di
Jacopo Storni
Allo stadio Picchi di Livorno l’omaggio col feretro in campo. Lo striscione sotto la curva: «Ciao Igor, oggi salutiamo l’uomo prima ancora del calciatore. Solo chi ti ha vissuto ci può capire»
In lutto eppure in festa. Perché Livorno è così: soffre ma col sorriso, senza perderlo mai. In 12mila a salutare Igor Protti per il suo ultimo giro di campo, dentro il feretro nel carro funebre, che viaggia lento sotto gli spalti. E si ferma per quasi un’ora sotto la curva nord. Che urla d’amore per lui. Come fosse una finale, come fosse uno scudetto. Sembra davvero una finale, dalla gente che c’è.
Il fiume umano all’ingresso, i motorini che sfrecciano verso l’Armando Picchi. Aveva detto che avrebbe lottato fino al novantesimo minuto, nel corso della malattia, ma forse la sua partita non è mai finita e mai finirà. Perché Igor Protti continua a vivere nella memoria amaranto che mai dimenticherà quello che è stato. Il suo estro, il suo fiuto. E la persona, più di tutto il resto.
C’è una città che canta per lui. C’è perdita, ma c’è l’orgoglio di un popolo. E l’odore del mare che arriva fin qui, portato dal vento.
«Questa è Livorno» dice il sindaco Luca Salvetti. Livorno trema sotto il sole. Bandiere e fumogeni. Lo striscione sotto la curva: “Ciao Igor, oggi salutiamo l’uomo prima ancora del calciatore. Solo chi ti ha vissuto ci può capire”.
Marco Amelia, l’ex portiere, quando parla ha la pelle d’oca sulle braccia. Quasi piange: «Igor voleva che oggi fosse una festa. E’ stato il nostro leader, senza l’ambizione di Igor non avremmo raggiunto quei risultati». I cori: “Quando Igor Protti segnerà un boato al cielo s’alzerà, e sotto la curva correrà Igor Protti capo degli ultras”.
Nato a Rimini ma con un pezzo di cuore a Livorno, un uomo che ha scritto la storia di questi luoghi. Capocannoniere nei campionati di A, B e C e nel 2007 cittadino onorario. Tanti amici e tanti calciatori, da Alino Diamanti a Fabio Galante.
E la figlia Noemi, anche lei sotto la curva, il suo ricordo di quando il padre ormai malato l’ha accompagnata claudicante all’altare. C’è anche la madre di Protti, rimasta in macchina sotto la curva, in lacrime e con la sciarpa del Livorno.
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20 giugno 2026 ( modifica il 20 giugno 2026 | 19:58)
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