L’ex azzurro tra calcio e basket: “Che triste la Coppa del Mondo senza l’Italia. Con Nba Europe potrei avere un ruolo in RedBird”
Danilo Gallinari si presenta all’appuntamento con una maglia del Milan e la scelta va letta come una dichiarazione di intenti, per le due ore successive e per i prossimi 10 anni. L’idea è di andare a vedere Inghilterra-Croazia in un pub di Miami, la città che Danilo ha scelto per vivere con Eleonora e i loro tre figli, ma il Gallo mette in chiaro le priorità al primo minuto: “Sono qui per Luka Modric. A ogni partita con il Milan faceva uno dei suoi tocchi, e uno dei suoi tocchi valeva il prezzo del biglietto”. Il talento riconosce il talento. Tra una birra – bionda, leggera, qui è pomeriggio… – e la telecronaca sparata in cassa a volume 99, Danilo finirà per parlare di basket, di vita, ovviamente del Mondiale, a sorpresa anche di un suo possibile ruolo in RedBird nei prossimi anni. Partiamo da qui, perché Danilo sta già lavorando a stretto contatto con il Milan. È una novità.
A sei mesi dall’annuncio del ritiro, che cosa vuole fare Danilo Gallinari nel prossimo anno?
“Tante cose. Vorrei altri due figli ma Eleonora non è d’accordo… Poi sono ambasciatore Nba e faccio telecronache per Amazon, Espn, Nba Tv e Fiba. Ho “A cresta alta”, il podcast con mio fratello Federico. Ho fatto un investimento in una startup tecnologica e nella testa c’è anche un progetto a lungo termine sul basket: mi piacerebbe acquistare una società e far giocare solo italiani. Poi, se partisse Nba Europe, potrei avere un ruolo… Per i miei rapporti con Nba, avevo interesse a capire come si evolvesse la situazione Nba Europe a Milano. Attraverso Nba, sono entrato in rapporto con RedBird, uno dei gruppi che ha fatto una proposta per avere la franchigia a Milano. Sto cercando di capire da mesi come poter essere coinvolto in questo progetto, che secondo me è bellissimo”.
Che ruolo potresti avere?
“Il ruolo è da definire, ma non voglio solo essere un investitore passivo. Bisognerebbe trovare una situazione in cui posso aiutare a distanza, perché la mia vita ora è a Miami. Mi piacerebbe che la mia voce fosse ascoltata, stiamo cercando di capire”.

Che impressione ha fatto Gerry Cardinale?
“Buona. Ha un curriculum per cui puoi fargli solo i complimenti. Il modello-Berlusconi, con un proprietario che perde 100 milioni ogni anno nella squadra, non esiste più. Certo, la mancata qualificazione alla Champions ha tolto spinta a tutti i progetti. Dai, non si può perdere l’ultima in casa con il Cagliari in quel modo: per me, con una moglie cagliaritana, era anche un derby…”.
Del resto, sono mesi di delusioni, con l’eliminazione dell’Italia con la Bosnia…
“Vedo che il Milan è in ricostruzione e aspetto per capire che cosa accadrà in estate. Il Mondiale senza l’Italia invece è proprio triste. Quella partita in Bosnia è stata terribile”.
“Sì, Kean aveva segnato un bel gol e tutto sembrava andare bene. La verità è che, se il mio amico Ale Bastoni non avesse fatto quel fallo, qui al Mondiale ci saremmo anche noi. E sarebbe tutto diverso, come nel 1994, quando gli italiani negli Stati Uniti impazzivano per Baggio e per la Nazionale”.
“L’Olanda, anche se io tifo Curaçao. Certo, altre squadre mi impressionano, la Spagna è fortissima e io sono un tifoso di Messi da sempre”.
Qual è la partita dei Mondiali più emozionante di sempre per Danilo Gallinari?
“La finale 2006. L’ho vista con gli amici in corso Como, a Milano, avevo quasi 18 anni e stavo per cominciare la mia prima stagione all’Olimpia. Ho avuto la fortuna di vivere un momento incredibile per un italiano”.
“I rigori con il Brasile a Usa ’94 ma sono un ricordo molto vago, lontano nel tempo. La prima emozione vera resta il 2006”.
Il giocatore che ti ha colpito di più nella tua vita ai Mondiali?
“Fabio Cannavaro. In quel mese in Germania è stato incredibile”.
Mai pianto per il Mondiale?
“Mai, neanche di gioia. Io sono fatto così, non sono un tipo che fa vedere molto le emozioni”.
Quanto sport fa ora Danilo Gallinari a Miami?
“Gioco a padel una o due volte a settimana, anche se ora qui si può giocare quasi solo indoor. Se prenoti all’aperto, con questo caldo, rischi di star male. Va molto anche il pickleball ma non fa per me, almeno al momento”.
“Il capo dell’organizzazione è Stefano Ianni, che è stato 300 al mondo nel tennis nel 2007 e adesso insegna a Miami. Giochiamo spesso e lui è il mio maestro. Spesso sfido Amauri e Marazzina, che ormai fanno coppia fissa, anche se, ora che ci penso, Marazzina non mi invita da un po’. Forse perché ultimamente ha sempre perso…”.
Velenosa. Danilo, da ex giocatore dei Knicks, che effetto ha fatto questo titolo Nba a New York?
“Bellissimo. Io sono tifoso soprattutto di Denver perché ho giocato lì per sette anni ma è bellissimo che sia andata così. Ricordo ancora lo shock il giorno in cui mi hanno ceduto ai Nuggets: mi sono accorto che in città tutti i ristoranti chiudevano alle nove di sera. A New York andava un po’ diversamente…”.
Infatti non hanno ancora smesso di festeggiare.
“Sono contento soprattutto per Spike Lee, siamo sempre stati legati. Quando segnavo, lo guardavo e ci facevamo il gesto della mano a pigna, con cui gli americani fanno riferimento agli italiani, e anche ora, ogni volta che ci vediamo, non la smettiamo più di ridere. Una volta Spike mi regalò il libro di “Miracolo a Sant’Anna”, su cui lui ha fatto un film. Non l’ho mai dimenticato”.
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