di
Vittoria Melchioni

Dopo i 950.000 biglietti venduti in meno di un anno il cantautore ha deciso di dedicarsi a un nuovo progetto: «Se dovessi trovarmi a suonare in un jazz club con 50 euro per pagarmi un vodka tonic sarà una bella fine»

Novecentocinquantamila biglietti venduti in meno di un anno tra stadi e grandi eventi. Dal Circo Massimo di Roma all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, dalla Visarno Arena di Firenze all’Ippodromo La Maura di Milano, Cesare Cremonini ha attraversato alcuni dei luoghi più iconici della musica live italiana. Ora però, proprio nel momento del massimo successo, il cantautore bolognese sceglie di cambiare direzione. 

Si è chiuso ufficialmente il Cremonini Live 2026, il progetto che nell’ultimo anno ha consacrato l’artista tra i protagonisti assoluti della musica italiana. Un risultato straordinario che arriva dopo oltre venticinque anni di carriera e che oggi assume il valore di una svolta più che di un traguardo. «Sono gli ultimi concerti con i lustrini»  aveva annunciato all’apertura del tour al Circo Massimo di Roma. 



















































Cesare Cremoni, la fine del tour come nuova vita artistica

Una frase che oggi assume il valore di un manifesto programmatico. Cremonini ha infatti spiegato di avere già pronto un nuovo album, in uscita entro la fine dell’anno, destinato a segnare una netta discontinuità con il recente passato. 

«È un disco potente, di rottura, rock and roll, tra Lou Reed e Bowie» ha raccontato, lasciando intendere che il prossimo capitolo della sua carriera si svilupperà lontano dagli stadi e dalle grandi produzioni spettacolari. Il tour appena concluso rappresenta dunque non soltanto il punto più alto di un percorso iniziato quasi trent’anni fa con i Lùnapop, ma anche la conclusione di una stagione artistica. 

Addio stadi e nuove forme musicali

«Rinuncio alla spettacolarizzazione per andare al sodo della musica» ha spiegato il cantautore, prendendo le distanze da una tendenza che vede sempre più spesso gli artisti inseguire rapidamente i grandi numeri e gli stadi come simbolo di consacrazione. 

«Oggi le nuove leve dell’imprenditoria dei live italiani spingono i giovanissimi a un percorso omologato: prima fai gli stadi e prima esisterai. Non è così». 

Parole che trovano una naturale continuità nel messaggio pubblicato alla chiusura del Cremonini Live 2026: «È stato un lungo abbraccio fino all’ultimo inchino. Grazie di cuore a ogni persona che ha reso questo tour il più bello della mia carriera. È stato un lungo percorso che mi ha portato dai teatri ai club, ai palasport, agli stadi e alle grandi arene, esattamente dove, 27 anni fa, ho avuto la fortuna di sognarlo. Provo un senso di grande liberazione oggi, gratitudine, entusiasmo e desiderio per il futuro». 

Un cambiamento non solo personale

La sensazione è che Cremonini stia vivendo una fase di profonda trasformazione personale e creativa. Un cambiamento che lui stesso collega allo studio del sassofono, diventato negli ultimi anni una vera e propria ossessione artistica. 

«A 46 anni la musica mi è venuta in soccorso», ha raccontato. E proprio il sassofono, strumento ormai centrale nei suoi concerti, sembra aver aperto nuove strade compositive, alimentando quella ricerca che troverà espressione nel prossimo album, registrato nello Studio 13 di Londra, fondato da Damon Albarn, e impreziosito dalla presenza del celebre sassofonista Donny McCaslin. 

I live di quest’anno e 950.000 biglietti venduti: lo speciale Rai

Intanto il Cremonini Live entra nella storia della musica italiana con 950 mila spettatori complessivi e la capacità di attraversare alcuni dei luoghi più prestigiosi dello spettacolo dal vivo nel nostro Paese. Un successo che sarà celebrato anche in televisione. A settembre, infatti, Rai 1 dedicherà una prima serata speciale a questo momento straordinario della carriera dell’artista bolognese. 

Lo show racconterà il tour, il dietro le quinte e il percorso che lo ha portato dai teatri ai club, dai palasport agli stadi e alle grandi arene, trasformando quella che appare come la chiusura di un ciclo in una grande celebrazione nazionale. Un appuntamento che avrà inevitabilmente il sapore del bilancio ma anche quello dell’attesa per ciò che verrà. 

La «svolta» pubblica e privata

Se il Cremonini Live 2026 ha rappresentato il punto più alto di un percorso costruito in oltre venticinque anni di carriera, oggi assume soprattutto il significato di una svolta. Nel comunicato che annuncia la chiusura del tour si parla infatti della volontà di «spingersi oltre i confini tracciati finora» e di «rimettere in discussione il proprio linguaggio musicale», confermando l’intenzione di aprire un nuovo capitolo artistico. 

Ma il vero annuncio, forse, non riguarda ciò che si è appena concluso. Riguarda ciò che verrà. Perché mentre molti artisti inseguono il prossimo stadio da riempire, Cremonini sembra voler compiere il percorso inverso: lasciare per un momento le grandi arene per ritrovare nuove forme espressive. 

«Prima o poi tutto questo non ci sarà più», ha detto dal palco del Circo Massimo. «E se dovessi trovarmi a suonare in un jazz club con 50 euro per pagarmi un vodka tonic, sarà una bella fine». Più che una fine, per Cesare Cremonini, sembra l’inizio di un’altra storia.


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20 giugno 2026