di
Marco Calabresi
Il campione serbo: «Cerco sempre di essere al massimo della forma per poter dare il meglio nei tornei del Grande Slam, quindi non vedo l’ora di scendere in campo e iniziare a competere»
Il tormentone è quello solito. Novak Djokovic riuscirà mai a vincere il suo 25° titolo dello Slam? Gli anni passano, l’età avanza (ieri il serbo ha compiuto 39 anni proprio a Parigi), ma l’infortunio di Carlos Alcaraz che farà saltare i prossimi due Slam allo spagnolo regala forse le ultime due occasioni a Nole. Il problema, semmai, è la condizione fisica di Djokovic, che arriva al Roland Garros con soli tre tornei giocati: Melbourne (dove arrivò comunque in finale battendo Sinner, prima di perdere da Alcaraz), Indian Wells (fuori negli ottavi) e Roma, dove per la prima volta in carriera è stato battuto all’esordio dal croato Dino Prizmic.
L’esordio a Parigi sarà contro il bombardiere francese Giovanni Mpetshi Perricard, pronto a ricoprire di ace l’avversario ma che quando lo scambio parte paga dazio come tutti i giganti di due metri. «Ho passato molte ore in campo cercando di perfezionare il gioco e il corpo, preparandomi fisicamente e tecnicamente per affrontare una serie al meglio dei cinque set – le sue parole -. Vedremo. Non so se sarà così per tutto il torneo, per quanto lungo possa essere. Ma i tornei del Grande Slam sono sempre stati, e l’ho detto molte volte, in cima alla lista delle priorità, soprattutto negli ultimi due anni. Cerco sempre di essere al massimo della forma per poter dare il meglio nei tornei del Grande Slam, quindi non vedo l’ora di scendere in campo e iniziare a competere».
Sembra di risentire le parole pronunciate al Foro Italico, con il desiderio di potersi preparare al meglio non realizzato. «Volevo giocare di più, ma il mio corpo non me lo permetteva – ha proseguito -. A Roma ero ben lontano dall’essere pronto a competere, ma comunque avevo bisogno almeno di quella partita, anche solo per sentire il punteggio annunciato dall’arbitro di sedia e per provare l’emozione della pressione prima di arrivare al Roland Garros. Per fortuna, la risposta del corpo e la preparazione sono state positive negli ultimi 10 giorni, quindi eccomi qui».
Djokovic per una vita è stato numero 1 del mondo: ora lo scettro spetta ad altri, con Nole numero 3 e sorteggiato nella parte bassa del tabellone, con la possibilità di sfidare Sinner soltanto in finale. E proprio Sinner, vincendo gli Internazionali Bnl d’Italia, è diventato il secondo giocatore dopo Djokovic a vincere tutti e nove i Masters 1000. «Voglio congratularmi di nuovo con lui. L’ho già fatto sui social media, ma ripeto, è un’impresa incredibile per lui e per il suo team. Abbiamo parlato molto di quanto sia impressionante su tutte le superfici, e forse qualcuno si chiedeva, visto il suo stile di gioco, se la terra battuta sarebbe stata altrettanto dominante quanto il cemento, ad esempio, ma lui ha dimostrato che è così, il che è davvero straordinario».
«Essendo uno dei soli due giocatori nella storia ad aver vinto il Golden Masters, so quanto sia impegnativo e difficile, quindi mi congratulo davvero con lui, perché è un traguardo notevole, ed è giovanissimo – ha aggiunto -. Ha un futuro brillante davanti a sé. Credo che qui punti anche al Golden Slam, se non sbaglio. Forse è nella forma migliore della sua vita e, senza Carlos, le sue possibilità di conquistare altri titoli del Grande Slam aumentano ulteriormente».
Ipotizzare una finale tra Sinner e Djokovic domenica 7 giugno non è utopia: «Sento di avere ottime possibilità, se sarò in salute e riuscirò a mantenere quel livello di freschezza per tutto il torneo. L’ho dimostrato quest’anno in Australia, dove sono andato vicino a vincere un altro Slam». Ci riproverà, 21 anni dopo il suo primo Roland Garros.
23 maggio 2026 ( modifica il 23 maggio 2026 | 13:31)
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