di
Natalia Distefano

Sabato 20 giugno tappa blindata del tour del Premio Strega a Francavilla al Mare. La delusione del pubblico per le assenze. Ciabatti non va. Michele Mari parla di letteratura: «Non credo possieda il potere di salvarci»

Dalla nostra inviata 
FRANCAVILLA AL MARE (CHIETI) – Tappa blindata sabato 20 giugno a Francavilla al Mare per il tour dello Strega. Scrittori sfuggenti, pochi sorrisi nell’entourage delle case editrici, impossibile strappargli un commento sulla lite di giovedì scorso tra Michele Mari (che guida la classifica dei libri in gara con il suo I convitati di pietra, Einaudi, 280 voti) e Teresa Ciabatti (quarta con Donnaregina, Mondadori, 184 preferenze raccolte). Uno scontro durissimo, consumato durante il viaggio in van tra una tappa e l’altra della tournée che sta portando in giro per l’Italia i sei finalisti, scatenato dalle parole sgradevoli che il favorito allo Strega avrebbe avuto per Michela Murgia: «Era intransigente e aggressiva, perché era brutta. E sfogava così la sua rabbia». Una frase che Mari ha smentito nel messaggio pubblico inviato all’indomani, in cui si è difeso: «Non ho mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso».

Ma chi c’era riferisce altro, e il caso resta. Ieri nessuno aveva voglia di parlarne, tanto meno di prendere posizione sull’imprevista questione che sta scuotendo l’ottantesima edizione del Premio promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci. Proprio nell’anno delle celebrazioni a cifra tonda, degli omaggi, delle mostre commemorative e della finale attesa — eccezionalmente — in piazza del Campidoglio, l’8 luglio a Roma.
Più che aria di festa, in casa Bellonci si respira aria pesante. Bocche cucite, ieri, tra i vertici della Fondazione — era presente il direttore Stefano Petrocchi —, quasi che nulla fosse mai successo. Addirittura introvabile il pulmino che dallo scorso 5 giugno sta accompagnando gli scrittori in giro per l’Italia. «Lo hanno parcheggiato chissà dove per evitare di individuare l’albergo dove alloggiano gli scrittori», si è mormorato in platea durante l’incontro con i finalisti, ospitato nell’ambito del Macondo Festival delle Narrazioni diretto da Peppe Millanta.



















































Un po’ di delusione tra il pubblico per una sestina arrivata in formazione quartetto. Assente Teresa Ciabatti. E assente anche Bianca Pitzorno che, per motivi di salute, ha saltato la proclamazione della sestina lo scorso 3 giugno a Benevento e non partecipa alle tappe del tour Strega.

In piazza Sirena, sul palco allestito a pochi passi dalla ferrovia che spacca il centro storico di Francavilla al Mare — tra il passaggio di un treno regionale e l’altro — si è parlato solo di letteratura. Presenti quattro candidati: il favorito Michele Mari — il volto più scuro del solito ma nessuna intenzione di saltare i suoi impegni con lo Strega —; poi Matteo Nucci, arrivato al secondo posto con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 242 voti; c’era Alcide Pierantozzi, quinto con Lo sbilico (Einaudi), 170 voti; e infine Elena Rui, sesta con Vedove di Camus (L’orma), 163 voti (entrata in sestina in virtù del regolamento che garantisce la presenza in finale di almeno un romanzo pubblicato da un editore medio-piccolo).

Intervistati da Giulia Ciarapica hanno raccontato i loro romanzi. «Questo è un libro che attraversa un arco temporale molto ampio — ha detto Mari — il che mi ha permesso di affrontare tanti risvolti dell’uomo e delle relazioni. Una cosa mi sento di dirla, però: al contrario di molti colleghi, io non credo nel potere salvifico della letteratura. O meglio: è vero che nell’atto preciso dello scrivere io mi sento meglio, un uomo in qualche modo migliore. Ma è qualcosa legato strettamente alla scrittura, non un fatto assoluto».

Nucci ha ricordato l’amore per la figura di Platone e l’intenzione di renderlo più vivo che mai con il suo romanzo, a distanza di oltre due millenni. Pierantozzi ha parlato di una letteratura che per lui è come «una voce che si aggira nella testa». E Rui ha parlato della vita di Albert Camus riflessa in quelle dei suoi quattro amori. Grande folla al termine dell’incontro per i firmacopie con gli autori: in tanti si sono messi in fila per un autografo e una foto ricordo.

Domenica 21 il lungo tour riprende, e il van uscirà fuori. Diciannove in tutto gli appuntamenti. Tra le tappe già passate ci sono quelle di Firenze, Rimini, Modena, Parma, Torino, Quartu Sant’Elena, Palermo, Jesolo, Lodi, Salerno. Tutte — sembrerebbe — senza attriti. Poi il caos a Bisceglie, e l’umore è cambiato, con le date di Campobasso, Francavilla al Mare e domenica 21 giugno a San Benedetto del Tronto alleggerite dalle defezioni. Ne mancano sei. Cinque quelle in Italia: il 24 giugno a Selvazzano Dentro, il 25 giugno a Milano, il 26 giugno a Saint-Vincent, il 27 giugno a Verbania e il 7 luglio a Velletri.

In mezzo, dal 1° al 4 luglio c’è la trasferta a Città del Messico, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura locale, in vista della Feria Internacional del Libro di Guadalajara, che si svolgerà il prossimo dicembre. In aereo, per ora, confermati Mari, Nucci e Rui. Ma lo Strega 2026 — lo ha dimostrato — sa riservare sorprese.

21 giugno 2026