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Caldo record, il climatologo: «Noi sulla rotta dell'anticiclone africano. Tregua a fine mese»
IItalia

Caldo record, il climatologo: «Noi sulla rotta dell’anticiclone africano. Tregua a fine mese»

  • 22 Giugno 2026

di
Sandro Orlando

Claudio Cassardo, meteo climatologo dell’Università di Torino: «C’è una scarsa percezione del pericolo. In città sull’asfalto le temperature possono superare i 50°C»

È da quattro giorni che le temperature a Torino hanno superato i 32°C, cioè la soglia di forte disagio bioclimatico. Ma abbiamo davanti almeno un’altra settimana di forte stress per calore elevato, perché la caratteristica di questa nuova ondata di grande caldo, la seconda dall’inizio dell’estate, è proprio la sua durata. «Siamo di fronte a giornate termicamente equivalenti. A Torino la vicinanza alle Alpi gioca un ruolo particolare — commenta Claudio Cassardo, meteo climatologo dell’Università di Torino — perché basta qualche nube sui rilievi per schermare il sole e abbassare di un paio di gradi la temperatura. Ma la sostanza cambia poco: le temperature restano tra i 33°C e i 35°C. Fortunatamente l’umidità diurna si attesta intorno al 30-35%, rendendo quest’afa più sopportabile».

L’Europa è stata di nuovo investita da una risalita di aria subtropicale. Come si spiega questo fenomeno?
«L’anticiclone africano spinge masse d’aria calda verso nord fino alla Scandinavia. In queste configurazioni, l’aria subisce una compressione verso il basso che la riscalda ulteriormente. In più siamo vicini al solstizio d’estate, quando il soleggiamento è massimo: il terreno e l’acqua di falda sono ormai caldi. Venendo meno il raffrescamento legato all’evaporazione del suolo secco, l’energia solare si trasforma interamente in calore, mentre le notti brevi impediscono di disperdere l’afa accumulata».



















































Perché queste risalite di aria africana sono diventate così frequenti?
«In passato le nostre latitudini erano guidate dall’anticiclone delle Azzorre, decisamente più moderato. Negli ultimi 30-40 anni, a causa del cambiamento climatico, le oscillazioni delle correnti atmosferiche sono diventate più ampie e profonde. L’Europa occidentale si trova sempre più spesso nella parte ascendente di queste enormi ondulazioni: l’aria sale da sud verso nord e veniamo investiti in pieno dall’anticiclone africano».

C’entra anche El Niño?
«El Niño è un fenomeno di rimescolamento del Pacifico tropicale che ha ripercussioni sull’Australia e l’America Latina, non sull’Italia che è agli antipodi. La causa di queste anomalie della circolazione atmosferica è nel riscaldamento globale indotto dall’uomo. Queste ondate si verificano ormai ogni anno a prescindere da El Niño, mentre ancora negli anni Ottanta erano eventi eccezionali».

Il caldo sta mettendo a dura prova anche la rete elettrica. È un problema strutturale?
«L’uso simultaneo dei condizionatori concentra i picchi di consumo nelle stesse ore, provocando sovraccarichi. Molto potrebbe fare il buon senso: se i negozi del centro che tengono il condizionatore a 18°C chiudessero le porte, anziché mantenerle spalancate sulla strada, dove ci sono 35°C, si ridurrebbero i consumi energetici e lo stress sulla rete elettrica».

L’estate scorsa a Torino si sono contati quasi 60 decessi legati al grande caldo. È un rischio ancora sottovalutato?

«C’è una scarsa percezione del pericolo. In città sull’asfalto le temperature possono superare i 50°C».

E gli effetti in montagna?

«Sono l’accelerazione della fusione dei ghiacciai e la siccità d’alta quota. Il caldo ha azzerato la neve invernale sopra i 2000 metri, lasciando scoperto il ghiaccio vecchio. Senza la riserva nevosa, i suoli alpini si seccano velocemente portando all’esaurimento delle sorgenti. Il rischio è che molti alpeggi debbano essere abbandonati in anticipo perché l’erba si è seccata».

Cosa dobbiamo aspettarci per le prossime settimane?

«Questo caldo proseguirà per almeno 15 giorni, con temperature di 7-10 gradi sopra la media. L’unica tregua è legata ai temporali, previsti tra il 25 e il 26 giugno, ma questi potrebbero manifestarsi con violenza, con grandinate e forti raffiche di vento. Va detto anche che l’esperienza del 2003 ci insegna che quando le estati iniziano con questa precocità e intensità, è difficile che si ridimensionino nei mesi successivi».


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21 giugno 2026 ( modifica il 21 giugno 2026 | 16:30)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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