di
Giuseppe Sarcina

Il tycoon: «Iraniani annichiliti senza intesa». Telefonata del presidente Usa con Netanyahu, martedì 19 maggio vertice con i militari

Il «tempo stringe», ha scritto ieri Donald Trump sulla sua piattaforma social «Truth» e ha aggiunto: «Non rimarrà nulla dell’Iran se non accetterà un accordo». Subito dopo, però, il presidente americano, intervistato dall’emittente israeliana Channel 12 è sembrato liberare un margine per la trattativa: «Se non verranno da noi con un’offerta migliore, li colpiremo più duramente di come abbiamo fatto finora». Domani, informa Axios, Trump riunirà il team per la sicurezza nazionale, per esaminare le possibili opzioni militari.

Alta tensione

La nuova uscita trumpiana ha chiuso una domenica ad alta tensione nel Golfo, segnata dall’incursione di tre droni nel perimetro di una centrale nucleare degli Emirati Arabi. In una nota pubblicata su «X» dal ministero della Difesa emiratino, si legge che un velivolo ha colpito un generatore elettrico dell’impianto atomico di Barakah, lungo la costa occidentale del Paese. L’impatto ha innescato un incendio: nessun ferito e, fa sapere il ministero, nessun pericolo di fuga radioattiva. Il governo di Abu Dhabi si muove con prudenza: «Sono in corso indagini per determinare la fonte degli attacchi e gli aggiornamenti saranno annunciati in seguito».



















































Scorte di greggio ai minimi termini

È quasi sicuro, però, che i piccoli aerei senza pilota siano stati lanciati dalle basi iraniane. Certo, la nota ufficiale precisa che «il ministero della Difesa è pronto e preparato ad affrontare qualsiasi minaccia». Manca, però, un riferimento esplicito a Teheran. Secondo l’interpretazione più quotata tra i diplomatici, il leader degli Emirati, lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, non vuole alimentare un’escalation nella regione, proprio nel momento in cui il negoziato tra Stati Uniti e Iran è pericolosamente in bilico. E mentre gli analisti della banca svizzera Ubs, nonché l’amministratore delegato di Exxon, Darren Woods, avvertono che le scorte mondiali di greggio sono vicine ai minimi degli ultimi 10 anni: circa 7,6 miliardi di barili. È concreto, quindi, il rischio che il prezzo del petrolio salga ancora, se il blocco di Hormuz durerà a lungo.

Visto da Israele

Preoccupazioni che non paiono sfiorare Benjamin Netanyahu. Ieri il premier israeliano ha parlato al telefono con Trump per più di mezz’ora. Il sito israeliano Ynet, molto letto anche all’estero nella sua versione in inglese, riporta alcune indiscrezioni sul colloquio: «Trump deciderà a breve. Se riprenderà le ostilità con l’Iran è possibile che Israele verrà chiamato a partecipare».

In realtà, Netanyahu non aspetta altro. Ed è probabile che in quei trenta minuti abbia cercato di convincere il presidente Usa che la trattativa con Teheran non porterà da nessuna parte.

Cinque condizioni

Anche dalla capitale iraniana arrivano segnali di sfiducia. L’agenzia di stampa Fars, la voce dei pasdaran, sostiene che Washington abbia presentato una proposta con cinque condizioni: «senza alcuna concessione all’Iran».

Gli americani, tra l’altro, non sono disponibili a versare «alcun risarcimento» agli iraniani, per i danni di guerra. Inoltre esigono che il regime teocratico consegni i 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una soglia vicina a quella necessaria per assemblare la bomba atomica. L’Iran, a sua volta, aveva posto cinque requisiti per un’intesa, tra i quali la fine preliminare della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. 

17 maggio 2026 ( modifica il 17 maggio 2026 | 23:13)