di
Tiziano Grottolo

Cinzia Lionello: «Quando era più piccola, a volte Federica mi diceva di non stare in tribuna perché le mettevo ansia. Se non potevo essere presente la seguivo in tv da casa, sola con mio marito»

Se durante le gare i campioni sono abituati a gestire la pressione, lo stesso non si può dire del pubblico che segue sempre i propri beniamini con tanta apprensione. Che la gara si risolva in una manciata di bracciate, in novanta minuti, o piuttosto in diverse ore di match, il risultato non cambia: chi guarda è spesso più teso di chi è effettivamente impegnato nella competizione. E forse è proprio questo il bello dello sport, ciò che unisce le persone. L’attesa, la paura, la speranza e — con un po’ di fortuna — la gioia finale. Lo sa bene Siglinde Sinner, mamma di Jannik, il campione di tennis altoatesino che a Roma ha conquistato gli Internazionali d’Italia. Mamma Siglinde ha vissuto gli ultimi game decisivi contro il norvegese Casper Ruud con le mani sul volto. Un gesto semplice quanto comune, che serve a scacciare un po’ di tensione. «Il problema è che dal campo la vedevo — ha scherzato il numero uno della classifica Atp — ma è già tanto che sia rimasta». Un’altra madre che ha dovuto imparare a gestire le emozioni per le gare della figlia è Cinzia Lionello, mamma dell’ex campionessa Federica Pellegrini, la più grande nuotatrice italiana della storia.

Signora Lionello, si è riconosciuta nelle immagini della madre di Sinner?
«Sì, vivevo decisamente la stessa tensione. Quando l’ho vista ho pensato: “Mannaggia, come la capisco”. Però devo dire che poi resta anche una bella emozione».



















































Lei però non si copriva gli occhi…
«Di solito, se ero presente alle gare, urlavo, ma quando ce n’era una importante mi zittivo e non riuscivo a stare ferma. Camminavo su e giù per le gradinate, uscivo dalla piscina e rientravo. L’attesa forse era peggiore della gara in sé: in fondo, a differenza del tennis, le gare di mia figlia si risolvevano nel giro di una manciata di minuti. Anche con Alessandro (il fratello di Federica, ndr) abbiamo sempre cercato di stare vicino a nostra figlia nei momenti più importanti della sua carriera, seguendo le gare con passione e cuore».

E come gestiva tanta tensione, aveva qualche trucco?
«Quando seguivamo Federica da casa non volevamo nessuno, perché io e mio marito eravamo già abbastanza tesi».

E qualche rito scaramantico?
«No, però, se restavamo a casa cercavamo di sederci negli stessi posti dell’ultima gara vincente, tenendo anche gli oggetti dove stavano prima. Probabilmente quello che fa ogni genitore che segue i propri figli nello sport».

Sua figlia è stata una grande campionessa e proprio per questo, prima di ogni gara, c’erano sempre tante pressioni e alte aspettative per il risultato. Questo la preoccupava?
«Sì, sicuramente prima di ogni competizione c’era una forte pressione mediatica che percepivamo anche noi. Poi però tutta la concentrazione andava sulla gara. Quando in palio c’è un’Olimpiade o un Mondiale non è facile, ci abbiamo rimesso qualche pezzo di cuore ma siamo sopravvissuti anche noi (ride, ndr)».

Immagino che pure per sua figlia fosse importante sapere di avere la famiglia vicina, pronta a sostenerla…
«Pensi che all’inizio, quando era più piccola, a volte mi diceva: “Mamma non venire perché poi so che sei in tribuna e mi metti ansia, magari poi penso più a te che a quello che devo fare”. Invece dopo c’è stata una svolta e quando le chiedevo se potevo esserci mi rispondeva: “Sono pronta, vieni che ti aspetto”».

E per quanto la riguarda, tra le gare che ha seguito ce n’è una che ricorda con particolare affetto?
«Diciamo che le ultime sono state bellissime, un’emozione particolare. Ma a essere sincera, quelli che ricorderò per sempre sono i Mondiali di Roma, quando Federica vinse due ori e stabilì due record mondiali (nei 200 e 400 metri stile libero, ndr). È stata tanta roba».

Effettivamente non capita tutti i giorni. Senta, prima di salutarci: ha un consiglio per la madre di Sinner?
«Credo che ognuno gestisca la tensione come può, però le faccio i complimenti perché Jannik è un ragazzo eccezionale». 

19 maggio 2026 ( modifica il 19 maggio 2026 | 11:41)