di
Maria Vittoria Melchioni
L’archivio attraversa oltre trent’anni di attività, dal secondo dopoguerra alla metà degli anni ’70, restituendo il percorso artistico e intellettuale di Rossellini
Lettere autografe, soggetti cinematografici, progetti, contratti, appunti di lavoro e riflessioni che attraversano oltre trent’anni di storia italiana. L’Archivio Roberto Rossellini trova una nuova casa alla Cineteca di Bologna, arricchendo uno dei più importanti patrimoni europei dedicati alla conservazione e alla valorizzazione della memoria del cinema.
Si tratta di un fondo di straordinario valore storico e culturale che restituisce non soltanto il percorso artistico di uno dei più grandi registi del Novecento, ma anche il pensiero di un intellettuale che ha continuamente interrogato il rapporto tra immagini, conoscenza e società.
La documentazione comprende una vasta corrispondenza che copre il periodo dal secondo dopoguerra fino alla metà degli anni Settanta, testimoniando le diverse stagioni creative di Rossellini, universalmente riconosciuto come padre del Neorealismo ma in realtà protagonista di una ricerca che ha attraversato cinema, televisione e divulgazione culturale.
Tra i documenti più significativi emerge una lunga lettera programmatica indirizzata a Papa Paolo VI nel gennaio 1966. In quelle pagine Rossellini spiega le ragioni che lo avevano portato ad abbandonare il «cinema spettacolare» per dedicarsi a un progetto educativo più ampio.
«Ai miei tempi ho tentato, ma quasi invano, di fare un cinema utile sul piano civile e umano», scrive il regista, denunciando una società che, pur avanzando sul piano tecnico e scientifico, rischia di smarrire il proprio senso morale. Per Rossellini il compito urgente del futuro era costruire una forma di educazione permanente capace di accompagnare l’uomo nei cambiamenti del mondo contemporaneo, affidandosi ai mezzi audiovisivi come strumenti privilegiati di conoscenza.
L’arrivo dell’archivio rappresenta anche il risultato del lungo lavoro di tutela svolto da Renzo Rossellini, che per decenni ha custodito questi materiali, contribuendo a preservare e trasmettere la memoria e la visione del padre.
La Cineteca di Bologna, del resto, è da anni uno dei principali punti di riferimento internazionali per lo studio e il restauro dell’opera rosselliniana. Proprio da Bologna sono passati alcuni degli interventi più importanti dedicati ai suoi film, a partire da Roma città aperta, capolavoro simbolo del Neorealismo. Un percorso che oggi trova un ulteriore compimento con l’acquisizione dell’archivio.
Non è un caso che questo nuovo capitolo si apra alla vigilia della quarantesima edizione del festival Il Cinema Ritrovato, che renderà omaggio al regista con l’anteprima del nuovo restauro de Il generale Della Rovere, realizzato da Gaumont.
Tratto da un racconto di Indro Montanelli e interpretato da un memorabile Vittorio De Sica, Il generale Della Rovere racconta la vicenda di un piccolo truffatore che, arrestato dai nazisti, viene costretto a impersonare un leggendario comandante della Resistenza.
Un ruolo che finirà per trasformarlo profondamente fino al sacrificio finale. «Mi ha interessato immediatamente il caso straordinario di questo personaggio, che è veramente esistito», spiegava Rossellini.
«Un imbroglione deplorevole e insieme un autentico eroe». Al regista interessava soprattutto raccontare il mistero umano di una figura ambigua, capace di passare dall’inganno alla grandezza morale. «Si comporta come si sarebbe comportato il generale e alla fine muore da eroe», osservava Rossellini, sottolineando come il film fosse anche un modo per riflettere, a distanza ravvicinata, su uno dei periodi più drammatici della storia italiana.
Con l’arrivo del suo archivio alla Cineteca di Bologna, la voce di Roberto Rossellini continua così a dialogare con il presente. Non solo attraverso i suoi film, ma anche grazie a lettere e documenti che restituiscono il ritratto di un autore inquieto, curioso e visionario, convinto che il cinema e gli strumenti audiovisivi potessero diventare una forma di conoscenza capace di aiutare l’uomo a comprendere il proprio tempo
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20 giugno 2026
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