di
Flavio Vanetti

Gli azzurri travolgono i padroni di casa in finale e regalano all’Italia il trionfo nel medagliere per Nazioni, bissando il successo ottenuto ieri dalla squadra femminile

Il Dream Team del fioretto italiano non è declinato solo al femminile. Ne esiste uno, dalla forza consolidata, pure al maschile. Solo uno squadrone può infatti reagire come hanno fatto Filippo Macchi, Guillaume Bianchi, Tommaso Marini (ma non va scordato il quarto, Giulio Lombardi, anche se non ha tirato in finale) al cospetto della Francia, costretta a masticare amaro per ben due volte: prima è stata distrutta quando credeva/sperava di poter vincere l’oro che le avrebbe permesso di chiudere al comando l’Europeo di Antony, quindi ha appunto incassato il trionfo azzurro anche nel medagliere conclusivo. 

Balla un oro in più, 4 contro 3, inutile è stato il successo delle spadiste transalpine perché il match che avrebbe spareggiato la situazione era quello del fioretto. E l’Italia l’ha fatto suo con una prepotenza che fa ben sperare pure per il Mondiale di fine luglio a Hong Kong, dove la squadra difenderà l’epico titolo conquistato un anno fa a Tbilisi in una sfida indimenticabile contro gli Usa.



















































Alle prestazioni mostruose dei nostri fiorettisti dobbiamo però ormai abituarci. Soprattutto dobbiamo concludere che sanno vincere sia di resilienza, sia sfoderando una potenza inaudita. La cronaca della giornata conclusiva della rassegna in Francia — inciso: se nel 2025 i transalpini vincevano il medagliere a Genova, dunque a casa nostra, stavolta hanno ricevuto la pariglia sulla loro terra: botta e risposta — racconta di un facile esordio nei quarti contro la Gran Bretagna (45-18) e di una dura battaglia contro gli Atleti Indipendenti (cioè i russi), piegati da una straordinaria prova di Bianchi, autore delle stoccate decisive per il 45-43.

Ma lo spettacolo vero era apparecchiato per la finale, in palio l’ultimo titolo della giornata e il primato nel medagliere. Il successo nella spada femminile a squadre — dove le azzurre hanno chiuso al quarto posto, battute dall’Ucraina (29-28 alla stoccata supplementare) nel match per il bronzo — non era infatti bastato a dare ai «coqs» lo strappo risolutivo: la parità a quota 3 titoli sarebbe stata spezzata dall’ultimo oro.

Gli azzurri hanno cominciato alla grande (15-7 dopo i primi tre assalti), ma nel quarto assalto Marini s’è incartato contro Pauty, cresciuto in aggressività e fiducia. Tommaso ha rimediato una batosta (4-13) e l’Italia s’è ritrovata sotto per 19-20. Il timore era che le ombre dell’incertezza calassero sui nostri. Paura infondata, è stato vero il contrario: gli azzurri non si sono consegnati al dubbio e all’incertezza, ma hanno reagito da arrabbiati. Ne è uscito un parziale clamoroso di 26-2, con una sequenza di 14 stoccate a 0, nel quale pure Marini è risorto dopo il disastro precedente.

Aspettando di riannettersi il mondo, i fiorettisti si sono confermati i re dell’Europa. E grazie a loro l’Italia s’è ripreso lo scettro continentale tra le Nazioni che aveva fatto suo nel 2024 a Basilea e che aveva perso a Genova nel 2025 (per la cronaca, il bilancio di fine Europeo è 4 ori, 1 argento, 2 bronzi: è meno del solito per quantità, ma c’è parecchia qualità). È dunque tempo di esultare e di spiegare i segreti del gruppo. Bianchi: «Ci spinge la nostra compattezza: ci aiuta a recuperare o ad allungare». Macchi: «Sì, è l’unione che ci fa arrivare lontano. Ma vincere non è mai scontato, anche se può sembrare che lo sia». 

Marini: «Alla base c’è lo spirito giusto: giochiamo spesso insieme, ci vogliamo bene e tiriamo tranquilli». A bordo pedana, fermato da un infortunio dopo la conquista del bronzo individuale, c’era un tifoso speciale: Tommaso Martini (sì, questa è l’Italia di Marini e di Martini, che hanno lo stesso nome). Un’esperienza, per lui, di sofferenza: «Sono stati fantastici, ma dal di fuori ho sudato quanto loro».

21 giugno 2026 ( modifica il 21 giugno 2026 | 22:48)