“Il ciclismo, così com’è, è morto”. Basterebbe questo incipit per capire la portata dello sfogo. A lanciare l’allarme non è un detrattore qualsiasi, ma Pippo Pozzato, ex professionista e oggi organizzatore di eventi ciclistici di successo (tra cui le corse in Veneto di Ride the Dreamland). Ospite del video-podcast “Big Match” condotto da Alex Iuliano, l’ex campione ha tracciato una radiografia spietata e senza filtri dello stato di salute del nostro sport, puntando il dito senza mezze misure contro i vertici della FCI (Federazione Ciclistica Italiana).

Il paragone con il tennis e il modello Sinner

Se da un lato il tennis italiano vive un momento d’oro, il ciclismo sembra impantanato in una palude. Pozzato evidenzia come i trionfi di Jannik Sinner non siano frutto del caso o della fortuna temporanea, ma di una solida programmazione partita quasi vent’anni fa dai vertici della Federtennis, capace di risanare i bilanci e di investire capillarmente sui giovani e sui circoli. Nel ciclismo, invece, secondo Pozzato manca totalmente una visione a lungo termine. Si cercano risultati immediati, utili solo a illudere i tifosi e a mascherare una paralisi strutturale profonda.

Guarda la videointervista completa ⤵️I “dinosauri” di Roma e la crisi dirigenziale

Il giudizio di Pozzato sulla Federciclismo è un attacco frontale, mosso dalla frustrazione di chi vive lo sport a 360 gradi e vede un potenziale enorme costantemente sprecato. Le parole dell’ex corridore non lasciano spazio a interpretazioni e condannano senza appello i piani alti della FCI: “Il ciclismo, la Federazione e tutto il movimento è allo sfascio più totale perché comunque non abbiamo corridori per vincere le corse più importanti, non abbiamo corridori per vincere i campionati del mondo e non abbiamo, secondo me, una classe dirigenziale che sia all’altezza o che abbia una visione di quello che di quello che si potrebbe e dovrebbe fare da qui a 10 anni”, sottolinea Pozzato.

A frenare il rinnovamento, secondo Pozzato, è una mentalità obsoleta, arroccata sulle poltrone e impermeabile alle idee delle nuove generazioni. Un sistema politico sportivo a cui, in fondo, conviene mantenere lo status quo: “Ma a chi è che fa comodo non andare avanti, non cambiare le cose? Ai dinosauri che stanno seduti sulle poltrone di Roma sicuramente, ma questo è un peccato perché penso siamo un paese che ha un’altissima concentrazione di talenti ma li stiamo sfruttando pochissimo”.

Dove sono le competenze tecniche?

Il nocciolo del problema, rimarcato da Pozzato, risiede nell’assenza di reale competenza tecnica all’interno delle stanze decisionali, un apparato istituzionale profondamente scollegato dalla strada e dalle dinamiche agonistiche: “La Federazione ha all’interno del Consiglio Federale: 1) i corridori non hanno i voti; 2) gli organizzatori non hanno i voti; 3) i direttori sportivi non hanno i voti. Cioè già questo fa capire che ha uno statuto bizantino fondamentalmente è una cosa che non è possibile: da lì non puoi migliorare niente perché comunque non tocca palla nessuno di chi ha competenze tecniche all’interno del Consiglio Federale”.

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Spettacolo e innovazione: la ricetta per salvare il ciclismo

Oltre alla pura critica, Pozzato offre però anche la sua visione imprenditoriale per rilanciare il settore. Bisogna svecchiare il prodotto e renderlo più “sexy” per attrarre le nuove generazioni, altrimenti si continuerà ad avere un pubblico con un’età media sempre più alta. Le corse infinite in pianura, dove l’azione si concentra solo nell’ultima ora, faticano a trattenere davanti allo schermo i ragazzi di oggi.

Servirebbero format più dinamici, con circuiti spettacolari che ripetono i passaggi cruciali, e servizi mirati per i tifosi. Pozzato immagina persino un’evoluzione verso l’intrattenimento puro, con l’introduzione di aree a pagamento nei punti nevralgici, dove offrire uno show continuativo anche nei momenti in cui il gruppo è lontano.

La via d’uscita, secondo Pozzato, è smettere di essere presuntuosi e iniziare a copiare dai migliori (ad esempio il modello multidisciplinare sloveno per lo sviluppo giovanile) unendo le forze sul territorio. L’Italia possiede le strade e i paesaggi più belli del mondo per accogliere il cicloturismo, ma troppo spesso le eccellenze si scontrano con la burocrazia, la mancanza di reti tra amministrazioni locali e l’incapacità cronica di sapersi vendere.

Un sogno mondiale nella Capitale

Nonostante l’amarezza per le tante occasioni perse e per un rapporto di profondo amore-odio con l’ambiente, Pozzato non smette di guardare avanti. Prima di “andare in pensione” dalla sua carriera di organizzatore, coltiva un traguardo ambiziosissimo: portare il Campionato del Mondo di ciclismo nel cuore di Roma. Una cartolina globale che potrebbe rappresentare proprio quella scossa capace di risvegliare un movimento ciclistico italiano che, seppur intorpidito e sfiduciato, non vuole rassegnarsi a rimanere “morto”.

[Fonte]

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