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Enrico Brignano fa sessant’anni. Solo un numero per lui. Un numero che non gli piace. «In effetti “Sessanta” stona con quello che provo: io non me li sento», dice al Corriere della Sera.
La borgata romana
Al quotidiano di Milano racconta di essere cresciuto in una borgata romana, «un mondo all’epoca rischioso, pieno di pericoli, per niente facile, c’erano le Brigate Rosse, la Banda della Magliana». Rischi che Enrico è riuscito a evitare, uno a uno «sposando la causa della recitazione. Certo non mi aspettavo una carriera così. All’epoca non c’erano i reality o i talent che ti davano la possibilità di immaginare un destino».
APPROFONDIMENTI
C’era però il “Maurizio Costanzo Show”. «Per certi versi era un talent, ma lo spazio era per un comico alla volta.
Quindi la trafila non era semplice. Per fortuna Maurizio si è affezionato anche a me: mi diede il “patentino” e mi fece conoscere alla nazione intera».
I primi spettacoli e i primi applausi in treno, sulla tratta che collegava Piramide a Lido Osti, il primo ingaggio fu con Gigi Proietti ma come macchinista. Non il massimo… «Quando si è giovani si è impetuosi e un po’ livorosi. Io ci rimasi male onestamente. Mi feci un pianticello da solo, ma una mia insegnante di recitazione mi spinse ad accettare: devi essere orgoglioso di essere il miglior macchinista attore su piazza».
La madre morta
Ora da fine giugno inizia la tournèe con “Bello di mamma!”. «Uno spettacolo in ricordo di mia madre che è venuta a mancare l’anno scorso. Andai comunque in scena a Catania con il lutto nel cuore. So che avrebbe voluto così» Un one man show senza mai toccare la satira politica. Al Corsera spiega la sue ragioni: «È una scelta che nasce da tre ragioni. La prima è perché la politica italiana è in una deriva veramente pessima e non ho mai voluto dare un ulteriore palcoscenico a persone che non stimavo. La seconda perché il monologo politico ha un tempo limitato, scade con l’avvicendarsi dell’attualità. E infine perché sapevo che c’è chi la fa molto meglio di me, tipo Crozza».
Dopo il teatro vorrebbe tornare al cinema ma non per far ridere. Enrico Brignano cerca «un film impegnato, un ruolo diverso, dove non c’è assolutamente necessità di far ridere. Magari un film di Ferzan Ozpetek, un regista che ama lavorare anche con attori meno “cinematografici”, con le icone della tv».
La moglie Flora
Capitolo finale dedicato a sua moglie Flora Canto spesso riconosciuta come “moglie di…”. «A Flora dà sicuramente fastidio quando la chiamano così, e mi dispiace. C’è qualcuno ancora che si lascia andare in commenti poco carini, ma lo mettiamo in conto. Molto spesso c’è anche l’invidia sociale di chi vede una coppia che vive un momento particolare di grande gioia. Ci sta».
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