La squadra di Di Francesco non sbaglia il match point e incarta il Genoa di De Rossi con il gol numero sei del suo capocannoniere

Tutti in campo, con le lacrime agli occhi e lo sguardo verso il cielo. C’è chi prega, chi piange, chi regala maglie e baci ai familiari. E poi c’è Eusebio Di Francesco: mette da parte l’abituale calma e pure lui si lascia andare a una gioia irrefrenabile: stavolta ce l’ha fatta, a Lecce il destino gli ha ridato quello che gli aveva tolto nelle ultime due stagioni, a Frosinone prima e a Venezia poi. Scene di una salvezza sofferta ma meritata, grazie a un finale di campionato da ricordare e consacrata dalla vittoria contro il Genoa firmata da Lameck Banda, anche se a conti fatti non ce ne sarebbe stato bisogno visti i risultati provenienti da Cremona. Ma poco importa: i sei punti nelle ultime due giornate, come un anno fa, hanno mandato in estasi un popolo legato a filo doppio con la propria città: il Lecce è un orgoglio per tutto il territorio e, grazie alla gestione di due uomini figli di questa terra come Saverio Sticchi Damiani e Pantaleo Corvino, è entrato nella storia: mai il club era arrivato a 4 salvezze consecutive in Serie A. La scorsa estate i salentini hanno scommesso su Di Francesco che arrivava da due retrocessioni e hanno avuto ragione. 

DECIDE BANDA—  

E lo stesso Difra è stato bravo a reinventarsi, a non sbagliare le partite alla portata dei suoi, in un certo senso anche a snaturare un po’ il suo gioco, adattandosi alla rosa a disposizione: meno estetica, più pragmatismo, anche se sul piano del gioco il Lecce non ha mai deluso. Anzi, se i giallorossi si sono salvati un’altra volta è perché, a differenza di altri, hanno avuto un’idea di calcio ben definita. Il 4-2-3-1 del Difra, soprattutto nell’ultimo periodo, è stato sinonimo di equilibrio, concretezza e almeno nelle ultime giornate pure di una certa vivacità sotto porta. Anche perché ha trovato un Banda in stato di grazia che ha deciso anche l’ultima partita della stagione. Davanti a 28mila spettatori indemoniati, il Lecce ha subito aggredito un Genoa falcidiato dagli infortuni e che nelle ultime giornate ha un po’ mollato la presa: l’obiettivo salvezza Daniele De Rossi lo ha raggiunto da un pezzo, con conseguente calo dell’intensità. I padroni di casa ne hanno approfittato grazie a un avvio sprint. Un lancio geniale di Ramadani dopo sei minuti ha mandato in porta Cheddira che si è visto respingere da Leali il tiro da due passi. Ma è intervenuto Banda che ha spedito il pallone sotto la traversa: quinto gol dello zambiano, miglior marcatore della squadra.

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in discesa—  

 Il Lecce, come spesso è successo in questa stagione, ha spinto soprattutto a sinistra, sull’asse Gallo-Banda, con lo zambiano andato vicino al raddoppio dopo uno slalom sulla linea di fondo. Dopo un quarto d’ora a tutto il gas il Lecce si è un po’ adagiato e il Genoa ha cominciato a mettere il muso in avanti, soprattutto grazie a Sabelli. La squadra di De Rossi si è anche vista annullare un gol a Frendrup, per un fuorigioco di Colombo. Nella ripresa Di Francesco ha tolto Ngom e messo Gandelman, arretrando Coulibaly. Le notizie provenienti da Cremona erano incoraggianti, ma il Lecce ha continuato a spingere e ha preso un palo clamoroso con Gandelman di testa. Poi, mentre il Como dilagava, la partita è volata via tra i cori del pubblico e lo sguardo al cronometro. Dopo il fischio finale è arrivato il tripudio, con i fuochi d’artificio ad accompagnare la festa di tutta una città.

la partita—  

Il Lecce ha vinto solo due delle ultime 10 gare casalinghe in Serie A (2N, 6P), restando senza segnare in sei occasioni in questo parziale, inclusa la sfida interna più recente (0-1 contro la Juventus). La salvezza potrebbe passare dai piedi di Walid Cheddira, che dopo un digiuno durato 13 gare, ha segnato tre reti e servito un assist nelle ultime tre gare in campionato.