di
Cesare Giuzzi
La pericolosità sociale, se accertata, potrebbe servire ai magistrati per motivare un’eventuale richiesta di misura di sicurezza nei confronti del 38enne. Ma l’indagato potrebbe rifiutarsi
La «mossa del cavallo» della Procura di Pavia arriva inaspettata e tagliente. Una consulenza psichiatrica su Andrea Sempio affidata a Roberto Catanesi, docente di psicopatologia forense dell’Università di Bari. Una decisione a sorpresa comunicata dal procuratore Fabio Napoleone nel giorno in cui si sono chiusi i termini per il deposito di consulenze e memorie sul caso Garlasco. Allo psichiatra Catanesi (che si è occupato anche del caso del piccolo Lorys Stival) il compito di analizzare gli scritti e i documenti sequestrati a Sempio in cui il nuovo indagato per il delitto di Chiara Poggi parlava del suo rapporto con le donne, giustificava gli stupri e annotava, come in un diario, le sue «ossessioni» e «fragilità». Il consulente della Procura potrebbe anche sottoporre Sempio a dei colloqui.
Ipotesi alla quale però potrebbe opporsi la sua difesa. Oggi i legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti decideranno come agire. Anche nell’ottica di una possibile richiesta di incidente probatorio con, a quel punto, un perito terzo nominato dal giudice. Mossa comunque delicata. La Procura ha motivato la consulenza psichiatrica con la necessità di valutare la capacità di intendere e volere di Sempio al momento dei fatti, quella di stare in giudizio, ma anche «l’eventuale configurabilità di una condizione di pericolosità sociale». Aspetto particolarmente sensibile che potrebbe servire ai magistrati per motivare un’eventuale richiesta di misura di sicurezza nei confronti del 38enne.
Come spiegato in una nota «i termini delle indagini preliminari» scadranno il 28 settembre, quindi l’intenzione del procuratore aggiunto Stefano Civardi e delle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza è quella di utilizzare questi mesi per «disporre ulteriori accertamenti». Anche per rispondere alle cinque consulenze depositate dai legali di Sempio «al fine di esaminare le prospettazioni tecniche formulate» e «di valutarne la fondatezza, anche sotto il profilo del rigore e dell’affidabilità scientifica». Il tutto per «assicurare una ricostruzione quanto più completa, oggettiva e scientificamente fondata della vicenda».
Sorpresi i difensori del 38enne: «Siamo stupiti dalla tempistica della consulenza psichiatrica perché ci aspettavamo un confronto sui dati oggettivi per trovare il reale assassino di Chiara Poggi e capire se potesse essere, in base a elementi tecnici, Andrea Sempio». Come ad esempio il tema dell’impronta «a pallini», ritenuta unanimemente la traccia lasciata dal killer, aspetto sul quale i legali puntano molto. Perché per la difesa non può appartenere al 38enne a causa dell’incompatibile morfologia del suo piede. «Non ci aspettavamo che cercassero “l’assassino ideale”, ma che si confrontassero con noi in contraddittorio su elementi oggettivi», ha concluso l’avvocato Cataliotti. Ora resta da capire se la difesa deciderà di condurre a sua volta una consulenza psichiatrica di parte o se chiederà al giudice l’incidente probatorio.
La strategia dei pm di Pavia e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano è invece chiara: introdurre nell’eventuale processo la documentazione già oggetto della consulenza personologica del Racis (che non aveva valore processuale) e minare la contro-narrazione della difesa sui soliloqui e le «devianze» di Sempio. Per la Procura, contrariamente all’immagine pubblica data in questi mesi dall’indagato in interviste e alla tv, la sua personalità sarebbe ben diversa da quella del povero ragazzo di provincia catapultato in una persecuzione giudiziaria. Per i pm è proprio nella sua ossessione per Chiara, alimentata dalla visione dei video intimi, e nel suo tentativo di avere un approccio con lei mentre si trovava a casa da sola, che si fonderebbe il movente del delitto.
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29 maggio 2026 ( modifica il 29 maggio 2026 | 10:22)
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