È riuscita nella sua impresa, Irene Tabanelli, la più grande dei tre fratelli di Rocchetta Sandri, la prima a intraprendere la vita sugli sci, diventata celebre non per le medaglie nel freestyle ma per le sue opere. Opere artistiche che nel suo progetto ‘From Livigno to the Arctic’ sono state dipinte su alcune delle montagne più significative della Norvegia, alle latitudini del Circolo Polare Artico dalle quali è ripartita ieri. “Ne è valsa davvero la pena – racconta – mi sono sentita ‘a casa’ in ogni tappa di questo viaggio”. L’impresa univa la passione di Irene per lo sci alpinismo alla sua dote di artista, con la box ‘Ciò che resta’ che aveva proposto al pubblico anche durante le Olimpiadi nelle quali la sorella Flora aveva vinto il bronzo.

L’artista Irene Tabanelli mentre dipinge
Irene, che viaggio è stato?
“Siamo partiti più di un mese fa con una spedizione snella, io e due miei amici fotografi e videomaker, Giovanni e Alessandro. Siamo arrivati a Tromsø attraversando l’Europa, amici scialpinisti ci hanno raggiunti in aereo, poi abbiamo iniziato ad esplorare le Lyngen Alps, una catena montuosa incastonata tra i fiordi, emozionante: 26 mila metri di dislivello in meno di un mese”.
Con quale obiettivo?
“Dipingere un’opera in cima a una montagna e fare un piccolo film. Di opere alla fine ne ho dipinte quattro, di cui una sulle scogliere a picco sull’oceano del mitico Nordkapp, la fine del mondo”.

Irene Tabanelli cuce le sue tele
La prima tela è stata emozionante?
“La prima cima su cui ho dipinto è stata Stortolpan, una maestosa pala esposta verso nord-ovest, perfetta per la luce del tramonto. Arrivati in cima dopo varie peripezie è passato poco tempo prima che il sole scomparisse inghiottito dall’oceano, ma dopo neanche un’ora è risorto poco più in là. La tela dipinta testimonierà per sempre questo spettacolo. Abbiamo rinunciato a un’altra vetta, con pendii troppo esposti a valanghe: in montagna bisogna saper rinunciare”.
Di opere alla fine ne ho dipinte quattro, di cui una sulle scogliere a picco sull’oceano del mitico Nordkapp, la fine del mondo
Cosa si porta dietro, di questo viaggio?
“Una grande pace che deriva dallo spazio avuto a disposizione. Ho capito che da soli non possiamo raggiungere grandi risultati: possiamo farlo solo insieme, condividendo esperienze, strade e orizzonti”.
Cosa rimarrà materialmente di questa esperienza?
“Uscirà un film, sponsorizzato da Ferrino, che parteciperà a diversi film festival, mentre le tele dipinte in Norvegia saranno esposte a Zurigo a fine giugno, poi a Parigi in autunno”.