di
Sandra Cesarale
Il tour del cantautore romano parte all’Olimpico davanti a 60 mila persone (sold out) e lunedì sarà a San Siro
Il paradiso secondo Achille Lauro. L’Eden dal quale i suoi «Comuni Immortali» vengono catapultati sulla terra, per l’esattezza sul palco dello stadio Olimpico di Roma, che mercoledì ha ospitato la prima delle due date speciali (la seconda, lunedì a Milano, sarà ripresa per una probabile messa in onda). «È il filo narrativo che regala lo spettacolo, tenuto in piedi dalle canzoni — racconta Lauro dietro le quinte dello show —. La mia fortuna è aver avuto tanti brani che sono diventati parte della mia storia e sono entrati nelle vite delle persone. Io sono cresciuto fra la gente, io sono la gente».
Per il suo debutto all’Olimpico ha chiamato sul palco Antonello Venditti. Davanti a 60 mila spettatori — biglietti esauriti — ha duettato con lui sulle note di «Che tesoro che sei», brano inciso dai due che uscirà venerdì, un minuto dopo la mezzanotte dopo. Per «Notte prima degli esami» Venditti siede al pianoforte, la folla canta con lui. «Daje», esorta il «core de Roma». E Lauro fuori dal palco: «Per me è un onore perché sono cresciuto con Venditti, l’Italia è cresciuta con lui, rappresenta la nostra adolescenza, è un simbolo di Roma. Sarebbe bello riuscire ad avere la sua stessa carriera».
E stata la notte delle sorprese: l’autore di «C’est la vie» ha anche annunciato una nuova data romana del tour negli stadi dell’estate 2027 che lo vedrà tornare all’Olimpico il 30 giugno (sold out) e ora anche il primo luglio. «L’ho sognato per 25 anni questo momento», racconta lui che ricorda gli esordi: «Ho iniziato a scrivere canzoni a 11 anni, ma per potermi esibire affittavo io il locale».
Luci geometriche, fumi, fiamme. Sul palco tre gradoni ospitano la band e un quintetto d’archi, il videowall trasmette il doc diretto dallo stesso cantautore che racconta la cacciata dall’Eden degli «Incoscienti giovani». Si parte con le luci rosse che accendono «Amor», «Bam Bam twist» è un inno festoso. Lauro, in pantaloni aderenti bianchi e maglietta attillata e trasparente (i costumi sono tutti disegnati da lui che è direttore artistico del brand di denim Dondup) saluta: «Roma mia, sei uno spettacolo infinito. Finalmente a casa!» e introduce «1969» ricordando i Beatles, l’uomo sulla luna, Woodstock e grida: «Vogliamo essere da meno?». Giubbotti e canottiere (look o bianchi o neri) evidenziano tatuaggi e muscoli in primo piano, in realtà Lauro è un romantico: «Marilù» è dedicata a tutte le donne»; sullo schermo compaiono i filmini di bambini e ragazzi con le mamme mentre Lauro intona «Cristina». E questa volta la dedica è per tutte le mamme.
Il video con Eva che magia la mela introduce «Perdutamente», ormai legata alla tragedia di Crans-Montana. Gli archi, con la voce del soprano Valentina Gargano, danno profondità al brano. Lauro fuori dal palco racconta di aver invitato a San Siro i giovani sopravvissuti e le famiglie delle vittime: «Lontano dai riflettori, sono andato a trovare i ragazzi in ospedale. È un dramma che ha colpito tutto il Paese. Ma se la musica è riuscita a fare del bene anche solo per un minuto, ha avuto un senso».
In più di due ore di show si alternano ballate («Amore disperato») e scosse rock («Me ne frego», «Rolls Royce»). Il concerto mette in risalto i volti di Lauro: sfacciato o intimo, seducente o con un’anima jazz. Un live costruito su un unico mattatore: Lauro non potrebbe essere più vulnerabile di così perché punta molto sui sentimenti. Vince quando riesce a liberarsi dalle costrizioni di uno show così imponente. E viene fuori il riscatto di un artista che arriva dalla strada, con determinazione, rabbia e orgoglio. La chiusura è con «C’est la vie» e «Incoscienti giovani».
Dice che in futuro non rifiuterebbe la direzione artistica del Festival di Sanremo: «Mi piacerebbe, quando ci sono andato l’ho trattato come fosse il mio spettacolo». Evita di commentare le indiscrezioni che, dopo «X Factor», lo vorrebbero di nuovo protagonista di un programma tv. «Ho le idee, ma troppa nebbia in testa. Mi piacerebbe portare la mia visione, una trasmissione che tratta argomenti alti, importanti, pensata come un videoclip. E vorrei coinvolgere persone come lo psicologo Umberto Galimberti. Ma per me la musica è più divertente».
11 giugno 2026
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