Il presidente dell’Atp: “Negli ultimi 20 anni la Fitp ha fatto un lavoro straordinario, trasformando gli Internazionali in un evento top a livello globale e investendo su tutto il movimento”
Giornalista
19 maggio – 08:54 – MILANO
“Quello che Jannik sta realizzando a un’età così giovane è straordinario”. Andrea Gaudenzi, presidente dell’Atp ed ex numero 18 del mondo, colui che sacrificò una spalla per la maglia azzurra nella finale di Davis 1998, è ammirato da Sinner e dalle imprese del tennis italiano, dentro e fuori dal campo.
Presidente Gaudenzi, la giornata di domenica è stata l’apoteosi di questa età dell’oro per l’Italia: gli Internazionali conquistati da Sinner, 50 anni dopo Adriano Panatta, davanti al capo dello Stato Sergio Mattarella, a completamento della collezione di Masters 1000, come solo Djokovic riuscì a fare.
“Essere già citato accanto a Novak in qualsiasi discussione storica dice tutto sul livello che Jannik sta raggiungendo. Vincere tutti e nove i Masters 1000 è una delle prove supreme del tennis, perché richiede eccellenza su superfici, condizioni e momenti della stagione completamente diversi. Il fatto che nella storia ci siano riusciti soltanto in due spiega perfettamente quanto sia difficile, soprattutto considerando tutti i grandi campioni che hanno praticato questo sport. È il riflesso di continuità, adattabilità e forza mentale incredibile. Al di là dei risultati, ciò che più mi colpisce è il modo in cui Jannik gestisce il successo: con umiltà, professionalità ed equilibrio. È diventato un ambasciatore straordinario non solo per il tennis italiano, ma per il tennis mondiale”.
La rivalità tra Sinner e Alcaraz ha aumentato la popolarità del tennis. Quanto è importante il ritorno di Alcaraz per il tour?
“Le rivalità sono uno dei principali motori dello sport e ciò che Jannik e Carlos stanno costruendo è incredibilmente entusiasmante per il tennis. Rappresentano una nuova generazione con personalità, stili e storie differenti, ma accomunati da straordinaria professionalità e carisma. Carlos è importantissimo per il tour perché le grandi rivalità elevano tutti e catturano l’immaginazione dei tifosi a livello globale. Il tennis è sempre più forte quando i migliori giocatori sono sani e competono regolarmente sui palcoscenici più importanti”.
Da presidente italiano dell’Atp, cosa pensa del boom del tennis in Italia?
“È un momento straordinario per il tennis italiano ed è il risultato di anni di investimenti, visione e duro lavoro. Ovviamente il successo di Jannik ha amplificato tutto ulteriormente, ma questo boom era iniziato già prima. La cosa entusiasmante è che non riguarda soltanto un campione. L’Italia oggi ha profondità: giocatori, allenatori, eventi, infrastrutture e passione del pubblico. Si vedono stadi pieni, ascolti televisivi record e tantissimi giovani che prendono in mano una racchetta in tutto il Paese”.
Nell’ultimo ventennio, con l’attuale governance della Fitp, gli Internazionali sono stati trasformati. Prima perdevano soldi, ora fanno utili e consentono alla Federazione e al partner Sport e Salute di investire sul movimento. Come l’Atp ha accompagnato questo percorso?
“Prima di tutto, va dato enorme merito ad Angelo Binaghi, al team della Fitp e a tutte le persone coinvolte nella costruzione di una visione di lungo periodo per il tennis in Italia. Roma è sempre stato un torneo iconico, ma negli ultimi vent’anni si è evoluto fino a diventare un evento di tutt’altra dimensione. Per quanto riguarda l’Atp, OneVision è stato pensato per creare le basi di una crescita sostenibile a lungo termine per l’intero tour. Questo include la protezione a lungo termine della categoria dei Masters 1000, l’espansione di molti tornei al formato da 12 giorni e l’introduzione di un nuovo modello di condivisione dei profitti 50/50 tra giocatori e tornei. Questi cambiamenti hanno creato maggiore stabilità e prevedibilità, consentendo ai tornei di investire con fiducia, assicurando allo stesso tempo che i giocatori beneficino direttamente della crescita che contribuiscono a generare. E stiamo già vedendo risultati concreti. Dal 2019, i compensi dei giocatori nel circuito Atp sono aumentati di circa 100 milioni di dollari e parallelamente hanno continuato a crescere il coinvolgimento dei tifosi, l’affluenza e i ricavi commerciali. Questo allineamento tra giocatori e tornei è fondamentale”.
Da “osservatore” qual è l’aspetto che l’ha impressionata di più, rispetto ai tempi in cui frequentava il torneo da giocatore?
“La dimensione dell’evento oggi è completamente diversa. Quando giocavo a Roma era già uno dei tornei più belli del mondo, ma la trasformazione dell’impianto e delle infrastrutture negli ultimi anni è stata straordinaria. L’espansione del sito, gli investimenti nelle strutture per i giocatori, nell’hospitality e nelle aree dedicate ai tifosi, così come i piani per un nuovo stadio con copertura, dimostrano una reale volontà di costruire un evento di livello mondiale per il futuro. Quello che colpisce è la volontà di continuare a innovare: non solo preservare la tradizione di Roma, ma migliorare costantemente l’esperienza per tutti gli stakeholder”.
Quanto è importante per voi la copertura del Centrale, prevista per il 2028?
“Gli investimenti infrastrutturali sono assolutamente cruciali se vogliamo che gli eventi continuino a crescere e a competere ai massimi livelli globali. I piani per il nuovo stadio e il tetto rappresentano un passaggio molto importante per Roma e per il tennis italiano più in generale. Le infrastrutture moderne non riguardano soltanto la capienza: servono a offrire un’esperienza di altissimo livello a tifosi, giocatori, broadcaster e partner. Un tetto garantisce inoltre certezza operativa, un aspetto sempre più importante per i media globali e per la programmazione. Se si guardano i più grandi eventi sportivi del mondo, tutti continuano a investire e a evolversi. Roma sta dimostrando di avere la stessa ambizione”.
I piani per il nuovo stadio e il tetto rappresentano un passaggio molto importante per Roma. Gli investimenti infrastrutturali sono cruciali
Andrea Gaudenzipresidente Atp
Binaghi punta a far diventare gli Internazionali il “quinto Slam”. Al di là della fattibilità dell’operazione, che richiederebbe una rivisitazione del format degli Slam, lei ritiene che gli Internazionali possano essere considerati una sorta di “quinto Slam”?
“Gli Slam sono istituzioni uniche con un posto molto speciale nel nostro sport, quindi credo sia importante rispettarne la storia e l’identità. Ma non c’è dubbio che oggi Roma sia tra gli eventi più importanti del tennis mondiale. È importante sottolineare, però, che anche altri Masters 1000, come Cincinnati, Madrid, Shanghai, Indian Wells e altri, stanno investendo molto e mostrando grande ambizione nel far crescere eventi, infrastrutture ed esperienza per i tifosi. Ed è molto positivo per il nostro sport, perché spinge tutti a innovare e ad alzare continuamente gli standard. L’ambizione di continuare a evolversi è esattamente ciò che aiuta il tennis a crescere a livello globale”.
Nel progetto premium che lei sta portando avanti da qualche anno, i Masters 1000 sono il fiore all’occhiello. Il format di 12 giorni è quello che esalta meglio la sua idea di business tennistico? Diversi giocatori si lamentano della lunghezza di questi tornei.
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“La categoria dei Masters 1000 è centrale nella visione a lungo termine dell’Atp. Questi eventi rappresentano il nostro prodotto di punta e il principale motore della crescita globale del tennis. Il passaggio al formato esteso da 12 giorni fa parte di una strategia più ampia, legata a OneVision, per rafforzare il valore premium di questi tornei per tifosi, broadcaster, partner, giocatori e città ospitanti. Consente agli eventi di aumentare l’affluenza, approfondire il coinvolgimento dei fan e generare maggiore valore per tutto l’ecosistema. È importante anche sottolineare che il formato ampliato crea più opportunità per una platea più ampia di giocatori. Con tabelloni principali da 96 partecipanti, più atleti hanno accesso diretto ai principali eventi Atp durante la stagione, con maggiori opportunità economiche, prize money più alti e percorsi professionali più sostenibili. Parallelamente, come ricordavo prima, abbiamo introdotto un nuovo meccanismo di condivisione dei profitti 50/50 tra giocatori e tornei. Questo crea un modello di partnership molto più forte e un circolo virtuoso per il nostro sport: dà ai tornei maggiore certezza per pianificare e investire nel futuro, garantendo al tempo stesso che i giocatori partecipino direttamente al successo e alla crescita degli eventi. Naturalmente, riconosciamo anche le preoccupazioni sollevate da alcuni giocatori riguardo alla programmazione e ai periodi più lunghi lontano da casa. Allo stesso tempo, i giocatori sono lavoratori indipendenti e hanno quindi la responsabilità di prendere autonomamente le proprie decisioni di calendario. Il nostro obiettivo è creare un contesto in cui i giocatori siano incentivati a dare priorità ai tornei più importanti del calendario, perché è questo che permette di offrire il miglior prodotto possibile a tifosi, broadcaster, partner e al tennis nel suo complesso. Continuiamo a lavorare a stretto contatto con il Player Advisory Council e con l’intero gruppo dei giocatori per costruire il miglior tour possibile. L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra crescita, calendario e benessere degli atleti”.
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