di
Marco Cherubini
«One man band» con Hendrix, Led Zeppelin e Prince come maestri
62 anni magnificamente portati. Una spinta creativa viva e l’idea di essere sempre al centro della scena internazionale. Ci sono artisti che seguono le mode e altri che riescono a crearle. Lenny Kravitz appartiene alla seconda categoria. Cantante, musicista, produttore, attore e icona di stile, da oltre trent’anni una delle figure più riconoscibili del panorama musicale internazionale. Con la sua miscela di rock, soul, funk, blues e psichedelica, il musicista americano ha costruito una carriera fuori dagli schemi, diventando un punto di riferimento per generazioni di artisti.
E dagli spalti del Roland Garros dove domenica scorsa ha assistito alla finale tra Zverev e Cobolli, paparazzato più di tutte le star sugli spalti, Lenny parte dall’Opel Firenze Rocks, dove oggi aprirà il festival per la prima volta, per un clamoroso tour fino a Madrid, Berlino, Stoccolma e Londra. Un calendario fitto testimone della vitalità di questo artista che continua a riempire arene e festival in tutto il mondo.
Ed è questa la grande occasione per il pubblico italiano di godere dal vivo di un musicista abituato a non deludere i propri fan. Dal debutto discografico vecchio ormai di quasi quarant’anni — era il 1989 con Let Love Rule — Kravitz non ha mai smesso di mostrare intatto il proprio talento. Dedicato — questa la grande intuizione produttiva — al recupero preziosissimo dell’eredità musicale degli anni 60 e 70, ispirandosi a giganti come Jimi Hendrix, Prince, Led Zeppelin e Stevie Wonder. Una scelta coraggiosa che gli ha permesso di distinguersi e di conquistare rapidamente il pubblico. Fino alla consacrazione internazionale che è arrivata negli anni 90 con brani destinati a diventare classici del rock contemporaneo.
Canzoni come It Ain’t Over ’til It’s Over, Always on the Run, Are You Gonna Go My Way e Fly Away entrano stabilmente nell’immaginario collettivo, grazie a riff potenti e melodie immediate. Il suo successo si traduce anche in riconoscimenti prestigiosi: tra il 1999 e il 2002 conquista 4 Grammy Awards consecutivi come miglior interprete rock maschile, un record difficilmente eguagliabile.
Ma ridurre Kravitz alla sola dimensione musicale sarebbe limitante. Nel corso degli anni ha sviluppato una carriera parallela nel cinema, ottenendo apprezzamenti per interpretazioni come quella di Cinna nella saga cinematografica The Hunger Games. E ha fondato uno studio creativo dedicato al design e all’architettura d’interni, confermando una personalità artistica poliedrica e sempre in evoluzione.
Anche negli anni più recenti la sua popolarità non ha mostrato segni di cedimento. Nel 2024 ha ricevuto una stella sulla Hollywood Walk of Fame e il People’s Choice Award come Music Icon, riconoscimenti che celebrano oltre tre decenni di carriera. Nello stesso anno ha pubblicato Blue Electric Light, il suo dodicesimo album in studio, dimostrando una sorprendente vitalità creativa.
Oltre all’artista, esiste poi il Kravitz impegnato nel sociale. Da anni sostiene iniziative umanitarie legate all’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari nei Paesi più poveri, collaborando con l’Unicef per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi fondamentali per milioni di bambini nel mondo.
Non tutti sanno che Lenny Kravitz è un autentico «one man band». In molte registrazioni dei suoi album ha suonato personalmente gran parte degli strumenti, occupandosi anche della produzione artistica. A quasi quarant’anni dal debutto, fino all’ultimo disco Blue Electric Light giunto dopo sei anni di silenzio, Kravitz continua a incarnare un’idea di rock che unisce spiritualità, sensualità e rigore artistico. La sua musica, come il suo stile, attraversa generazioni e confini, confermandolo come una delle figure più influenti del panorama contemporaneo.
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11 giugno 2026 ( modifica il 12 giugno 2026 | 10:56)
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