di
Giulio Gori
Nulla è cambiato fuori dall’Accademia: le agenzie propongono sul posto ingressi in quindici minuti. E tra le guide spunta anche Dante Alighieri
È passato un anno da quando l’ex direttrice della Galleria dell’Accademia, Cecilie Hollberg, ripercorrendo la «sua» via Ricasoli, commentava amareggiata: «Chi ama Firenze deve essere preoccupato per il suo futuro». Dribblando la folla, lo spettacolo davanti agli occhi, era quello delle agenzie coi biglietti saltafila, delle auto in sosta vietata in area pedonale, dei tappetini degli abusivi, della chincaglieria venduta nei negozi.
Non è cambiato niente. Anzi, la sensazione è che chi usa via Ricasoli per i propri comodi ora si senta persino più legittimato che in passato.
A partire dalle tante agenzie che vendono biglietti saltafila, il «bagarinaggio legale» — fare incetta di biglietti con l’orario d’ingresso e rivenderli all’ultimo minuto a prezzo maggiorato con la scusa del tour guidato — contro cui 13 anni fa si schierò l’allora ministro dei Beni culturali Massimo Bray.
In piazzetta delle Belle Arti c’è una folla di addetti che in tante lingue diverse danno il benvenuto alle comitive da scortare all’interno, ma anche a chi arriva alla spicciolata. Un giovane di un’agenzia entra ed esce tra i nastri delle code dell’Accademia per gestire i visitatori, fargli cambiare fila, distribuire biglietti. E se si chiede agli addetti se facciano gestire le file ad altri, la risposta è: «No, ma le agenzie hanno diritto di lavorare».
Da Opera fanno sapere che il bagarinaggio legale non c’è, che le agenzie sono lì per ricevere comitive che hanno regolare prenotazione, che le prenotazioni sono nominali e che all’ingresso, oltre al biglietto, viene controllato il documento d’identità per verificare la corrispondenza.
La realtà appare quantomeno più complessa: in piazzetta delle Belle Arti, più di un addetto intercetta le persone in arrivo illustrando le alternative: «Se fa la coda ci vuole un’ora, altrimenti col tour guidato entriamo tra poco». Un collega strilla in inglese e spagnolo come un venditore da spiaggia: «Biglietti, ingresso tra 10-15 minuti».
Alle piante, come fossero proprietà privata, sono appesi i cartelli delle agenzie. Uno di questi recita «Skip the line», difficile che siano rivolti a chi ha già prenotato. E se si prova a chiedere a chi esce dal museo se gli sia stato controllato il documento, il risultato è un coro di no.
E le cifre? Il biglietto per l’Accademia costa 24 euro con la prevendita. Le agenzie sui propri siti web lo mettono a 45, ma compreso il tour guidato. E i posti sono disponibili anche in giorni e in orari in cui sul sito ufficiale i biglietti sono già sold out.
In via Ricasoli, nelle giornate di punta — dove il vertice della pacchianeria viene raggiunto dalla guida turistica vestita da Dante, in un coraggioso velluto rosso invernale anche nei giorni di solleone — camminare diventa difficile, spesso si è costretti a fare lo slalom, se non a fermarsi: alle due file di cordoni per entrare nel museo, alle comitive che arrivano da due direzioni, si aggiungono gli immancabili tappetini con gli acquerelli venduti dagli abusivi.
Persino loro si lamentano della troppa folla, inveiscono contro i turisti distratti che calpestano i fogli, tanto da tenere in tasca una gomma da cancellare per ripulirli dalle pedate delle scarpe. Se la polizia municipale si affaccia, i tappetini spariscono in un istante, si rifugiano nelle vie attorno e ricompaiono nel giro di un quarto d’ora. Così l’unico vero ostacolo agli abusivi è la pioggia.
Tra bandierine e cartelli pubblicitari piazzati ovunque dalle agenzie — uno dei quali con l’immagine di Elvis Presley sbottonato e con gli addominali in mostra —, cavalletti dei negozi a occupare il marciapiede, la piazzetta delle Belle Arti diventa anche un grande parcheggio abusivo. C’è una lunga distesa di decine di biciclette in sharing ammassate, ma c’è anche la sosta selvaggia delle auto. In piena zona pedonale: «Due nostri professori col pass disabili hanno il permesso di parcheggiare qui, tutti gli altri sono in divieto», raccontano al Conservatorio. E se in via degli Alfani non c’è posto, ad entrare in zona pedonale è anche il furgone delle consegne, che si ferma, apre il portellone e scarica pacchi in mezzo alle comitive. Come se fosse un parcheggio privato.
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17 maggio 2026
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