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Sara Gandolfi e Redazione Online
Gli agenti sono entrati questa mattina nella sede del Partito socialista spagnolo (Psoe) in via Ferraz a Madrid, per richiedere documenti al partito. Le perquisizioni arrivano a pochi giorni dal rinvio a giudizio dell’ex premier Zapatero, ma i due casi non sono collegati
MADRID – Agenti della Guardia Civil sono entrati questa mattina, mercoledì 27 maggio, nella sede del Partito Socialista Spagnolo (Psoe) in via Ferraz a Madrid, per richiedere informazioni documenti.
L’intervento dell’Unità della Guardia Civil specializzata in reati economici (Uco) riguarderebbe un’inchiesta coordinata dal giudice dell’Audiencia Nacional, Ismael Moreno, su un presunto finanziamento illecito del Psoe, il partito di cui è segretario nazionale il premier Pedro Sanchez.
Secondo fonti vicine all’inchiesta citate dall’agenzia Efe le operazioni, destinate a proseguire nella giornata, mirano a raccogliere documenti, file e materiale relativo a pagamenti in contanti avvenuti nel Psoe tra il 2017 e il 2024 per la liquidazione di spese di dirigenti e impiegati.
Pagamenti simili a quelli percepiti dall’ex ministro dei trasporti, José Luis Abalos, e del suo consulente, Koldo Garcia, attualmente in carcere preventivo e processati nell’ambito di un’inchiesta sul cosiddetto caso Koldo, presunte tangenti legate a forniture di materiale sanitario durante la pandemia di Covid 19, che potrebbero essere oggetto di un reato di riciclaggio.
Le pequisizioni arrivano a qualche giorno di distanza dal rinvio a giudizio dell’ex Primo Ministro José Luis Rodríguez Zapatero nel caso Plus Ultra, ma potrebbero non essere legate direttamente a quell’indagine. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, oggi in visita ufficiale a Roma dove incontrerà Papa Leone XIV e terrà una conferenza stampa intorno alle 11, ha per ora preso le difese di Zapatero.
Lo scandalo che coinvolge Zapatero
È di ieri la notizia del ritrovamento, nella cassaforte dell’ufficio di Zapatero a Madrid, di un centinaio di pezzi di alta gioielleria per un valore complessivo tra 2 e 3 milioni di euro. Collane e bracciali di smeraldi e zaffiri, orecchini finemente lavorati, un girocollo con 14 rubini di altissima qualità, orologi da collezione Omega e Longines. Gli inquirenti sospettano che sia parte del «bottino» dell’ex premier spagnolo (2004-2011), al centro di uno scandalo che rischia di travolgere il già fragile governo socialista.
Pedro Sánchez si trova in visita a Roma, ma non incontrerà la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Sono tranquillo» ha ripetuto ieri ai giornalisti che gli chiedevano di commentare l’indagine sul suo predecessore, inquisito per i reati di organizzazione criminale, falsità documentale e traffico di influenze nel caso Plus Ultra, la compagnia aerea low-cost finita nel mirino della giustizia per «uso illecito» dei fondi ottenuti per il suo salvataggio durante la pandemia. La conferenza stampa prevista per le 11, nella capitale italiana, è la prima dall’esplosione dello scandalo.
L’Unità per i reati economici della polizia ha consegnato un fascicolo di 4.000 pagine al giudice istruttore José Luis Calama. Zapatero è sospettato di essere al vertice di un network che si estende dalla Spagna al Venezuela, con ramificazioni fino alla Cina, e di aver ricevuto illecitamente in cinque anni 2,6 milioni da varie società. E poi c’è quel tesoro nella cassaforte del suo ufficio: 41 paia di orecchini, 15 collane, 11 bracciali, 8 orologi e una ventina di accessori, di cui dovrà chiarire la provenienza. La sua segretaria ha detto che alcuni gioielli erano «eredità della moglie o regali di viaggio».
Non c’è modo peggiore di finire nella polvere per «il socialista dal sorriso buono» che si è costruito negli anni la fama di paladino dei diritti civili e di avanguardia riformista. Le leggi varate dal suo governo contro la violenza domestica, per il matrimonio gay o le pari opportunità hanno fatto scuola in Europa, dopodiché Zapatero si è speso come mediatore delle cause globali difficili, a partire dal tentativo di convincere l’ex dittatore del Venezuela Nicolás Maduro ad avviare una transizione democratica, mai avvenuta.
E proprio a Caracas, secondo il sito El Confidencial, era pronto a fuggire l’ex leader socialista. Quando il suo nome ha iniziato a girare negli ambienti giudiziari, ha acquistato un biglietto aereo per Santo Domingo, da dove avrebbe proseguito con un aereo privato fino alla capitale venezuelana.
Il «caso Zapatero» ha infiammato l’arena politica spagnola. Il leader del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha accusato gli alleati dei socialisti di «sostenere il governo più corrotto della storia», tralasciando il fatto che nel 2018 l’esecutivo del PP cadde per un grave scandalo di tangenti.
In realtà, cresce il disagio tra i partiti che sostengono dall’esterno la fragile minoranza di governo, come il Partito nazionalista basco. E Sánchez, già indebolito da mesi di inchieste che hanno colpito i suoi più stretti collaboratori e la moglie Begoña Gómez, ieri ha incassato anche l’inatteso colpo basso del governatore socialista della Castilla-La Mancha, Emiliano Garcia Page, che gli ha chiesto di indire elezioni anticipate o sottoporre il governo al voto di fiducia del Parlamento.
Il ruolo delle figlie dell’ex premier
L’indagine che ha portato fino a José Luis Rodríguez Zapatero è partita da una denuncia presentata dalla Procura Anticorruzione spagnola nell’ottobre del 2024 contro sette persone, per il loro presunto coinvolgimento in un sistema di riciclaggio di denaro proveniente dal Venezuela, a seguito di precedenti segnalazioni da parte delle autorità svizzere e francesi.
L’inchiesta si è presto incrociata con il caso Plus Ultra, ovvero il salvataggio da 53 milioni di euro dell’omonima compagna aerea low-cost con i fondi per la pandemia da Covid-19. Un finanziamento che da subito è risultato sproporzionato rispetto alle dimensioni dell’aerolinea, che aveva una quota di mercato nazionale inferiore allo 0,1%.
L’indagine condotta dal giudice José Luis Calama dell’Audiencia Nacional di Madrid ha portato a galla i presunti legami tra la compagnia fondata dall’imprenditore Julio Martínez e il regime dell’ex dittatore venezuelano Nicolás Maduro. E l’ex premier Zapatero è finito al centro dell’inchiesta perché sospettato di aver guidato un network illegale, con diramazioni dal Venezuela alla Repubblica popolare cinese, per ottenere vantaggi economici e tangenti fino a 2,6 milioni di euro.
Secondo gli inquirenti Julio Martínez, arrestato l’11 dicembre 2025, ha incassato tramite la sua società di consulenza Analisis Relevante più di 300.000 euro dal salvataggio di Plus Ultra e a sua volta ha versato, tra il 2020 e il 2025, 490.780 euro a Zapatero e 239.755 euro a Whathefav, la piccola società di marketing delle sue due figlie, Laura e Alba Rodríguez Espinosa.
«La documentazione sequestrata, le e-mail analizzate e i flussi economici rilevati ci permettono di affermare che questa società non svolge una normale attività commerciale, ma agisce piuttosto come veicolo strumentale per la generazione di fatture ad hoc, la ridistribuzione di fondi e la copertura formale di operazioni economiche legate alla rete», si legge nell’ordinanza del tribunale datata 18 maggio.
Inoltre, secondo l’Unità per i crimini economici e fiscali della polizia (Udef), Analisis Relevante avrebbe versato bonifici per importi superiori a 447.000 euro sui conti personali delle figlie di Zapatero. I legali dell’ex premier negano ogni accusa e sostengono che si trattasse di pagamenti per prestazioni di servizi di consulenza.
Un’altra società, Inteligencia Prospectiva, aperta nel 2020 dai due fratelli venezuelani Amaro Chacón, avrebbe poi trasferito un milione di euro alla società delle figlie di Zapatero, alla società Analisis Relevante di Martínez e al think tank Gate Center presieduta dallo stesso ex premier.
Secondo l’Udef, Inteligencia Prospectiva era collegata al Partito Comunista cinese con l’obiettivo di far sì che Zapatero, ufficialmente impegnato al tavolo dei negoziati tra Maduro e l’opposizione, potesse in realtà agire da intermediario con il governo di Caracas per la vendita di petrolio venezuelano a Pechino. Ad aggiungere ulteriori sospetti, è emerso ieri che Whathefav aveva due contratti con la multinazionale Huawei.
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27 maggio 2026 ( modifica il 27 maggio 2026 | 10:06)
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