di
Christian Benna

Esteso per circa 58 mila metri quadri, disporrà di circa 400 megawattora (quanto la città di Alessandria). Il voto in Comune per scegliere tra il rilancio della fabbrica e i timori del grande consumo di acqua e energia

Un data center al posto della fabbrica di auto? No, grazie. Nemmeno se promette 4 miliardi di investimenti e almeno 400 posti di lavoro. Grugliasco, ex città delle quattroruote e da sempre roccaforte della sinistra, si spacca sull’ipotesi di conversione dell’ex area Pininfarina, comprata nel 2019 da tre imprenditori torinesi dell’indotto auto dopo il crac DeTomaso ma da un anno finita in vendita (circa 58 mila metri quadri, tutto il complesso in pratica tranne la sede produttiva di Sargomma) a causa della crisi che frena il settore.

Il voto in Comune

Martedì il consiglio comunale del Comune di Grugliasco è chiamato ad esprimersi sull’investimento che porterebbe sul territorio un colosso dell’intelligenza artificiale. Ma l’aria che ieri l’altro tirava in commissione edilizia era tutt’altro che favorevole e ha mandato su tutte le furie Alfiero Massimini, sviluppatore immobiliare di Added Value Capital, l’imprenditore che sta curando l’operazione. «Quando sono stato convocato mi aspettavo il via libera senza se e senza ma visto che l’industria dell’auto sul territorio è più morta che viva e che queste fabbriche non sono più produttive — spiega l’imprenditore — E invece ho trovato con sorpresa una maggioranza divisa nel timore, del tutto infondato, che questo impianto possa esaurire risorse idriche ed energetiche della comunità. Mi hanno detto di volerci pensare su, e rimandare tutto a fine luglio nonostante io abbia presentato i progetti di più un anno fa. Ma ora lo dico chiaro e tondo : se slitta ancora la decisione, porterò il data center e i 4 miliardi altrove».



















































Il sindaco: «Nessun pregiudizio»

Il sindaco di Grugliasco Emanuele Gaito però getta acqua sul fuoco e minimizza. «Non c’è nessun pregiudizio ideologico, anzi — spiega il primo cittadino dem —. Siamo convinti che l’Ai avrà bisogno di infrastrutture e non ci vogliamo sottrarre. È capitato solo che alcuni consiglieri vogliono vederci più chiaro vista l’entità del progetto prima di dire di sì. E non dimentichiamoci che qui sul territorio ne abbiamo visti tante di promesse: dall’ex Maserati ad altre realtà».

Il dilemma dei data center

I dati center come è noto sono i cervelloni dell’Ai, che custodiscono ed elaborano i dati dell’intelligenza artificiale. Ma consumano molta energia (senza portare molta occupazione) in un momento in cui il territorio fa fatica a tenere accesi i climatizzatori e la corrente di tutta la città. Tanto che cominciano a spuntare regolamenti più stringenti sul tema: Elena Piastra, sindaca di Settimo, pur ospitando il data center di Tim e Google, lo ha fatto lo scorso anno con una misura ad hoc. L’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati si è detto pronto a varare una legge sul modello Lombardia spiegando che su 70 richieste in bilico ne verranno approvate al massimo 20.
La fabbrica di Grugliasco disporrà di circa 400 megawattora, quanto consuma la città di Alessandria. Ma qui Massimini precisa: «Saremo connessi alla sotto-centrale di Piossasco. Non toccheremo l’energia di Grugliasco. Quanto all’acqua: si tratta di un impianto a raffreddamento e circuito chiuso. L’unica cosa che chiediamo e la possibilità di costruire un piano in più fino a 22 metri. Per il resto portiamo solo investimenti e posti di lavoro e denaro fresco nelle casse pubbliche». Il sindaco Gaito resta convinto che l’operazione si farà, nonostante i pareri diversi di qualche consigliere, «ma non c’è nessuna spaccatura nel Pd», Top secret il nome dell’operatore, ma i player, sia nazionali che esteri, sono talmente pochi che è facile intuire chi può essere interessato. Resta il tema della difficoltà di conciliare ambiente e investimenti, a volte a torto altre a ragione, che comincia a moltiplicarsi sulla mappa del Piemonte. Dall’acciaieria di San Didero, un investimento da 50 milioni e 150 posti di lavoro in bilico per la contrarietà degli amministratori; ai dubbi dei sindaci Pd sui collegamenti nazionali alla galleria della Tav. Ora inizia la partita dei data center. E il braccio di ferro tra ambiente e industria.


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26 giugno 2026 ( modifica il 26 giugno 2026 | 09:05)