Ripercorrere la lunghissima storia di produzione dell’ultimo film di Masters of the Universe significa fare un viaggio nel passato: uno dei primi a inseguire il progetto fu John Woo, tra Paycheck e il suo colossal storico La battaglia dei tre regni. Quando i diritti finirono nelle mani di Sony si vociferava di un affidamento a Rian Johnson quando era soprattutto il regista di Looper. Poco dopo, fu confermato il nome di Jeff Wadlow, il regista di Kick Ass 2. Insieme ai nomi si discuteva del tono. Negli anni Duemila lo si voleva fare simile a 300. John M. Chu, che aveva in mano il reboot nei primi anni Dieci, spiegava a un blog (anche questo è un segno dei tempi) di voler “puntare a qualcosa di leggermente più serio. E con ‘serio’ non intendo un tono cupo, che non è necessariamente l’ideale per He-Man, ma di sicuro non sarà camp. Non faremo una cosa parodistica o sopra le righe”. Ecco, durante la girandola di studios, sceneggiatori, registi e attori collegati a un nuovo film su He-Man, quest’ultima dichiarazione è invecchiata malissimo: Masters of the Universe fa del camp la sua forza, utilizzandolo come leva per un umorismo che accompagna l’azione, lo sviluppo della storia e l’evoluzione dei personaggi, aggiungendo una dose di divertimento ulteriore a un film già di per sé spassosissimo.
È la storia delle origini di He Man (Nicholas Galitzine), che infatti si chiama ancora Adam. Dopo l’assalto di Eternia da parte di Skeletor (un irriconoscibile Jared Leto sotto il teschio in CGI) che vuole impossessarsi della Spada del potere custodita nel castello di Grayskull, Adam scappa sulla Terra, dove cresce conservando il ricordo della sua vita precedente. Stranamente non ha nessuna paura di essere preso per matto e racconta la sua origine al suo coinquilino, ai suoi colleghi, perfino alle ragazze al primo appuntamento. Nessuno gli crede. Solo che un giorno Adam trova davvero la Spada del potere, finita sulla Terra insieme a lui: è il primo passo verso un ritorno su Eternia, un ricongiungimento con i suoi vecchi amici e un’inevitabile resa dei conti con Skeletor.
Photo Credit: Amazon MGM Studios
Come dicevamo, Masters of the Universe ha preso di volta in volta una forma diversa durante il suo inferno produttivo. Il film che finalmente è arrivato al cinema non ha come riferimento Zack Snyder né Il cavaliere oscuro, ma rilegge il sistema di valori sottostante una linea di giocattoli esattamente come aveva fatto Barbie (non a caso un altro prodotto Mattel). E lo fa alla grande: Galitzine è un He-Man fragile e indeciso, con il quale è impossibile non avere una certa empatia. Quando viene piantato in asso ai primi appuntamenti, quando si allena in palestra con una felpa rosa con un gattino, quando torna nella sua stanza ancora circondato dai disegni degli eroi della sua infanzia, sembra la persona più ingenua e buona del mondo. L’espressione perennemente spaesata di Galitzine è perfetta per mettere a segno questa rilettura di un personaggio che, negli anni ’80, trasferiva il prototipo dell’eroe degli action movies in un mondo allo stesso tempo fantasy e sci-fi.
Photo Credit: Giles Keyte
L’empatia raddoppia quando si scopre che tutta la storia di Masters of the Universe può essere interpretata come il viaggio interiore di un adulto ancora bambino per venire a patti sia con il suo immaginario scolpito dai giocattoli della sua infanzia sia con gli ideali di abnegazione, coraggio e sacrificio personale che quegli anacronistici giocattoli gli hanno inculcato: non a caso, quando ritrova la Spada del potere (che infatti sembra fintissima), deve strapparla dalle mani di un’action figure di Conan il barbaro di dimensioni giganti.
Masters of the Universe, un film imperdibile
Così come la mascolinità, Masters of the Universe rilegge il kitsch di un’estetica che poteva essere concepita solo negli anni ’80. Di questa però non cambia nulla, lasciando una patina da fantasy retrò purtroppo svilita dal largo impiego di effetti speciali: è comunque fantastico vedere Alison Brie con il caschetto biondo di Evil-Lyn, il braccio destro di Skeletor; sentir esplodere il rock operistico con la chitarra di Brian May (che ha partecipato alla colonna sonora, ispirata agli ABBA e ai Queen); ridere alle battute con cui il film sfotte se stesso, ovvero le esagerazioni del franchise su cui è basato; vedere fantasy e fantascienza mescolarsi in maniera così sfacciata. Skeletor merita un discorso a parte: cattivo per il semplice gusto di esserlo, sembra un personaggio consapevole del suo ruolo nella storia e che fa di tutto per adeguarsi a una parte monodimensionale scritta malissimo, assicurandosi di ridere come un vero villain al termine di un crescendo drammatico per il quale si sforza di apparecchiare la scena, dando istruzioni ai suoi comprimari.
Dopo venti anni di inferno produttivo era lecito aspettarsi di peggio. Invece Travis Knight ha portato al cinema un film sopra le righe e consapevole di essere esteticamente fuori dal tempo: tutti i freni inibitori sono sublimati nell’ironia, che fa da sistematico contraltare a una tigre parlante o a una spada del potere che si chiama… Spada del potere. Imperdibile.
SCONTI AMAZON SULL’ELETTRONICA
Google Smartphone Pixel 9aCredit: Courtesy photo
Smartphone con sistema operativo Android 15 e processore Snapdragon con velocità 3,1 GHz. Memoria RAM installata da 8 GB, capacità 128 GB. La batteria può durare più di 24 ore, fino a 100 ore con Risparmio Energetico Estremo.
Laptok Tablet 10.1 pollici Android 15
Ora in sconto del 28%
Credit: Courtesy photo
Tablet 10”, memoria 16GB e 32GB di spazio interno (espandibile). Sistema operativo Android 15 e processore quad-core Cortex-A53 e single-core Cortex-A73. Schermo IPS, HD. Fotocamera frontale 5MP e posteriore 8MP. Batteria 5000mAh, CPU a basso consumo energetico.
Apple MacBook Air 13”Credit: Courtesy photo
Portatile con design dalle dimensioni ultraridotte, con chip M4 (2025) progettato per Apple Intelligence, iperleggero ed extraveloce. Display Liquid Retina da 13,6”. 16GB di memoria unificata e 256GB di archiviazione SSD. Touch ID e batteria che dura fino a 18 ore. Videocamera 12MP Center Stage, tre microfoni e quattro altoparlanti con audio spaziale.
Ora in sconto del 31%
Credit: Courtesy photo
Schermo 32”, con tecnologia QLED Quantum Dot per colori vivaci, contrasti intensi e una nitidezza straordinaria con oltre un miliardo di colori realistici. Suono cinematografico con Dolby Audio. Controllo Vocale Alexa, compatibile con Apple AirPlay. Triple Tuner DVB-C/S/S2/T/T2, DTS Virtual:X, DTS-HD.

Guardo film e gioco a videogiochi, da un certo punto della vita in poi ho iniziato anche a scriverne. Mi affascinano gli angolini sperduti di internet, la grafica dei primi videogiochi in 3D e le immagini che ricadono sotto l’ombrello per nulla definito della dicitura aesthetic, rispetto alle quali porto avanti un’attività di catalogazione compulsiva che ha come punto d’arrivo alcuni profili Instagram. La serie TV con l’estetica migliore (e quella migliore in assoluto) è comunque X-Files, che non ho mai finito per non concepire il pensiero “non esistono altre puntate di X-Files da vedere per il resto della mia vita”. Stessa cosa con Evangelion (il manga).


