La diva di Hollywood ha finalmente svelato i dettagli sulla sua sorprendente apparizione nell’episodio conclusivo dell’ultima stagione della serie tv sudcoreana di Netflix. Il cameo, rimasto sotto stretto riserbo fino al debutto, è stato un momento che ha lasciato i fan a bocca aperta e che, secondo molti, potrebbe aprire la strada a un nuovo spin-off della serie di successo globale
L’attrice Cate Blanchett ha finalmente svelato i dettagli sulla sua sorprendente apparizione nell’episodio conclusivo dell’ultima stagione di Squid Game, un cameo rimasto sotto stretto riserbo fino al debutto. Un momento che ha lasciato i fan a bocca aperta e che, secondo molti, potrebbe aprire la strada a un nuovo spin-off della serie di successo globale.
Dopo essere diventato il titolo più visto nella storia di Netflix, il dramma distopico sudcoreano ha chiuso la sua corsa questa estate, portando a compimento il racconto di un letale torneo in cui i concorrenti si sfidano fino alla morte. Con la sua estetica ormai iconica – tute verdi e rosa, e giochi dall’aspetto innocente ma letali – Squid Game è entrato nel linguaggio e nell’immaginario collettivo.
Tra le sorprese più eclatanti della stagione finale, spicca l’ingresso di Blanchett, 56 anni, nella scena conclusiva. Qui interpreta una reclutatrice del Gioco con base a Los Angeles, avvistata dal Front Man, interpretato da Lee Byung-hun, mentre percorre in auto la città. Il suo personaggio, elegante in completo e con i capelli tirati all’indietro, è impegnato in un vicolo a giocare a ddakji con un senzatetto, in una sequenza che riecheggia l’incontro iniziale tra il venditore interpretato da Gong Yoo e Gi-hun (Lee Jung-jae) nella prima stagione.
Un invito “inaspettato” e un set blindatissimo
Parlando con il magazine statunitense Variety, Blanchett ha rivelato che la proposta di partecipare alla serie “è arrivata dal nulla”, spingendola ad accettare di girare quella scena top secret. Le riprese, effettuate proprio a Los Angeles, sono state organizzate con il massimo della discrezione: “Poiché è una serie di culto e stavano girando a Los Angeles, tutti erano informati solo sullo stretto necessario” ha spiegato l’attrice.
L’interpretazione ha avuto anche un tocco personale: Blanchett non ha effettuato alcuna prova costumi per il ruolo senza nome, preferendo indossare il proprio completo. Per prepararsi, ha dovuto imparare velocemente le regole del ddakji: “Ho dovuto esercitarmi e allenarmi più volte” ha raccontato. “Sapevo che ci sarebbero stati quattro o cinque set-up diversi, conoscevo ciò che serviva per ogni inquadratura e poi mi sono state consegnate le pagine di copione. È stato uno dei lavori più misteriosi che abbia mai fatto”.
Approfondimento
Squid Game, Netflix chiude la serie con un trailer d’addio
La conclusione di una storia in tre atti
Secondo la critica televisiva Sabrina Barr di Metro, la stagione finale di Squid Game si avvicina alla perfezione. Pur non avendo pianificato in origine tre stagioni, il creatore Hwang Dong-hyuk ha chiuso il percorso del Giocatore 456, Seong Gi-hun (Lee Jung-jae), in maniera coerente e fluida, come se il progetto fosse sempre stato pensato come una trilogia.
Non mancano, però, alcune riserve: per Barr, la presenza dei VIP risulta eccessiva e distraente, nonostante la loro funzione narrativa di mostrare per chi venga organizzato il Gioco. Tuttavia, le scene finali della stagione sono riuscite a provocarle “la più positiva delle reazioni a bocca aperta”.
Approfondimento
Squid Game: La sfida 2, il teaser e la data di uscita
Un futuro spin-off all’orizzonte?
Il cameo di Blanchett non è stato soltanto un momento memorabile per i fan, ma anche un indizio narrativo di peso: la scena sembra infatti confermare l’esistenza di una versione internazionale del Gioco.
Un dettaglio che molti hanno interpretato come il preludio a una nuova serie derivata. Interrogata in merito, l’attrice non ha smentito questa possibilità, lasciando aperta la porta a ulteriori sviluppi nell’universo di Squid Game.
Approfondimento
Squid Game 3, il trailer della stagione finale
Cate Blanchett, la carriera della diva di Hollywood
Cate Blanchett ha impreziosito non poco la serie televisiva sudcoreana.
La diva, nata a Melbourne il 14 maggio 1969, è un’attrice e produttrice cinematografica australiana, naturalizzata statunitense, universalmente riconosciuta come una delle interpreti più talentuose della sua generazione.
Vanta otto candidature agli Oscar, un traguardo che la colloca al quarto posto nella storia del premio insieme a Glenn Close, Judi Dench e Geraldine Page. Ha conquistato due statuette: nel 2005 come miglior attrice non protagonista per The Aviator di Martin Scorsese, interpretando Katharine Hepburn, e nel 2014 come miglior attrice protagonista per Blue Jasmine di Woody Allen. È una delle sole sette attrici ad aver ottenuto entrambe le categorie del premio e la prima australiana a vincere due Oscar per la recitazione.
La sua formazione artistica è avvenuta in patria, ma la fama internazionale è arrivata nel 1998 con il ruolo di Elisabetta I in Elizabeth, che le è valso la prima nomination all’Academy Award. Negli anni, è stata candidata anche per Diario di uno scandalo (2006), Elizabeth: The Golden Age (2007), Io non sono qui (2007), Carol (2015) e Tár (2022). La sua carriera è costellata di riconoscimenti: quattro Golden Globe, quattro BAFTA, tre Screen Actors Guild Awards, tre Critics Choice Awards, due Coppe Volpi e il BFI alla carriera.
Il primato: nominata agli Oscar in 4 decenni consecutivi
Un primato particolare la vede nominata agli Oscar in quattro decenni consecutivi, dagli anni Novanta ai Duemilaventi.
Tra le onorificenze ricevute figurano il titolo di cavaliere dell’Ordre des arts et des lettres, conferitole dalla Francia nel 2012, e quello di compagno dell’Ordine dell’Australia per il contributo alle arti, all’impegno umanitario e alla tutela ambientale, consegnatole dalla Regina Elisabetta II. Nel 2020 ha presieduto la giuria del Festival del Cinema di Venezia.
Figlia di Robert DeWitt Blanchett, di origini francesi, e di June Gamble, di discendenza inglese, Cate è la seconda di tre fratelli. Rimasta orfana di padre a dieci anni, ha studiato danza e pianoforte prima di avvicinarsi alla recitazione quasi per caso: a 21 anni, durante un viaggio in Egitto, apparve come comparsa nel film arabo Kaboria, nei panni di una cheerleader. L’esperienza le aprì la strada per il teatro e la televisione, dopo l’iscrizione al Sydney’s National Institute of Dramatic Arts, fino al debutto cinematografico nel 1997 con Paradise Road di Bruce Beresford.
Approfondimento
Cate Blanchett, Mostra del Cinema di Venezia: tutti i look dal 2000
TAG: