di
Simone Dinelli
L’imprenditrice è stata condannata per l’omicidio volontario di Nourredine Mezgoui, un senza tetto che le aveva rubato la borsetta: lo investì col Suv per 4 volte e poi fuggì
VIAREGGIO – Lo sguardo fisso in avanti rivolto verso il banco della Corte d’Assise, senza mai voltarsi sul numeroso pubblico presente in aula per non far trasparire il suo stato d’animo. Poi, poco dopo la lettura della sentenza, l’uscita da una porticina laterale in compagnia della figlia, per evitare ogni contatto con l’esterno.
Così Cinzia Dal Pino ha vissuto in tribunale a Lucca gli attimi precedenti e successivi alla lettura della condanna di primo grado a 18 anni emessa nei suoi confronti per l’accusa di omicidio volontario ai danni di Nourredine Mezgoui, un uomo, originario del Marocco, senza fissa dimora di 47 ann,i che l’aveva rapinata della borsetta.
L’imprenditrice balneare di 67 anni di Viareggio era presente in aula anche nel giorno della sentenza, così come in tutte le altre udienze del processo iniziato lo scorso settembre: per il momento resta ai domiciliari, regime al quale si trova assegnata dal giorno successivo al suo arresto. In caso di condanna definitiva, dalla pena che passerà in giudicato verrà poi scalato il periodo trascorso ai domiciliari stessi.
La sentenza per Dal Pino è aggravata dall’utilizzo di un mezzo insidioso, ma con la concessione delle attenuanti generiche. Cadute invece le altre aggravanti dei futili motivi, della crudeltà e della minorata difesa, che avevano portato la pm Sara Polino a chiedere l’ergastolo. La difesa guidata dall’avvocato Enrico Marzaduri, al contrario, aveva chiesto che l’imputazione venisse derubricata in eccesso colposo di difesa o, in subordine, eccesso preterintenzionale.
L’omicidio, le indagini
Era la notte fra il 7 e l’8 settembre 2024 quando la donna, appena uscita da un ristorante di via Coppino nel quartiere della Darsena dopo una cena con amici, fu aggredita da Mezgoui che le strappò la borsetta per poi allontanarsi a piedi. La donna salì sul Suv del marito e si lancio all’inseguimento dell’uomo, raggiungendolo poco dopo e colpendolo per quattro volte, facendo avanti e indietro col potente veicolo. Mezgoui morì poco dopo, con Dal Pino che si era già allontanata dopo aver recuperato la borsa, senza chiamare i soccorsi.
Un vero e proprio caso mediatico nazionale, reso ancor più eclatante dalla telecamera di videosorveglianza privata di un’attività con sede lungo la strada, che riprese la scena per intero.
«Non credo — il commento di Marzaduri — che la mia assistita possa esser rimasta serena nell’apprendere questa sentenza». «Certo — ha aggiunto — si tratta di un passo in avanti rispetto alla richiesta di ergastolo, ma la conferma della tesi dell’omicidio volontario non ci può trovare d’accordo. Faremo certamente appello».
Di segno opposto il parere di Enrico Carboni, assieme a Gianmarco Romanini avvocato di parte civile: «Un verdetto che ci aspettavamo — dice —, severo. Soddisfa il riconoscimento della tesi accusatoria: 18 anni di reclusione sono una condanna dura».
Ancora da stabilire l’entità del risarcimento per le parti civili: per adesso la Corte ha disposto per Dal Pino solo il pagamento delle spese legali, pari a 26 mila euro.
Durante il processo la Corte guidata dalla giudice Nidia Genovese aveva disposto anche una perizia psichiatrica su Dal Pino, eseguita dal neurologo Stefano Ferracuti e dallo psichiatra Renato Ariatti, secondo i quali la donna non presentava alcun vizio di mente la sera dell’accaduto, nonostante apnee notturne e l’utilizzo di alcuni farmaci.
La donna ha raccontato in aula di essersi lanciata contro Mezguoi solo per bloccarlo e riprendersi la borsa, per poi allontanarsi convinta di non averlo ucciso. Il giorno successivo all’accaduto Dal Pino fu prelevata dalle forze dell’ordine dopo, ha raccontato in aula la donna, «essere andata in chiesa a pregare».
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12 giugno 2026
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