di
Dimitri Canello

Coinvolte Simico e Graffer, indagine per turbata libertà di gara d’appalto sui lavori dell’impianto a fune. Saldini tra gli indagati. «Piena collaborazione, noi corretti»

Inchiesta esplosiva sulla cabinovia olimpica di Cortina. La Procura di Belluno ha disposto perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo nell’ambito di un’indagine per turbata libertà di gara d’appalto sui lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes, uno degli impianti simbolo di Milano-Cortina 2026 che avrebbe dovuto essere pronto per l’avvio dei Giochi invernali.

Le perquisizioni

Nel mirino degli investigatori sono finite Simico, la società pubblica committente delle opere olimpiche, e Graffer, l’azienda esecutrice dei lavori. Le perquisizioni hanno riguardato sedi societarie, documentazione, dispositivi informatici e posizioni personali degli indagati. Tra questi figura l’amministratore delegato di Simico, Fabio Saldini, insieme ad altre due persone. Va precisato che Sergio Lima, patron di Graffer, allo stato attuale non risulta fra gli indagati. Ma è il quadro investigativo delineato dalla Procura a rendere la vicenda particolarmente delicata. Secondo gli inquirenti, vi sarebbe la «possibile sussistenza di condotte» che, «grazie ad accordi collusivi o comunque tramite modalità fraudolente», avrebbero «deliberatamente favorito» Graffer nell’assegnazione dell’appalto.



















































Faro sul programma dei lavori

Il passaggio più pesante dell’ipotesi accusatoria è però un altro: tutto questo sarebbe avvenuto «con la consapevolezza che i tempi a disposizione non sarebbero stati compatibili con la messa in funzione dell’impianto entro l’inizio dei Giochi Olimpici». Tradotto: l’indagine non punta soltanto a verificare eventuali anomalie nella procedura di affidamento, ma anche a chiarire se qualcuno sapesse già che il cronoprogramma olimpico fosse, di fatto, irrealizzabile. L’inchiesta segna un salto di livello rispetto ai primi approfondimenti avviati nei mesi scorsi. Già due mesi fa la Procura aveva aperto una prima fase conoscitiva sulle carte dell’appalto, mentre parallelamente era emerso anche il fronte delle preoccupazioni geologiche per il rischio frana nella zona di Lacedel, sollevato dagli esposti di alcuni residenti.

L’assegnazione dell’opera

Il nodo centrale resta quello dell’affidamento dell’opera. Il primo bando, nella primavera del 2025, era andato deserto: a pesare erano stati i tempi strettissimi, il sistema delle penali e le criticità geologiche dell’area. I grandi operatori internazionali del settore, Leitner e Doppelmayr, avevano scelto di non partecipare. In seguito Simico, guidata dal commissario Fabio Saldini, aveva optato per una procedura negoziata che aveva portato all’assegnazione dei lavori all’Ati guidata da Graffer. Ed è proprio questo passaggio – dalla gara pubblica senza offerte alla trattativa privata – a essere oggi uno dei punti centrali dell’attenzione investigativa.

I dubbi sull’impresa

Nei mesi successivi il cantiere aveva continuato a inseguire il tempo tra ritardi, polemiche e incognite tecniche. Erano emersi anche interrogativi sulle capacità tecniche del gruppo bresciano, mentre i collaudi dell’impianto venivano indicati come ancora lontani. Anche in questo caso, Sergio Lima – patron di Graffer – non risulta al momento fra gli indagati. Ora però il quadro cambia radicalmente: non si parla più soltanto di ritardi o di un’opera in corsa contro il tempo, ma dell’ipotesi che l’assegnazione di uno dei cantieri simbolo delle Olimpiadi possa essere stata orientata pur sapendo che il traguardo dei Giochi fosse, nei fatti, fuori portata.

Simico: piena collaborazione, da noi correttezza e regolarità

Da parte sua Simico, in una nota, ha confermato di aver garantito «la più ampia e totale collaborazione» alla Procura di Belluno, dichiarandosi pienamente a disposizione dell’autorità giudiziaria, ribadendo «totale fiducia nell’operato della Magistratura» e sostenendo che gli accertamenti consentiranno di «chiarire compiutamente i fatti» e di confermare «la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla società».

La richiesta di dimissioni

Dopo la notizia dell’inchiesta, la capogruppo di Avs Luana Zanella tuona: «Saldini si deve dimettere. Avevamo già chiesto la revoca dei suoi poteri commissariali estesa al completamento delle opere post olimpiche, ora alla luce dell’indagine in corso, di una inaudita gravità, Saldini non può restare al suo posto. Soprattutto si elimini dal decreto-legge sul Piano casa la possibilità che Simico e il suo Ad possano operare nella riqualificazione dell’edilizia popolare». 


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21 maggio 2026 ( modifica il 21 maggio 2026 | 14:39)