Bologna, 27 maggio 2026 – Non si parla di fantascienza e futuro distopico, ma di indagine su ciò che resta della memoria. Il film “Il labirinto” avrà la sua prima mondiale lunedì 8 giugno a Biografilm Festival di Bologna (alle 21,30, cinema Lumière). Un documentario girato nel cimitero della Futa, sull’Appennino tosco-emiliano.

L’anteprima al Biografilm Festival

Presentato nella sezione Biografilm Italia e diretto dal regista bolognese Alberto Gemmi, il cui precedente lungometraggio “Ogni Opera di Confessione” era stato selezionato in numerosi festival internazionali, “Il Labirinto” è un’indagine: sui luoghi, sul tempo, su ciò che resta nella memoria. Per intraprenderla, Gemmi si avvale tanto di riprese sul campo, quanto di immagini di repertorio provenienti da diversi archivi, tra cui quello della Cineteca di Bologna.

Sul luogo filma la compagnia teatrale Archivio Zeta, che da oltre vent’anni va in scena alla Futa recitando tra le tombe “La montagna incantata” di Thomas Mann, per trasformare la storia in rito.

Un'immagine dello spettacolo "Il processo" di Archivio Zeta; nel riquadro, il regista Alberto Gemmi

Un’immagine dello spettacolo “Il processo” di Archivio Zeta; nel riquadro, il regista Alberto Gemmi

Nel sacrario le salme di 30mila soldati tedeschi 

Il sacrario ospita le salme di oltre 30mila soldati tedeschi mandati a combattere nella Seconda guerra mondiale e si trova nel comune di Firenzuola, in provincia di Firenze. Progettato dall’architetto Dieter Oesterlen e dal paesaggista Walter Rossow, l’opera si distingue per la sua architettura, sobria e monumentale, composta da una grande spirale muraria in pietra che si snoda lungo il pendio. Integrandosi armoniosamente nel paesaggio montano, trasmette ai visitatori la sensazione di trovarsi in un labirinto.

Inaugurato nel 1969 curato dalla Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’associazione tedesca per la conservazione dei cimiteri di guerra.

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Il regista lo ha da subito avvertito come un oggetto di ricerca privilegiato, dal momento che il suo rifiuto di qualsiasi forma di glorificazione bellica e la sua relazione con il paesaggio suggeriscono “un modo diverso di osservare il conflitto e le sue conseguenze. Il Labirinto non è un documentario sul nazifascismo, né un’opera di carattere storiografico: è piuttosto un lavoro che, esplorando il rapporto tra luogo e coscienza, diventa un invito a mantenere vivo un confronto critico con ciò che siamo stati, per comprendere più a fondo ciò che siamo oggi”. Il film infatti indaga come la memoria si costruisca, si conservi e, al tempo stesso, sia continuamente messa alla prova dalle dinamiche contemporanee. In un’epoca segnata da guerre, divisioni politiche e forme diffuse di alienazione sociale, interrogare il passato diventa un atto necessario.

Il cimitero come spazio di riflessione e di pace

Il cimitero della Futa si configura così come uno spazio di riflessione e poi di riconciliazione. Il suo forte valore simbolico e storico fa sì che si inserisca nel dibattito europeo contemporaneo, ancora attraversato dalle eredità della Seconda Guerra Mondiale e dalle tensioni del presente, e contribuisca alla ricostruzione di un’identità collettiva.