di
Maurizio Porro

Aveva 75 anni. Diventò produttrice dopo la morte del primo marito Franco Cristaldi. L’annuncio del figlio: era malata, si è spenta domenica scorsa

È morta a 75 anni Zeudi Araya che è stata una delle presenze sexy nel cinema italiano degli anni ‘70, quello di Malizia e Grazie, zia, di Laura Antonelli e Lisa Gastoni, di Metti, una sera a cena con Florinda Bolkan, il secondo tempo della rivoluzione sessuale dopo il ‘68, cioè la stagione dell’erotismo all’italiana, il porno soft dei film che finivano con la doccia di Edwige Fenech.

Ma Zeudi Araya, arrivata in Italia alla fine anni ‘60, ha seguito un’altra strada e si è fatta notare dapprima per la pubblicità di un caffè, atmosfera di famiglia prima di essere sogno esotico per mariti in fantasia accesa.



















































Attrice e produttrice, nata il 10 febbraio 1951 a Decamerè, Eritrea, con un nome che in lingua tigrina vuol dire Corona Imperiale, ha occupato lo spazio glamour della bellezza pubblicitaria, da manifesto con film che hanno avuto un notevole successo: 945 milioni del ’72 al box office e un 45 giri per La ragazza dalla pelle di luna del suo regista Pigmalione Luigi Scattini, dove lei fa il terzo incomodo in una coppia borghese (Ugo Pagliai e Beba Loncar) che va alle Seychelles per ritrovarsi, ma le vie del tradimento sono infinite.

Soprattutto se c’è la bellissima ragazza dalla pelle di luna, soprannome di marketing che venne dal basso, così come l’Arancia d’oro vinta a Taormina nel ’73.

Araya era in realtà destinata ad altro, figlia di un uomo politico e nipote dell’ambasciatore etiope a Roma, altro che porno soft, ma il richiamo popolare del cinema vinse su tutto. Sempre con Scattini, che la riprende nel suo luminoso splendore, nel ’74 gira Il corpo, versione casereccia del Postino suona sempre due volte con la bellissima in mezzo come preda fra il povero Enrico Maria Salerno e Leonard Mann tra i refrain del fedele Piero Umiliani.

E così si arriva al sexy melò con breve nudo integrale della Peccatrice, dove divide lo schermo con Gasparri, Rabal e perfino Clara Calamai, la diva di Ossessione, alla sua ultima apparizione.

La carriera della star eritrea sul set è stata breve, soprattutto dovuta al matrimonio con Franco Cristaldi (dal 1983 al 1992), prima legato a Claudia Cardinale, tunisina, una vera coerenza sentimentale e di talent scout.

Ed ora la notizia della morte dopo lunga malattia, della Araya, avvenuta domenica 24 maggio, data solo oggi, sabato 30 maggio, dal figlio Michelangelo Spano (il suo nuovo partner era dal ‘94 il regista Massimo Spano), che invita a nome della famiglia a discrezione e riservatezza: esequie in forma privata.

Il fatto curioso, a parte la sua bellezza ripresa con un’attenzione fotografica preziosa ai particolari, è che dopo l’esperienza di attrice relegata a ruoli stereotipati in B movies (La ragazza fuoristrada col pubblicitario Luc Merenda), ha avuto l’intelligenza di ritirarsi e continuare a far cinema dietro le quinte, come produttrice, sia per il grande sia per il piccolo schermo.

L’ex miss Eritrea aveva imparato la lezione del grande Cristaldi, che ha prodotto I soliti ignoti, Amarcord, Nuovo cinema Paradiso, Ratataplan, Divorzio all’italiana, Nel nome del padre di Marco Bellocchio, lavorando con i maggiori, da Fellini a Visconti.

Zeudi imparò così anche l’arte di promuovere restauri e rilanci dei capolavori del nostro cinema. Ma prima del ritiro l’attrice, dopo i titoli classificati erotici, tentò anche il comico col Signor Robinson di Sergio Corbucci del ’76 , dove fa un Venerdì al femminile col Robinson Crusoe di Paolo Villaggio, sempre il richiamo di una antica bellezza contro il logorio della vita moderna, come diceva la pubblicità.
 
Cristaldi, da marito, l’ha scritturata per commedie come Giallo napoletano con Mastroianni e Tesoromio con Dorelli e Pozzetto, fino a Il giorno prima di Montaldo, ‘87. Alla fine il suo piglio manageriale ha avuto poi la meglio, dividendo la maxi eredità cinematografica del marito col figlio Massimo Cristaldi (scomparso nel 2022), tanto che nel 2018 presentò alla Cineteca di Bologna con Tornatore la nuova versione di Nuovo cinema Paradiso.

È stata nel nuovo secolo quasi invisibile, poche e selezionate presenze nazional popolari in tv («Satyricon» intervistata da Daniele Luttazzi, «La vita in diretta» in dialogo con Parodi), quasi a recuperare una dimensione della sua personalità quotidiana travolta dalla bellezza, che fu insieme fortuna e limite, non avendo trovato alcun regista in grado di renderla protagonista non solo per il magnifico corpo dalla pelle di luna come fosse il sapone delle star.

30 maggio 2026 ( modifica il 30 maggio 2026 | 21:01)