la Drug Enforcement Administration (Dea) e, durante un’udienza a porte chiuse nel 2022 negli Usa, i suoi avvocati rivelarono che per anni aveva aiutato la Dea a fare luce sulla corruzione nella cerchia ristretta di Maduro. Nell’ambito di quella collaborazione, Saab aveva rinunciato a oltre 12 milioni di dollari provenienti da affari illeciti.
Sposato con l’italiana Camilla Fabri, viceministra di Maduro ed ex commessa in Italia, Saab ha anche patteggiato un anno e due mesi per riciclaggio in Italia: era accusato dalla Procura di Roma per un investimento sospetto in un appartamento invia dei Condotti. Per lo stesso caso anche Fabri ha patteggiato: un anno e sette mesi.
17 maggio 2026 ( modifica il 17 maggio 2026 | 06:11)
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