di
Marco Imarisio
Sinner e il tennis italiano trionfano al Foro con Mattarella in tribuna, il calcio sprofonda tra litigi, delusioni e tre Mondiali saltati: il confronto è facile, ma il pallone resta primo, e prima viene curato e guarito, meglio è
Fin troppo facile. Mettere a confronto la sontuosità del nostro tennis, la grande bellezza del Foro Italico e il presidente Mattarella in tribuna d’onore, una giornata perfetta e un campione perfetto come Jannik Sinner, e le vele spiegate di un movimento ben gestito e diretto da una mano molto ferma, con la miseria del nostro calcio, la tremenda notte di Zenica, tre Mondiali visti da lontano, le liti, le beghe da cortile e il poco mischiato col nulla che la sua classe dirigente ha imparato da Calciopoli in poi, e sono passati vent’anni, mica uno. Lo stanno facendo in molti, infatti.
Se poi c’è anche il detonatore della fantozziana vicenda dell’orario di inizio delle partite che riguardavano la qualificazione in Champions, risolta dopo un balletto lungo una settimana imponendo per altro la soluzione proposta fin dall’inizio dalla Lega calcio, il giochino diventa quasi divertente.
Appellarsi al popolo per chiedere se spostare la finale degli Internazionali d’Italia o il derby di Roma, come ha fatto il presidente della Fitp Angelo Binaghi, è un abile esercizio di retorica. Che però rischia di instaurare una dinamica da cane e gatto, della quale si notano già le tracce sui social. Tutto vero.
Al tennis sta riuscendo una rimonta che ha dell’incredibile. Dalla nicchia dove si è trovato per decenni, ha risalito la china fino a diventare in pianta stabile il secondo sport più seguito, spesso operando anche un temporaneo sorpasso al vertice. La conferma arriva dai dati degli ascolti televisivi, che dimostrano come l’onda generata da Sinner già oggi sia più lunga di quella alla quale giunse il motociclismo con Valentino Rossi e lo sci con Alberto Tomba. È anche vero che negli stessi dati dell’audience c’è il limite implicito di questo fenomeno, il suo soffitto di cristallo.
Perché tutto inizia e finisce proprio con Jannik. Quando giocano gli altri, i contatti scendono a livelli di interesse più normali. Gli italiani stanno con chi vince sempre, questa è un’altra verità, di carattere storico. Questo non toglie nulla allo straordinario lavoro che ha fatto la Federazione Tennis (e Padel, vabbè) in questi anni, creando un circuito di tornei nostrani per far crescere i propri giocatori, facendoli seguire da una struttura tecnica finalmente flessibile. Soprattutto, imparando a fare tesoro dei propri errori, a differenza di altri.
Ma il calcio, persino questo calcio italiano povero di idee e risorse, rimane al primo posto. Per fortuna o purtroppo, però è così. Mentre scriviamo, le strade di Milano sono percorse da cortei di auto che festeggiano lo scudetto dell’Inter, mentre decine di migliaia di tifosi si stanno arrovellando sulle possibili combinazioni della loro squadra per raggiungere le coppe europee. Non c’è niente di male nel riconoscerlo.
Mentre invece potrebbe risultare dannoso questo continuo confronto tra la miseria attuale di uno e la nobiltà altoatesina dell’altro. Sperare che il calcio possa un giorno guarire, e intanto godersi i meravigliosi tennisti italiani, tutti nessuno escluso. È più giusto, e anche più bello.
18 maggio 2026 ( modifica il 18 maggio 2026 | 07:10)
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