di
Fulvio Fiano
La procura di Roma ha iscritto il ministro israeliano per la Sicurezza, Itmar Ben Gvir, nel registro degli indagati all’interno dell’inchiesta sull’arresto dei partecipanti alla missione umanitaria
La procura di Roma ha iscritto il ministro israeliano per la Sicurezza, Itmar Ben Gvir, nel registro degli indagati all’interno dell’inchiesta sui fatti denunciati dai partecipanti alla missione umanitaria della Flotilla.
L’attacco all’Italia: «Non mi faccio intimidire»
Negli esposti dei volontari che cercavano di portare aiuti a Gaza sono ipotizzati i reati di sequestro di persona (l’arresto senza titolo in acque internazionali), tortura (le condizioni di detenzione e le umiliazioni inflitte dal ministro israeliano Ben Gvir ai detenuti), la violazione del codice di navigazione (per i tempi e i modi con cui le 43 imbarcazioni sono state fermate dalla Marina israeliana) e il tentato omicidio (per i rischi causati con il lancio di razzi luminosi sulle barche da parte di droni che si suppone appartenessero all’esercito di Tel Aviv). Non è chiaro al momento quali contestazioni vengano mosse al ministro, che dal canto suo risponde alla notizia con una dichiarazione di fuoco che alza ai massimi livelli lo scontro con lo Stato italiano: «Israele non è un sacco da boxe per una banda di bugiardi sostenitori del terrorismo che inventano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti», ha affermato. «Non sono intimidito da questo tipo di indagine e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti». E ancora l e offese sui social dal ministro i cui comportamenti erano stati criticati anche dal premier Benjamin Netanyahu: «Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte infradito».
La gestione della prigionia ad Ashdod e a Ketziot
Tra i nomi finiti al vaglio dei pm Stefano Opilio e Lucia Lotti c’era anche quello del ministro della Difesa Israel Katz, quello del comandante della Marina Eyal Harel, il capo di Stato maggiore Eyal Zamir e il commissario del Servizio penitenziario Kobi Yaakobi, chiamato in causa per la gestione della prigionia ad Ashdod e a Ketziot, dove sarebbero avvenute parte delle violenza denunciate dagli attivisti. Le singole posizioni verranno approfondite più avanti.
Assieme ai due esponenti del governo di Benjamin Netanyahu compaiono nella lista anche figure di primo piano delle gerarchie militari israeliane. I possibili reati sono al vaglio sulla base delle testimonianze raccolte dai carabinieri del Ros e dei video in cui Ben-Gvir rivendica l’operazione e deride i militanti ammanettati. Il filmato diffuso dallo stesso ministro mostra alcuni partecipanti alla Flotilla inginocchiati nel porto di Ashdod, con le braccia legate dietro la schiena, circondati dalle forze di sicurezza israeliane.
Le indagini ai pm dell’antiterrorismo
Immagini che, secondo gli investigatori, potrebbero rafforzare i racconti sulle violenze fisiche e psicologiche subite durante la detenzione. Il procuratore capo Francesco Lovoi ha affidato gli accertamenti al gruppo di pm che si occupa di antiterrorismo, in una indagine che si presenta però assai complessa e inevitabilmente lunga.
Assieme alla corretta configurazione dei reati, per i quali oltre alle testimonianze e ai video girati sulle imbarcazioni servono altri riscontri che sarà difficile, se non impossibile, ottenere, bisogna esplorare un amplissimo perimetro di norme nazionali e internazionali che potrebbero non esaurirsi in quelle del codice di navigazione. Non da ultimo, la possibilità di “accordi” diplomatici tra il governo italiano e quello israeliano per non mettere a rischio l’incolumità dei naviganti lasciando però ad Israele mani sostanzialmente libere nell’intervento in acque e su natanti non di sua competenza, in ragione della vicinanza ad una zona di guerra.
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8 giugno 2026 ( modifica il 8 giugno 2026 | 22:05)
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