Atteso da quasi un anno, da quando il 28 maggio 2025 ad Antonio Filosa furono affidate le redini di Stellantis, abbiamo finalmente il piano al 2030 del Gruppo automobilistico. Denominato FaSTLAne, giocando sulla sigla (STLA) che definisce le piattaforme del Gruppo, ci dà un’idea di cosa proverà a fare da grande Filosa.
Nessuna rivoluzione, del resto era difficile pensare a qualcosa di visionario da un manager che viene dalla gavetta e che ha trascorso un anno a ripulire le macerie lasciate da Carlos Tavares. Si riparte dunque da tre pilastri: uno, la razionalizzazione dei brand (Jeep, Ram, Peugeot e Fiat «globali», Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo «regionali») con la presa di coscienza che alcuni marchi sono forse irrecuperabili, come DS che rientra sotto Citroën e Lancia rimessa sotto l’ala di Fiat, perché i danni fatti in anni decisivi come quelli della transizione energetica valgono doppio. Purtroppo. Due, la ritrovata centralità dell’America dove Filosa non a caso vanta un passato… E tre: le partnership, soprattutto con l’industria dell’automotive cinese.
I numeri, in questi casi, vanno sempre presi con le molle: i 60 miliardi di euro per 60 nuovi modelli sono solo il canovaccio su cui Stellantis costruirà la strategia di questi 5 anni. Più importante il dato che il 70% riguarderà i quattro brand che hanno un valore in tutto il mondo. Non è un caso che due di loro siano a stelle e strisce e rimandino al lavoro fatto a suo tempo da Marchionne – artefice dell’acquisto geniale di Chrysler esportando tecnologia europea oltre Atlantico praticamente senza spendere un euro – mentre per il momento sospendiamo il giudizio su Maserati, carica di storia ma boccheggiante, i cui destini saranno resi noti a dicembre…


Filosa al lavoro sulle macerie lsciate
da Tavares
Rientrano nel minimo sindacale gli investimenti previsti in powertrain e piattaforme per 24 miliardi e l’annuncio di «soluzioni di propulsione multiregionali con flessibilità energetica integrata nel portafoglio prodotti».
Dove dobbiamo invece prestare molta attenzione e nelle partnerhsip che Stellantis sta stringendo soprattutto in Cina – Leapmotor e Dongfeng – anche se ce ne sono altre in India e con i colossi del digitale per architettura informatica, software, Adas eccetera.
La partita di Stellantis è di fatto quella di tutto l’Automotive occidentale di fronte all’avanzata cinese. Il paradigma dell’auto, lo sappiamo, è cambiato e risponde oggi alla stessa logica dell’elettronica di consumo. Batterie e sofware contano più di meccanica e design e la Cina da quel punto di vista è nettamente più avanti di noi perché tutti i big lungo la muraglia si fanno in casa i software anziché dipendere da fornitori esterni. La mossa di Filosa, ancorché ovvia e quasi «necessaria» offre sicuramente molte opportunità per ottenere tecnologia e aumentare la produzione continentale che oggi supera di poco il 50% del potenziale perché l’Europa post Covid ha perso quasi 5 dei 15 milioni di veicoli che produceva. E Stellantis deve prendere coscienza che in Europa conta sempre meno: si punta ad aumentare l’utilizzo degli impianti dal 60 all’80% riducendo però la capacità produttiva di oltre 800mila unità…
Ma attenzione, anche la Cina – alle prese con consumi interni stagnanti – ha bisogno di nuovi mercati e di stabilirsi in Europa aggirando i dazi e diffondendo i propri modelli. I presupposti per un piano «win win», come dicono quelli bravi, sembrano esserci. Ma al tempo stesso gettano un’ombra inquietante: che stiamo spalancando definitivamente le porte ai cinesi. Stellantis avrà la capacità di gestire le partnership con chi ha già dimostrato di saper fare molto bene i propri interessi sia in patria che altrove? Se c’è un’opportunità, il cinese la sfrutta. Ci siamo già dimenticati che una parte del successo dei marchi cinesi oggi è dovuto anche alla rete di vendita che hanno saputo sfilare spesso proprio da Stellantis? Vedremo: Filosa sembra prediligere un approccio più pragmatico rispetto a Tavares che aveva puntato dogmaticamente sulla Francia forte dei successi ottenuti con Psa abbandonando al proprio destino gli Usa e l’Italia. Dopo i dubbi iniziali la Borsa ha brindato al piano Stellantis: al mercato interessano soprattutto i risultati e non se la bilancia penderà più a Oriente che a Occidente.
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