Incontri con i media limitati e stop alle tv per mandare un segnale: i giocatori chiedono più soldi, più tutele e più peso nelle decisioni. Il n.1 al mondo: “Rimanere senza risposte per più di un anno non è tollerabile. Noi giocatori siamo molto uniti, valuteremo”
22 maggio 2026 (modifica alle 18:38) – PARIGI
A Parigi la Fronda la conoscono bene, avendola organizzata già 378 anni fa contro il cardinale Mazarino. In fondo, nella protesta dei tennisti contro gli Slam, sopravvive una sorta di ribellione all’assolutismo dei quattro tornei maggiori, accusati di non ripartire equamente i profitti con i veri protagonisti dello spettacolo, cioè i giocatori. La querelle è piuttosto nota: con i montepremi, gli Slam destinano loro circa il 15% dei proventi, cifra inferiore al 22% garantito ad esempio dai Masters 1000, e considerata decisamente insufficiente, in particolare in merito al sostegno dei giocatori di seconda fascia e alle coperture pensionistiche per il dopo-agonismo. Così, dopo che la lettera inviata a marzo del 2025 dai top player agli organizzatori degli Slam non ha mai avuto risposta, a Roma si è cominciato a parlare di azioni eclatanti, fino a minacciare il boicottaggio.
l’orologio—
Al momento, il bis di quanto avvenne a Wimbledon nel 1973 con il ritiro di 83 giocatori a supporto dello squalificato (per questioni di Coppa Davis) Pilic, è stato scongiurato, ma una ventina di giocatori, tra cui tutti i top ten già presenti a Parigi ad eccezione di Djokovic (che compiva gli anni e comunque ha confermato di essere schierato per un radicale cambiamento), hanno deciso di dare un segnale limitando a 15 minuti (cifra che richiama il famoso 15%…) la durata delle conferenze stampa del media day e di non rilasciare interviste alle tv detentrici dei diritti. La protesta peraltro è iniziata in modo piuttosto disorganizzato: con i cellulari in mano, i giornalisti hanno cronometrato al secondo i tempi di parola dei giocatori: l’americano Fritz è stato 10 minuti e 30 secondi nella sala stampa principale, poi 4 minuti e 30 secondi davanti all’emittente americana TNT. L’operazione di sorveglianza è stata complicata dalla conformazione del centro stampa, dove l’area interviste riservata alle emittenti è inaccessibile ai giornalisti di testate senza diritti di trasmissione. Diversi giornalisti si sono quindi accalcati all’ingresso dell’area riservata alle emittenti per cercare di capire quanto tempo i giocatori dedicassero alle troupe televisive dopo le conferenze stampa.
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i prossimi passi—
Tra i giocatori che hanno aderito alla protesta anche Jannik Sinner: “Non è un atto contro i giornalisti, anzi siamo felici di condividere come sempre le nostre sensazioni con voi. E’ una questione di rispetto, rimanere senza risposte per più di un anno non è tollerabile. Noi giocatori siamo molto uniti, ed è quello che conta. Vedremo quali saranno le mosse della controparte, poi decideremo eventualmente passi ulteriori. Di certo vogliamo avere più voce in capitolo, anche nelle scelte di calendario”. E’ previsto in queste ore un incontro tra l’organizzazione e gli agenti dei giocatori più rappresentativi (tra cui Vittur per Sinner), anche se la direttrice del torneo Amelie Mauresmo ha già detto che per quest’anno non ci saranno scostamenti nel bilancio del torneo, aggiungendo che in questi anni i ricavi sono stati utilizzati anche per migliorare la logistica e l’accoglienza dei giocatori. Il torneo di Wimbledon, invece, sembra intenzionato a interfacciarsi con un consiglio dei giocatori più rappresentativi, attraverso la mediazione di Tim Henman.
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