Roma, 17 maggio – Mentre il conflitto con l’Iran è tutt’altro che risolto, con i negoziati ancora al palo, nuovi venti di guerra sembrano addensarsi sull’orizzonte mondiale, stando all’analisi della Cnn, secondo cui “I cubani si preparano all’invasione, gli Stati Uniti intensificano le tensioni con l’isola, da tempo sofferente”. L’emittente statunitense parla di un “attacco imminente” degli Usa e mette insieme gli ‘indizi’ della presunta operazione militare alle porte.
Uno scenario con cui la popolazione convive ormai da tempo ma che sembra farsi sempre più realistico e imminente alla luce di una serie di eventi dei giorni scorsi. Primo tra tutti la recente visita del direttore della Cia John Ratcliffe all’Avana “a bordo di un aereo tutt’altro che clandestino, su cui campeggiava la scritta ‘Stati Uniti d’America’. Un particolare che non è passato inosservato ed è risultato profondamente scioccante per molti cubani, secondo cui sarebbe il “segnale più evidente, finora, che le tensioni stanno raggiungendo un punto critico”, riporta la Cnn, sottolineando che la popolazione si starebbe preparando alla “battaglia”.
Secondo l’analisi di Patrick Oppmann, i media statali cubani pubblicano immagini di civili che ricevono addestramento militare nell’ambito di quella che Fidel Castro aveva immaginato come la “guerra dell’intera popolazione”, in cui i cubani, armati dal governo, avrebbero combattuto una guerriglia di logoramento contro gli invasori stranieri. Il piano si basa appunto su una guerriglia in stile vietnamita, piuttosto che su un conflitto tra eserciti.

Un incendio appiccato dai manifestanti durante una protesta contro la mancanza di energia e i blackout all’Avana
Mentre le condizioni sull’isola peggiorano e le interruzioni di corrente si protraggono per tutto il giorno, la popolazione è agonizzante e alcuni cubani affermano che almeno un conflitto porrebbe fine alle loro prolungate sofferenze. Gli ospedali statali sono ora privi di molti medicinali di base, i cubani lamentano che il cibo marcisce nei frigoriferi durante i lunghi blackout e che i rifiuti non raccolti si accumulano in quasi tutti i quartieri dell’isola. Il blocco petrolifero di Washington ha prosciugato le ultime riserve dell’isola, come dichiarato questa settimana dal ministro dell’Energia.
Nuove sanzioni contro le aziende che intrattengono rapporti commerciali con Cuba stanno bloccando la maggior parte delle spedizioni marittime verso l’isola, portando a un ulteriore aumento dei prezzi dei generi alimentari e della fame. Il presidente Donald Trump ha definito Cuba un “Paese ormai fallito” e che “dipende” dall’aiuto americano. Per giunta, secondo fonti di stampa concordanti, gli Stati Uniti si preparano a incriminare formalmente mercoledì l’ex presidente cubano Raul Castro, 94enne, per l’abbattimento, nel 1996, di due aerei dell’organizzazione Hermanos al Rescate (Fratelli in Soccorso), che provocò la morte di quattro persone e segnò uno dei momenti di massima tensione nei rapporti tra Washington e Cuba.
“I cubani convivono da così tanto tempo con la minaccia di un intervento militare statunitense che la cosa è diventata una sorta di macabra battuta. “Cuando vienen los americanos” (quando arrivano gli americani) è l’espressione che i cubani usano, con il loro caratteristico umorismo nero, per dire che un problema di lunga data – di cui ce ne sono innumerevoli – un giorno verrà risolto”. La speranza è che a risolverlo sia la diplomazia e non le armi.