di
Aldo Grasso
Il programma condotto da Emilia Brandi nell’ultima puntata squarcia il velo del caporalato «italiano sugli italiani»
Lavorava in modo disumano per pochi euro l’ora. E durante l’estate caldissima del luglio 2015, moriva di fatica nelle campagne di Andria, in Puglia. Si chiamava Paola Clemente, faceva la bracciante, ed estraeva gli acini troppo piccoli dai grappoli d’uva, per renderli omogenei: un processo laborioso, detto di acinellatura, che richiede un’alta specializzazione. Una morte che ha acceso i riflettori sullo sfruttamento dei lavoratori nei campi e un anno dopo — il 18 ottobre del 2016 — ha portato all’approvazione della legge per il contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura.
La storia tragica di Paola Clemente è al centro della puntata di «Cose Nostre» il programma che Emilia Brandi conduce con il solito scrupolo e intensa partecipazione, ultimi lasciti della missione del servizio pubblico: «Mani d’oro, terra nei capelli» (Rai 1).
Dietro la sigla fredda di una legge dello Stato — la Legge 199 contro il caporalato — c’è la vita spezzata di una donna normale. Paola Clemente non voleva essere un’eroina, né un manifesto politico. Era una madre di 49 anni, una moglie, una lavoratrice instancabile che amava cucinare per la sua famiglia e che a dicembre del 2015 avrebbe finalmente finito di pagare il mutuo della casa, il sogno di una vita condiviso con il marito Stefano dopo 28 anni di matrimonio.
Paola era una donna che apparteneva a quella schiera di invisibili abituati a «lavorare e a stare in silenzio». Per lei la fatica non era una scelta, ma una necessità assoluta per mandare avanti la casa e far crescere i suoi tre figli a San Giorgio Jonico.
Il programma insiste molto sul fatto che Paola è morta di fatica e di sfruttamento in un’Italia che troppo spesso preferisce non vedere la schiavitù moderna nascosta dietro le sue eccellenze gastronomiche. Sebbene la giustizia penale non abbia individuato responsabilità dirette per il suo infarto (confermando in appello l’assoluzione del titolare dell’azienda agricola), la sua storia ha scosso nel profondo la coscienza del Paese, squarciando il velo sul caporalato «italiano su italiani». P.S. Può un programma così andare in onda a mezzanotte?
19 maggio 2026
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